Rapporto sui risultati
Consultazione 2019/14: Legge federale sulla protezione dei minori nel settore dei film e nel settore dei videogiochi (LPMFV · 63 pagine
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possibilità di ripartizione alternativa per determinate misure, anche per promuovere nuovi sviluppi (p. es. di sistemi di controllo dell’età per i servizi di piattaforma). Secondo la SESF i costi delle organizzazioni per la protezione dei minori non devono ostacolare esageratamente lo sviluppo del neonato settore degli e-sport e assorbire risorse urgentemente necessarie altrove. Alla Confederazione conviene dunque partecipare ai costi sostenuti da dette organizzazioni.
GE fa presente il rischio che il settore possa rinunciare a (far) visionare i film per ragioni di costo, a detrimento della protezione dei minori. VD e GE aggiungono che la quota di costi assunta da Confederazione e Cantoni deve essere sufficientemente consistente per garantire l’indipendenza del servizio pubblico.
Per la FSAG è urgentemente necessario che le piattaforme con finalità lucrative contribuiscano in misura sufficiente alle spese e si assumano una responsabilità finanziaria consona a un sistema di coregolamentazione.
Gli Experts Romandie sostengono che i costi non devono essere riversati sui prezzi.
Rifiuto dell’articolo 30
Un Cantone (GL) considera insoddisfacente la delega di compiti di controllo ed esecuzione disciplinati dal diritto federale senza il contributo della Confederazione ai costi che ne derivano e chiede pertanto che la Confederazione partecipi alle spese. Un altro Cantone (OW) esige che i Cantoni non debbano sostenere spese supplementari. A parer suo lo sviluppo del know how e l’attuazione dei compiti sul piano finanziario e del personale devono essere coperti con emolumenti o risorse finanziarie della Confederazione.
L’USAM respinge di principio l’avamprogetto e pensa che i costi dei nuovi compiti imposti al settore privato e ai Cantoni debbano essere assunti interamente dalla Confederazione, dato che quest’ultima intende emanare un nuovo disciplinamento.
Fds, ProCinema, ASC, Cdf e JIM si oppongono alla ripartizione delle spese prevista all’articolo 30 e fanno presente la situazione economicamente difficile che perdura da anni e non ammette un aumento dei costi per la protezione dei minori nei canali del cinema e degli audiovisivi. La nuova legge deve invece permettere una semplificazione delle strutture e procedure complesse previste dalla vigente convenzione sull’istituzione della Commissione svizzera del film e della tutela dei giovani («Vereinbarung über eine schweizerische Kommission Jugendschutz im Film», non disponibile in italiano), e quindi una diminuzione dei
costi. Secondo asut, fds, ProCinema, ASC, suissedigital, JIM, Salt, Sunrise, Swisscom e
UPC, una partecipazione ai costi dei meccanismi di controllo e sanzione non entra neppure in linea di conto. Per la Cdf le misure previste sono semplicemente inattuabili senza ulteriori risorse finanziarie.
Asut, Salt, Sunrise e UPC ritengono inoltre che la ripartizione delle spese di esecuzione sia disciplinata in modo poco chiaro e che tali spese siano difficili da imputare, date le notevoli differenze che caratterizzano distributori di film, cinema e servizi a richiesta.
Il PSS auspica un rafforzamento del ruolo dello Stato e chiede che le spese di attuazione della nuova legge vengano assunte dalla Confederazione e dai Cantoni. Anche un privato (pTaB_M_JIF) ritiene che gli operatori con interessi economici non dovrebbero assumere le spese, poiché chi paga si aspetta sempre una contropartita.
Pure la SGDA respinge la ripartizione delle spese prevista all’articolo 30, a causa del fatto che in Svizzera gli sviluppatori di giochi sono piccole e medie imprese confrontate con la concorrenza di sviluppatori internazionali. Per evitare svantaggi concorrenziali, la classificazione in base all’età dei videogiochi prodotti in Svizzera deve essere garantita idealmente a costo zero, o comunque a costi minimi. Per le vetrine digitali, la classificazione sarebbe già garantita da sistemi quali ad esempio l’IARC.