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Consultazione 2021/36: Rapporto sulla politica di sicurezza 2021 · 43 pagine
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Rapporto sulla politica di sicurezza (bozza) Pagina 6 _____________________________________________________________________________________
2.1.5 Evoluzione del carattere dei conflitti
Le modalità di svolgimento dei conflitti stanno cambiando. L’attuale carattere dei conflitti rispecchia gli sviluppi egemonici, tecnologici e sociali degli ultimi anni.
La propensione alla violenza nelle relazioni internazionali rimane elevata a livello globale. Gli Stati che vogliono difendere o modificare con la violenza i rapporti di forza esistenti agiscono però più che in passato nella zona grigia tra conflitto armato e pace. Confondono deliberatamente i confini tra attori statali e non statali, ad esempio facendo ricorso a società di mercenari anziché a forze armate regolari. Questo modo di procedere mira a svolgere azioni sotto copertura e a poterne negare la paternità, anche se spesso con scarsa credibilità. In questo modo si vogliono evitare i costi politici, economici e sociali connessi a un conflitto aperto e rendere più difficili reazioni decise. I conflitti di oggi seguono perciò meno che in passato un classico processo di escalation. Sono caratterizzati dall’impiego, coordinato e il più a lungo possibile nascosto al di sotto della soglia di un conflitto armato, di mezzi politici, economici, militari, di intelligence, informatici e anche criminali, incluse armi e tecnologie moderne, in particolare nel settore dell’informazione e in ambito ciber.
Questa cosiddetta tipologia «ibrida» di condotta dei conflitti mira innanzitutto alla stabilità politica, economica e sociale di società e Stato, nonché alla capacità d’azione statale. È caratterizzato da scarsa trasparenza e imprevedibilità e punta soprattutto sulla popolazione per suscitare simpatia e indebolire la coesione sociale. Persone, gruppi e anche Stati possono essere raggiunti direttamente mediante un’informazione diffusa o mirata, ad esempio attraverso i social media. La disinformazione (notizie fuorvianti o del tutto inventate) è utilizzata per influenzare o sabotare processi politici, attaccare la credibilità di istituzioni e media e seminare dubbi sull’informazione in generale. Oggi l’uso di cibermezzi e di mezzi d’informazione a fini di politica egemonica è standard e potrebbe aumentare nei prossimi anni a seguito del numero crescente di attori statali e non statali.
Ma i tradizionali mezzi (militari) di svolgimento dei conflitti non diventano per questo irrilevanti. I cibermezzi e i mezzi d’informazione possono servire per logorare in preparazione di un attacco e sfociare infine in conflitti armati di tipo tradizionale. Nel contesto attuale si deve prevedere un’ampia gamma di mezzi e generi di attacco, incluse forze speciali e armi di precisione, fino ad azioni basate nello spazio. Ciò comprende minacce nello spazio aereo e a partire da quest’ultimo, dal momento che un numero crescente di attori statali e non statali può impiegare armi su grandi distanze. Il rapido sviluppo di nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale offre nuove opportunità, anche per sistemi d’arma autonomi. I droni, in particolare, ampliano notevolmente il potenziale per attacchi, esplorazione e trasmissione di dati, a basso costo e a basso rischio. Le forze armate in Europa devono quindi poter continuare ad affrontare un avversario di pari livello, per lo meno per tempi e spazi limitati. Puntano così su mobilità, formazioni in prontezza elevata, difesa aerea, capacità di controllo, di comunicazione e di condotta efficienti e interconnesse, digitalizzazione e nuove tecnologie.
Per conformarsi a questa ampia gamma di possibilità di attacco, le forze armate devono poter operare anche nella zona grigia tra conflitto armato aperto e pace. A tal fine vengono potenziate le loro capacità difensive e offensive in ambito ciber. Le autorità devono essere in grado di individuare gli atti d’influenza e la disinformazione e di reagirvi a seconda della forma del conflitto.