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Consultazione 2021/36: Rapporto sulla politica di sicurezza 2021 · 43 pagine

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Rapporto sulla politica di sicurezza (bozza) Pagina 9 _____________________________________________________________________________________

per la fine del conflitto. La Turchia si allontana dagli Stati occidentali e collabora maggiormente con la Russia. L’obiettivo della politica turca rimane quello di creare una propria zona d’influenza in Africa settentrionale e nel Vicino e Medio Oriente. Le realtà economiche, incluse le conseguenze della pandemia da COVID-19, potrebbero tuttavia limitare la portata della politica estera e di sicurezza turca nei prossimi anni. Il confronto tra Stati Uniti, Israele e Stati arabi del Golfo Persico, da un lato, e Iran, dall’altro, continuerà a caratterizzare la dinamica della regione. Anche se un’escalation militare sembra poco probabile, potrebbe però essere innescata, ad esempio, da un incidente militare o da un massiccio potenziamento dell’attività di arricchimento dell’uranio da parte iraniana. Gli Stati della regione, in particolare Iraq e Libano, affrontano crisi politiche e socioeconomiche gravi e durature, aggravate dalla pandemia da COVID-19. A ciò si aggiungono le tensioni tra gruppi etnici e religiosi. Benché il suo potenziale di mobilitazione dell’opinione pubblica internazionale sia diminuito, il conflitto in Vicino Oriente rimane irrisolto e di costante importanza per la regione. Anche in futuro i gruppi jihadisti continueranno a sfruttare a proprio vantaggio le tensioni e i conflitti, le debolezze economiche e la polarizzazione sociale negli Stati della regione. L’interazione di questi fattori può portare a conflitti armati interni e internazionali come pure al crollo di singoli Stati.

Il parziale ritiro degli Stati Uniti dal Vicino e Medio Oriente e la loro riluttanza a intervenire in Africa settentrionale aumentano le possibilità di influenza di Russia, Cina, Turchia e Iran in quelle regioni. È probabile che gli Stati europei continuino a impegnarsi per la sicurezza in Africa settentrionale e nel Vicino e Medio Oriente, ma dovranno sempre più concertarsi con le attività in loco della Cina e della Russia.

Grandi potenze concorrenti

Gli Stati Uniti orientano strategicamente la loro politica di sicurezza alla sfida da parte della Cina. La tendenza ad agire unilateralmente e a ritirarsi dalle organizzazioni o dagli accordi internazionali si è rafforzata negli ultimi anni, ma con la nuova amministrazione potrebbe, almeno in parte, esserci un’inversione di tendenza. Il Paese nordamericano continua a disporre di ingenti mezzi economici, diplomatici e militari e di un soft power tuttora notevole. Gli Stati Uniti rimangono l’unica grande potenza con un chiaro potenziale per assumere un ruolo di leader globale, ma negli ultimi anni lo hanno sfruttato poco.

È probabile che anche negli anni a venire gli Stati Uniti continueranno a ricorrere considerevolmente a mezzi di potere economici quali dazi speciali e sanzioni. Nonostante si sia focalizzata sulla concorrenza con la Cina, anche l’Europa continuerà a dover mettere in conto questo tipo di pressione da parte degli Stati Uniti. Particolarmente importante per il contesto di politica di sicurezza della Svizzera è il fatto che gli Stati Uniti eserciteranno probabilmente ulteriori pressioni sui loro alleati europei affinché aumentino i contributi alla difesa comune.

La Russia rimane una potenza militare e sfida in modo puntuale il dominio degli Stati Uniti. È spinta da considerazioni di politica egemonica e dalla sfiducia nei confronti dell’Occidente. Quale potenza nucleare e in virtù dei suoi interventi militari nel Caucaso, nel Vicino e Medio Oriente e in Africa settentrionale, del suo ruolo nel conflitto in Ucraina e del suo peso nelle organizzazioni internazionali, la Russia svolge un ruolo importante nella politica di sicurezza internazionale. Dispone della volontà politica e dei