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Consultazione 2021/36: Rapporto sulla politica di sicurezza 2021 · 43 pagine

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Rapporto sulla politica di sicurezza (bozza) Pagina 8 _____________________________________________________________________________________

allo sviluppo e difensore dell’ordine multilaterale l’UE ha un’importanza indubbia, finora ha però svolto un ruolo secondario nella politica di difesa. Iniziative quali la Cooperazione strutturata permanente (PESCO) o il Fondo europeo per la difesa (EDF) testimoniano la volontà politica di rafforzare la capacità di difesa, ma non possono far dimenticare che da questo punto di vista l’UE continua a funzionare fortemente a livello interstatale ed è ancora lungi dal conseguire autonomia su questioni strategiche rispetto agli Stati Uniti e alla NATO. Nella sicurezza interna si evidenzia però un’altra immagine: grazie agli accordi di Schengen, l’UE è riuscita a promuovere una cooperazione di polizia efficace. Numerosi progetti sono stati conclusi con successo.

La pandemia da COVID-19 ha mostrato che gli Stati e le società dapprima tendono per riflesso a seguire una politica nazionale solitaria. Nell’UE la politica sanitaria è di competenza degli Stati membri, motivo per cui l’Unione è intervenuta soltanto in una seconda fase e in relazione a questioni economiche e finanziarie. Al momento non è chiaro quale sarà l’impatto strutturale della crisi e quali conseguenze avrà sulla coesione e sulla capacità di agire dell’UE (in materia di politica di sicurezza).

Le linee di rottura tra l’Europa e la Russia si sono ulteriormente accentuate; ciò ha conseguenze dirette per gli Stati limitrofi occidentali della Russia, ma può anche tangere interessi svizzeri. L’annessione della Crimea in violazione delle norme del diritto internazionale pubblico e il perdurare del conflitto armato nell’Ucraina orientale nonché l’uso di aggressivi chimici contro le persone indesiderate gravano sulla relazione tra Europa e Russia. Anche le future relazioni tra UE e Bielorussia rimangono incerte. Le notevoli tensioni politiche e i conflitti irrisolti nel Caucaso meridionale mantengono il potenziale per sfociare in qualsiasi momento in ostilità aperte.

L’Europa sudorientale continua a dover affrontare situazioni di tensione. Nei Balcani occidentali, il processo di avvicinamento europeo ha un effetto stabilizzante sulla regione, nonostante il persistere di un potenziale di conflitto in loco, ad esempio nelle relazioni tra Serbia e Kosovo e all’interno della Bosnia e Erzegovina.

L’instabilità degli Stati dell’Africa settentrionale ha conseguenze dirette sulla sicurezza in Europa. Essi svolgono un ruolo importante nel canalizzare la migrazione dall’Africa subsahariana. La pandemia da COVID-19 ha aumentato l’instabilità. L’Algeria deve lottare contro un peggioramento delle difficoltà economiche e di politica interna. Quanto al conflitto in Libia, nei prossimi anni non c’è da attendersi una soluzione politica solida. La ricerca di una soluzione è resa più difficile in particolare dall’intervento politico e militare di attori stranieri nel conflitto.

La già precaria situazione della sicurezza nella regione del Sahel si è ulteriormente deteriorata. Al separatismo, alla violenza interetnica, al malgoverno, alla corruzione e alla criminalità si è aggiunto il terrorismo jihadista, che attraverso quella regione si è diffuso in Africa occidentale. Gli Stati della regione difficilmente saranno in grado di affrontare tali minacce con le proprie forze e l’impegno internazionale rimane quindi importante per la sua stabilità. È improbabile che l’aumento della popolazione in molti Stati del Sahel venga assorbito dalle economie della regione e l’impatto economico della pandemia da COVID-19 è un freno supplementare allo sviluppo. Si prevede un livello costantemente elevato di pressione migratoria sugli Stati dell’Africa settentrionale e successivamente sull’Europa.

È assai probabile che persistano i conflitti nel bacino del Mediterraneo orientale e nelle zone adiacenti. Manca una soluzione politica per la Siria, che però rimane la condizione