Rapporto sui risultati
Consultazione 2022/52: Modifica della legge sul diritto d’autore (LDA) · 44 pagine
Fedlex · Rapporto sui risultati · Pagina 32Fedlex · Rapporto sui risultati
che per quanto riguarda la valutazione dell'adeguatezza. Diversi partecipanti alla consultazione propongono di stralciare dal tenore del capoverso 1 l’espressione «in particolare» (Aerzteverlag medinfo, CH Media, Druckerei Steckborn, Entlebucher Medienhaus, Freiämter Regionalzeitungen, Keystone SDA, MÉDIAS SUISSES, Meier + Cie, Müller Medien, Regiopress, Ringier, SRG SSR, Stampa Svizzera, Ticinonline, VSM, ZT Medien, Zürcher Oberland Medien, 20 minuti Ticino) o perlomeno di chiarire nelle spiegazioni che con questo termine non si introduce un elenco esemplificativo (PL, SIG, Suisseculture, Swisscopyright). GDS è dell’avviso che l’articolo 60a AP-LDA introduca una contraddizione inconciliabile con l’articolo 60 LDA e che quindi si debba rinunciare a questo elemento estraneo alla sistematica della legge.
Tra i partecipanti alla consultazione che si sono espressi concretamente in merito all’articolo 60a capoverso 2 AP-LDA, alcuni si pronunciano a favore della variante 1 come formulata nell’avamprogetto del Consiglio federale (TI, UR, Centro, PS, Società digitale, Meta). Altri appoggiano sì la variante 1, ma chiedono una riformulazione (PL, SIG, Suisseculture, Swisscopyright) e propongono di ampliare il termine «ricerche» a «ricerche o risultati di una ricerca», poiché il riferimento all’attualità delle ricerche appare difficile da eruire. Per i risultati, invece, vi è un collegamento diretto con le pubblicazioni giornalistiche che devono essere compensate.
Altri partecipanti ancora ritengono che il capoverso 2 non sia necessario, perché la determinazione del compenso prevista dal capoverso 1 tiene già conto dell’utilizzo dei contenuti mediatici nell’intera attività dei servizi online. Ulteriori specificazioni sono quindi ritenute superflue. Se, ciononostante, si decidesse di non stralciare il capoverso 2, si esprimono a favore della variante 1 con un adeguamento della formulazione (Aerzteverlag medinfo, Druckerei Steckborn, Entlebucher Medienhaus, Freiämter Regionalzeitungen, Keystone SDA, MÉDIAS SUIS-SES, Meier + Cie, Müller Medien, Regiopress, Ringier, SRG SSR, Stampa Svizzera, Ticinonline, VSM, ZT Medien, Zürcher Oberland Medien, 20 minuti Ticino). Sono del parere che non bisogna basarsi sul numero di ricerche effettuate, bensì sul numero di risultati restituiti. Ritengono infatti che il criterio delle ricerche effettuate sia inadeguato e inutilizzabile. Keystone SDA porta l’esempio della scarsa trasparenza di una misurazione basata sulle ricerche effettuate, asserendo che non è possibile determinare in modo affidabile quali ricerche sono effettuate con l’intenzione di ottenere come risultati (anche) contenuti giornalistici. Google chiede di eliminare il capoverso 2 (entrambe le varianti) senza prevedere sostituzioni. Qualora il legislatore dovesse introdurre nella legge ulteriori criteri per il compenso, occorrerebbe prevedere un sistema adeguato, proporzionato ed equilibrato, che tenga parimenti in conto gli utili e gli investimenti di entrambe le parti e che stabilisca criteri di riferimento chiari per determinare un compenso adeguato. Per quanto riguarda la variante 1, Google spiega che l’espressione «ricerche legate all’attualità» è un concetto giuridicamente indefinito, privo di criteri o riferimenti chiari, che necessita di una definizione concreta. Telesuisse ritiene che è tanto inutile quanto infattibile prendere a riferimento le ricerche effettuate come indicato al capoverso 2. CH Media sostiene che le precisazioni del capoverso 2 non siano necessarie.
RSF è favorevole alla variante 2.
Diversi partecipanti alla consultazione fanno presente che le nuove norme potrebbero condurre alla non indicizzazione di determinati contenuti (BS, OW, Centro, I Verdi, UDC, economiesuisse, HotellerieSuisse, SSM e Syndicom). Per esempio, i servizi online potrebbero rinunciare a visualizzare snippet o thumbnail (OW, economiesuisse, SSM) o decidere di ritirarsi dal mercato e/o di ritirare i propri servizi d’informazione (UDC, HotellerieSuisse, Syndicom). Viene osservato da più parti che il diritto di protezione affine previsto per le pubblicazioni giornalistiche dipende interamente dall’accettazione dell’obbligo di compenso da parte dei servizi online. Questo comporta il rischio che il compenso risulti inferiore a quanto auspicato o che non venga nemmeno applicato (BS, Centro, I Verdi, economiesuisse, SSM). BS dichiara tuttavia che il disciplinamento proposto potrebbe anche consentire di raggiungere l’obiettivo prefissato, se i servizi online non reagissero riducendo o escludendo gli snippet. L’UDC osserva che gli esempi disponibili a livello internazionale dimostrano con sorprendente regolarità che le misure volte a introdurre un diritto al compenso, qualsiasi sia la loro forma, non raggiungono gli obiettivi prefissati. I media più modesti sono sistematicamente i maggiori perdenti. I Verdi sono dell’idea che il rischio di non indicizzazione di determinati contenuti renda necessari chiarimenti approfonditi prima di procedere a una revisione di legge sulla base di un messaggio. GE fa rilevare che vi è il rischio che i servizi online blocchino la possibilità per gli utenti di mettere a disposizione snippet o rendano questa opzione soggetta a pagamento, il che costituirebbe un ostacolo alla libertà di circolazione delle informazioni e alla libertà di opinione, che sono necessarie per le esigenze delle nostre società democratiche.
In riferimento all’articolo 60a AP-LDA sono state presentate anche osservazioni riguardanti la ripartizione e indicazioni di carattere generale. Viene affermato, ad esempio, che le espressioni «spese sostenute» ed «entrate conseguite per mezzo dell’utilizzazione delle pubblicazioni giornalistiche» non consentono di comprendere quale sia l’esatto funzionamento della ripartizione (PS). FR osserva che la ripartizione deve tenere conto del contributo