Rapporto sui risultati

Consultazione 2022/63: Revisione della legge federale sulla cartella informatizzata del paziente: finanziamento transitorio e consenso (incl. diritto esecutivo) · 69 pagine

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Rapporto sui risultati della procedura di consultazione sulla revisione della LCIP (finanziamento transitorio e consenso)

che i professionisti della salute e le strutture aderenti alla CIP siano obbligatoriamente tenuti a registrare documenti nella CIP. Interpharma condivide questo punto di vista e fa presente che l’estensione dell’obbligo di tenuta di una CIP prevista solo con la conclusione della revisione completa della LCIP nel 2027 ritarderà di diversi anni ancora gli sforzi mirati alla realizzazione di uno spazio dati in Svizzera. Pure il Cantone FR chiede quest’obbligo. Da parte loro, BEKAG e FMH deplorano invece che, cinque anni dopo l’entrata in vigore dell’ordinanza sulla CIP, solo una parte degli ospedali (art. 39 cpv. 1 lett. f LAMal) vi abbia aderito e che tra quelli che lo hanno fatto solo una piccola parte dei professionisti della salute che vi lavorano dispongano di un accesso alla CIP. Nella sua forma attuale, la CIP non avrà quindi grande utilità per i pazienti e i medici attivi nel settore ambulatoriale. DVSP chiede che la Confederazione preveda quali documenti vadano imperativamente registrati nella CIP.

Swico afferma che la rimunerazione forfettaria prevista per ciascuna CIP aperta è di principio un buon incentivo. Copre però un solo attore dell’ecosistema CIP, ossia le comunità di riferimento. Per i professionisti della salute non è purtroppo previsto nessun altro incentivo ad aprire e utilizzare la CIP. Alla fin fine, il valore aggiunto della CIP risulta quindi limitato se le cartelle sono sì aperte, ma l’ecosistema non è utilizzato. Si dovrebbero pertanto prevedere misure che incoraggino anche l’utilizzo attivo della CIP, mirate in particolare ai professionisti della salute. Occorre altresì esaminare se non avrebbe senso introdurre un obbligo per i professionisti della salute di utilizzare la CIP già nel quadro di questo avamprogetto.

6.4 Numero delle comunità di riferimento

Il Cantone TG trova che una sola comunità di riferimento sarebbe più efficiente in quanto si eviterebbero così problemi di interfaccia. In altri Paesi, per esempio in Danimarca, la soluzione della comunità di riferimento unica si è già rivelata valida.

I Verdi auspicano che il principio delle comunità di riferimento venga radicalmente ripensato e che sia seriamente esaminata la variante del fornitore unico – controllato ovviamente dall’autorità pubblica. La seconda revisione va sfruttata per correggere gli errori costruttivi di fondo della CIP, quali l’ideologia di mercato che la sottende e la pseudo concorrenza fra comunità di riferimento che ne deriva. Senza una riduzione progressiva del numero di comunità di riferimento e senza la creazione di un organo sovraordinato dotato di potere prescrittivo a livello di Confederazione, si riservano di respingere l’avamprogetto.

Anche il PSS e DVSP suggeriscono di tener conto della questione del numero di comunità di riferimento necessarie nella fase 2. In quanto fornitore unico, la Posta è in posizione di monopolio nei confronti delle comunità di riferimento, che ad aprile 2023 erano ancora sei. Entrambi sono inoltre critici quanto alla necessità di mantenere in essere diverse comunità di riferimento. Il passato ha mostrato che il mercato è troppo piccolo per avere tanti offerenti. Suggeriscono pertanto di esaminare l’opportunità di avere diverse comunità di riferimento quando il fornitore del sistema è uno solo, cioè la Posta.

IGMG osserva che è praticamente impossibile ottenere un contenimento dei costi fintanto che non si sarà raggiunto un livello tecnico adeguato nella gestione della CIP e ritiene pertanto opportuno autorizzare un solo offerente di CIP dandogli chiare direttive riguardo alla creazione di interfacce con tutti i sistemi (sistema informativo ospedaliero, sistema informativo per studi medici, ecc.).

6.5 Volontarietà / opt-out / apertura della CIP

Per il PSS e DVSP è chiaro che un utilizzo generalizzato della CIP permetterebbe di ridurre i costi del sistema sanitario e rendere i processi più efficaci. La CIP riduce infatti la probabilità di prescrizioni multiple ed elimina il rischio che, in momenti cruciali, non si possa raggiungere il professionista della salute per consultare i dati della sua cartella clinica fisica relativi all’evoluzione di una malattia. Sono quindi dell’opinione che la CIP non debba dipendere dall’oneroso processo di apertura attualmente in vigore e sostengono il modello opt-out. Chiedono inoltre di ridurre in modo rapido e semplice gli ostacoli che intralciano l’apertura di una CIP e vedono nel certificato di vaccinazione COVID una possibilità per farlo. Per ottenere un tale certificato è infatti necessario procedere a numerose verifiche di identità, per esempio in sede di test o di vaccinazione. Questo certificato soddisfa inoltre gli standard di sicurezza e permetterebbe