Rapporto sui risultati
Consultazione 2022/79: Pa.Iv. Garantire la prassi dei casi di rigore secondo l'articolo 50 LStrI in caso di violenza nel matrimonio · 62 pagine
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realtà non vuole farlo. Bisogna anche tenere conto del fatto che per molte delle persone interessate è una decisione difficile e molto ambivalente quella di denunciare il proprio coniuge, eventualmente anche il padre dei propri figli. Frauen-Nottelefon sente dire da molte vittime, ad esempio, che il loro interesse principale è la fine della violenza; la punizione dell’autore è secondaria per la maggior parte di loro e a volte persino indesiderabile, dato che continuano a essere legate attraverso i figli comuni.
Numero 6
Il Cantone TI sottolinea che anche un procedimento penale può concludersi con un’assoluzione e, in caso di sospensione simultanea della procedura ai sensi della legislazione sugli stranieri, la durata di quest’ultima si allunga. Ciò andrebbe a scapito del rilascio di un permesso alle vittime di violenza domestica.
La CSVD accoglie esplicitamente con favore la formulazione.
4.4 Art. 50 cpv. 2bis PP-LStrI
Cantoni
I Cantoni GL, JU, LU, SH, SZ, VS e ZH approvano questa modifica. Secondo loro, non è realistico che le vittime di violenza, spesso deliberatamente isolate dagli autori e tenute lontane per anni dall’acquisizione della lingua e dalle opportunità di lavoro, possano riprendersi dalle conseguenze della violenza nel giro di un anno, ad esempio. I Cantoni LU e VS auspicherebbero che il periodo di attesa di tre anni potesse anche essere esteso in singoli casi, nel senso di una disposizione minima. Anche il Cantone VD chiede un’estensione a quattro anni, ad esempio.
I Cantoni GE e GR chiedono una formulazione più chiara del fatto che il periodo di tre anni inizia a decorrere solo dalla prima data di scadenza del permesso. Il Cantone GR presenta una proposta in merito ( cfr. All. I per la proposta di formulazione).
Il Cantone NW ritiene che la concessione di un periodo di attesa di tre anni rappresenti un limite massimo. Scadenze più lunghe invierebbero un segnale sbagliato, soprattutto perché il fatto di forzare l’integrazione potrebbe anche aiutare la vittima a non pensare alla violenza subita e ad acquisire maggiore fiducia in se stessa.
I Cantoni AG e BE chiedono di stralciare questa disposizione senza sostituirla. L’esame dei criteri di integrazione porta sempre a una valutazione discrezionale generale, che deve essere complessivamente proporzionata. Il Cantone FR, ad esempio, non conosce nessun caso in cui una vittima di violenza domestica sia stata allontanata dalla Svizzera perché non ha raggiunto il livello di integrazione previsto con sufficiente rapidità.
Secondo il Cantone BE, escludere l’esame dei criteri di integrazione ritenendo categoricamente non esigibile, ad esempio, l’apprendimento di una lingua ufficiale nell’arco di tre anni è un approccio indifferenziato, estraneo alla realtà. Ci sono anche vittime per le quali un’attività regolare, l’acquisizione di una formazione o di competenze linguistiche possono essere utili per affrontare la violenza domestica. Anche l’acquisizione di competenze linguistiche costituisce un elemento chiave per l’integrazione a lungo termine. Rinunciare all’apprendimento della lingua e all’integrazione professionale sarebbe di norma controproducente per le vittime di violenza domestica.