Rapporto sui risultati

Consultazione 2022/79: Pa.Iv. Garantire la prassi dei casi di rigore secondo l'articolo 50 LStrI in caso di violenza nel matrimonio · 62 pagine

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Quasi tutte le cerchie interessate raccomandano di precisare nel testo di legge in modo ancora più chiaro il momento in cui inizia a decorrere il periodo di tre anni. Per la concretizzazione del termine, le suddette cerchie avanzano diverse proposte di formulazione ( cfr. All. I). Alcune cerchie interessate33, ad esempio, suggeriscono che il periodo di tre anni debba iniziare a decorrere solo a partire dalla prima scadenza del permesso di dimora ottenuto ai sensi dell’articolo 50 LStrI.

La LSDH-GE sostiene che, in assenza di un periodo di pausa, le vittime non sarebbero in grado di riprendersi adeguatamente dal trauma e vi è il rischio elevato di cadere in una nuova spirale di insicurezza, accettando un lavoro mal retribuito o situazioni di sfruttamento, ad esempio lavorando per un salario al di sotto del minimo legale. In tali circostanze, molte vittime rinuncerebbero a farsi assistere per mancanza di tempo, denaro e a causa del trauma.

Il servizio Fachstelle Zwangsheirat spiega che le vittime di matrimoni forzati sono solitamente esposte anche a notevoli pressioni da parte dei parenti affinché non sciolgano il matrimonio ed evitino la vergogna di un divorzio o di una separazione. Quand’anche abbiano il coraggio di compiere un simile passo, la maggior parte di esse soffre di disturbi psichici e deve lavorare duramente per ottenere una vita indipendente. Molte vittime ci riescono, ma la possibilità di disporre di un periodo più lungo per orientarsi, trovare un modo per affrontare una possibile storia di violenza e potersi dedicare adeguatamente agli sforzi per integrarsi è molto preziosa per loro.

L’FT/MT osserva che è importante che le persone interessate siano informate sui requisiti di integrazione e sui relativi servizi specializzati e di consulenza nonché sulle offerte dei servizi di aiuto alle vittime e di sostegno all’integrazione. Secondo l’EKF, l’accompagnamento a bassa soglia e il sostegno alla vittima in questa fase sono essenziali per il successo dell’integrazione. Per garantire il supporto nel processo di convalescenza e integrazione, a suo avviso devono essere messe a disposizione risorse aggiuntive nei Cantoni con servizi di contatto mancanti o sottofinanziati.

L’ACES sottolinea che ci sono casi in cui tre anni non sono sufficienti per imparare una lingua e intraprendere un’attività lavorativa. Questo può accadere in particolare se la vittima di violenza domestica è gravemente traumatizzata o se ci sono obblighi familiari, ad esempio la cura di bambini piccoli. L’ACES si aspetta che tali fattori personali vengano presi in considerazione al momento di prorogare il permesso per gravi motivi personali oltre il periodo di tre anni. Inoltre, è importante che le persone interessate siano adeguatamente assistite e sostenute nel loro processo di integrazione anche nel periodo in cui l’esame dei criteri di integrazione è sospeso. Anche l’Unil approva una proroga della scadenza sulla base della situazione personale.

Per GDS è incomprensibile che, secondo il rapporto esplicativo, gli accordi d’integrazione possano essere conclusi anche durante i primi tre anni, poiché la formulazione del capoverso 2bisè chiara: per tre anni non si procede all’esame dei criteri di integrazione conformemente all’articolo 58a capoverso 1 lettere c e d. Sussiste il rischio che le autorità competenti in materia di migrazione esercitino ulteriori pressioni sui coniugi o sui figli vittime di violenza attraverso gli accordi d’integrazione.

GDS approva il fatto che l’aiuto sociale percepito durante un periodo di attesa di tre anni non debba essere interpretato a svantaggio della persona interessata. Tuttavia, il sostegno fornito dall’aiuto sociale durante questi tre anni non può essere successivamente motivo di recrimi-

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