Rapporto sui risultati

Consultazione 2022/79: Pa.Iv. Garantire la prassi dei casi di rigore secondo l'articolo 50 LStrI in caso di violenza nel matrimonio · 62 pagine

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Secondo la KoFI, un periodo di tempo prolungato consentirebbe alle vittime di violenza di integrarsi gradualmente e, in particolare, in modo durevole nella società. L’eccezione contenuta nell’attuale testo di legge (art. 58a cpv. 2 LStrI) non è sufficiente, poiché il potere discrezionale spetta alle autorità competenti in materia di migrazione e quindi comporta una gestione disomogenea e discriminatoria. Inoltre, nel testo di legge modificato è assolutamente necessario specificare che il periodo di tre anni inizia a decorrere solo dalla prima scadenza del permesso per gravi motivi personali.

La CSParità raccomanda inoltre di indicare chiaramente nel testo di legge che il periodo di tre anni inizia solo a partire dalla prima scadenza del permesso di dimora indipendente dal matrimonio e avanza una proposta in tal senso ( cfr. All. I per la proposta di formulazione).

L’ASM è favorevole alla cancellazione dell’articolo 50 capoverso 2bisPP-LStrI e suggerisce al contempo di integrare l’articolo 77f OASA con una lettera d, che tiene esplicitamente conto delle vittime di violenza domestica. In questo modo, tenendo conto del principio di proporzionalità, è possibile dare maggiore importanza e visibilità a questa categoria di persone. L’ASM giustifica il suo punto di vista, affermando che l’esclusione generalizzata e categorica dei criteri di integrazione «competenze linguistiche» e «partecipazione alla vita economica» non è opportuna, soprattutto perché contraddice lo scopo della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione. Per le vittime di violenza domestica, in particolare, l’acquisizione di una lingua nazionale adattata alla loro situazione personale e un’adeguata partecipazione alla vita economica creerebbero le basi per una vita autodeterminata e permetterebbero alla vittima di affermarsi in modo autonomo nella società locale. Naturalmente, è necessario tenere conto delle circostanze personali di ogni singolo caso. Questa possibilità è già prevista dall’articolo 58a capoverso 2 LStrI e precisata nell’articolo 77f OASA. Pertanto, con l’attuale regolamentazione, le persone che non soddisfano i criteri di integrazione ai sensi dell’articolo 58a capoverso 1 lettere c e d a causa di gravi circostanze personali o li adempirebbero ma solo in condizioni difficili possono essere adeguatamente prese in considerazione grazie al principio di proporzionalità.

Cerchie interessate

Numerose cerchie interessate32 sono d’accordo con la proposta, perché ritengono che non sia realistico che le vittime di violenza, spesso deliberatamente isolate dagli autori e tenute lontane per anni dall’acquisizione della lingua e dalle opportunità di lavoro, possano colmare le lacune in termini di integrazione nel giro di un anno, ad esempio. Dopo aver subito violenza domestica, è illusorio aspettarsi che le persone interessate siano in grado di costruire una nuova vita per sé stesse e, se del caso, per i loro figli in un tempo molto breve e allo stesso tempo di gestire con successo l’integrazione sociale, linguistica, professionale ed economica. Una proroga del termine per soddisfare i criteri di integrazione consentirebbe alle vittime di violenza di integrarsi nella società in modo graduale e, in particolare, durevole. Il BIF conferma che molte migranti verrebbero isolate socialmente e non potrebbero imparare il tedesco o lavorare. Tuttavia, è proprio questo l’obiettivo delle prescrizioni in materia di integrazione.

32 AJP, Amnesty International, Anthrosocial, Association découvrir, Association elisa-asile, Association La Virgule, Association Palabres, Association Rainbow Spot, AsyLex, AvenirSocial, Beratungsstelle kokon, BIF, Brava, CAFF, CAPAS, Caritas Genève, Caritas, CCSI Fribourg, CCSI Genève, Centre Gauche-PCS VS romand, Centre LAVI Genève, cfd, CLAFG, CMS de Sierre, CSI, CSP, DAO, DécadréE, sig.ra Hofner, eff-zett das fachzentrum, EFS, Fachstelle Zwangsheirat, Feministisches Streikkollektiv Bern, F-Information, FIZ, Fondation L’Essenti’Elles, Fondation Surgir, Frauenberatung sexuelle Gewalt, Frauenhaus beider Basel, Frauenhaus Graubünden, Frauenhaus St. Gallen, Frauenhaus Winterthur, Frauen-Nottelefon, Frauenzentrale Graubünden, Freiplatzaktion Zürich, FVGS Frauenzentrale Aargau, GT, ACES, Herberge für Frauen – Frauenhaus Zug, humanrights.ch, IAMANEH Schweiz, IG Frau und Museum, Institut des études genre, InterAction Schweiz, JPV,Giuriste Svizzera, Le Réseau femmes*, LSDH-GE, Maison de santé communautaire, MASM, Médecins du Monde, Mélissa Llorens, Netzwerk Istanbul Konvention, NGO-Koordination post Beijing Schweiz, Plate-Forme Eglises(s) et Migrants, Plateforme Traite, Queeramnesty Schweiz, SOS Ticino, SOS, ODAS, SFH, SSCH, SIT, SKF, Solidarité femmes Biel/Bienne & Region, Solidarité sans frontières, SP Migrant:innen, Stiftung gegen Gewalt an Frauen und Kindern, SVF-ADF, TGNS, Unil, unine, Unterschlupf, VIOLENCE QUE FAIRE, Vogay // allo stesso modo anche: EKF, FT/MT