Rapporto sui risultati
Consultazione 2023/102: Seconda tappa per l’attuazione dell’iniziativa popolare «Per cure infermieristiche forti (Iniziativa sulle cure infermieristiche)»: legge federale sulle condizioni di lavoro nelle cure infermieristiche e modifica della legge federale sulle professioni sanitarie · 94 pagine
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Rapporto sui risultati della procedura di consultazione sulla seconda tappa di attuazione dell’iniziativa sulle cure infermieristiche
4.1.6.1 Articolo 6 capoverso 1
FR è del parere che la possibilità di ridurre la durata normale della settimana lavorativa a 38 ore, pur mantenendo lo stesso salario, sia molto ottimistica e che le conseguenze in termini di costi e di finanziamento non siano state analizzate.
GL chiede di rinunciare a un limite inferiore di legge e di fissare la durata normale della settimana lavorativa a 42 ore.
GR chiede di rinunciare alla definizione di un limite inferiore di 38 ore, poiché nel contratto individuale di lavoro le parti possono comunque concordare una durata normale inferiore.
JU chiede di fissare la durata normale della settimana lavorativa a 40–42 ore.
SG chiede, in caso di mantenimento, di fissare un intervallo di «durata normale della settimana lavorativa» a 40–42 ore.
VD osserva che la riduzione della durata della settimana lavorativa a livello nazionale per tutto il personale infermieristico deve essere attentamente valutata in funzione della situazione del personale qualificato e in termini di finanziamento e non può essere attuata senza il consenso dei Cantoni. In caso contrario, sussiste in particolare il rischio che l’organico di personale diminuisca per finanziare tale misura, il che equivarrebbe a un peggioramento delle condizioni di lavoro.
Unia chiede la definizione di una durata normale della settimana lavorativa uniforme. In considerazione delle difficoltà legate al lavoro nel settore delle cure infermieristiche e dell’elevato tasso di assenza per malattia e di abbandono della professione, sarebbe opportuna una riduzione della durata normale della settimana lavorativa a 38 ore, che tuttavia dovrebbe avvenire a parità di salario.
VPOD chiede di modificare il capoverso come segue: «Il Consiglio federale fissa a 38 ore il limite massimo della durata della settimana lavorativa».
VfP accoglie con favore la limitazione della durata della settimana lavorativa, ma dubita della sua praticabilità. Inoltre, VfP propone la seguente integrazione al capoverso: «La durata massima di 12 ore per turno può essere superata solo in casi eccezionali».
swissstaffing e Careanesth chiedono di stralciare il capoverso o di modificarlo come segue: «La durata normale della settimana lavorativa è compresa tra le 38 e ledi di 42 ore».
SNL accoglie con favore l’intervallo compreso tra le 38 e le 42 ore settimanali. Le disposizioni d’esecuzione devono tuttavia essere strutturate in modo tale che rimanga possibile calcolare l’orario di lavoro sull’arco dell’anno.
ASI BSBL osserva che la limitazione della durata normale della settimana lavorativa assume un’importanza ancora maggiore rispetto alla durata massima della settimana lavorativa. La riduzione della durata normale della settimana lavorativa potrebbe permettere di introdurre più agevolmente anche nuovi modelli di lavoro, come ad esempio la settimana lavorativa di quattro giorni.
Association Les Engagés pour la santé! osserva che il principale limite della durata massima della settimana lavorativa consiste nel fatto che non disciplina il carico (o sovraccarico) di lavoro. Le condizioni di lavoro dovrebbero stabilire un rapporto numerico accettabile tra infermieri e pazienti.
Allianz pädiatrische Pflege accoglie con favore il capoverso, ma la decisione in merito alla definizione dell’intervallo di durata deve essere presa dalle aziende e deve essere mantenuta la possibilità di calcolare l’orario di lavoro sull’arco dell’anno.
Gruppe von Pflegenden ZG, AL ZH e T. Wolleb chiedono di stabilire la durata normale della settimana lavorativa tra le 35 e le 38 ore a parità di salario.
CURAVIVA OW osserva che una riduzione a 38 ore non è pensabile vista la carenza di personale qualificato. Per i collaboratori meno giovani sarebbe eventualmente ipotizzabile una riduzione graduale, in modo da poterli mantenere più a lungo nella professione.