Rapporto sui risultati

Consultazione 2024/49: Approvazione dell’Accordo multilaterale tra autorità competenti concernente lo scambio di informazioni GloBE · 17 pagine

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Rapporto del DFF sui risultati della procedura di consultazione concernente l’approvazione della base legale di diritto internazionale per lo scambio di informazioni GloBE (imposizione minima OCSE)

impiegare le dichiarazioni GloBE rispondono a un’esigenza puramente tecnica e non rappresentano una presa di posizione politica. Finché un numero consistente di Stati influenti sul piano economico continuerà ad applicare l’imposizione minima, le imprese svizzere saranno costrette a scambiare dati. Questo scambio dovrebbe poter avvenire a livello centralizzato, per il tramite delle autorità svizzere. L’economia svizzera manterrebbe tuttavia una posizione critica nei confronti dell’imposizione minima. L’obiettivo promesso delle pari condizioni nel contesto della concorrenza fiscale internazionale («level playing field») resterebbe irraggiungibile se circa due terzi degli Stati membri dell’Inclusive Framework non applicano l’imposizione minima e un Paese importante come gli Stati Uniti ne esclude esplicitamente l’applicazione minacciando di imporre sanzioni. Le autorità svizzere dovrebbero quindi seguire da vicino gli sviluppi internazionali. Se dovesse emergere che nuove normative svantaggiano sistematicamente la Svizzera o le imprese locali, sarà necessario intervenire per difendere gli interessi dell’economia nazionale. Occorrerebbe rinunciare inoltre all’introduzione dell’UTPR. Per quanto riguarda l’IIR, la sua applicazione andrebbe valutata alla luce degli sviluppi e di una valutazione critica della sua utilità per l’economia. Se, tenuto conto di tutti i fattori, l’imposizione minima non dovesse più rispondere agli interessi dell’economia svizzera, occorrerà prendere in esame delle alternative.

Secondo l’ABPS, l’ASB e l’UBCS l’applicazione internazionale delle norme fiscali GloBE dell’OCSE, adottate originariamente da oltre 140 Stati, va osservata attivamente e con un occhio critico. Diversi Stati di importanza economica per la Svizzera, tra cui Stati Uniti, Cina e alcuni Stati BRICS, non hanno implementato le norme. Gli Stati Uniti hanno annunciato che si ritireranno dal progetto sull’imposizione dell’economia digitale e che adotteranno contromisure, quali ad esempio i dazi contro gli Stati che applicano imposte discriminatorie ed «extraterritoriali» nei confronti delle aziende statunitensi. Tra queste dovrebbero rientrare l’UTPR ed eventualmente anche l’IIR. Non vi sarebbero, allo stato attuale, ragioni fiscali o economiche che giustificherebbero l’introduzione dell’UTPR da parte della Svizzera. Per contro, se l’imposta venisse introdotta, bisognerebbe attendersi delle contromisure da parte degli Stati Uniti. Il Consiglio federale non dovrebbe quindi introdurre per il momento l’UTPR e, a seconda della situazione a livello internazionale, rinunciare del tutto a un suo recepimento nel sistema fiscale svizzero. Nel medio periodo bisognerebbe anche analizzare la situazione per quanto riguarda l’IIR, posta in vigore dall’Esecutivo il 1° gennaio 2025, per determinare se questa regola reca più benefici o danni alla Svizzera e all’economia nazionale sul medio-lungo termine.

5. Attuazione da parte dei Cantoni

Non sono state formulate richieste specifiche da parte dei Cantoni.

Il Cantone di BE evidenzia che il previsto scambio di informazioni graverà principalmente sulle risorse della Confederazione, poiché l’AFC fungerà da intermediario per lo scambio di informazioni con gli Stati partner e le autorità cantonali. Secondo questi ultimi le informazioni oggetto dello scambio dovranno comunque essere predisposte o elaborate nel corso delle attività di tassazione, senza che ne risulti così un maggiore impiego di risorse.

Il CP e l’usam chiedono che la Confederazione e l’AFC si impegnino a predisporre un sistema informatico destinato a questa tipologia di scambio di informazioni. I costi per questo nuovo strumento dovrebbero essere sostenuti principalmente dalla Confederazione, dal momento che i Cantoni si assumono già i costi legati alla tassazione e alla riscossione dell’imposta minima senza percepire una commissione sul 25 per cento spettante alla Confederazione stessa.