Rapporto sui risultati
Consultazione 2025/31: 21.470 n Iv. Pa. Roduit. La violazione delle condizioni di lavoro obbligatorie costituisce una concorrenza sleale qualificata e deve essere perseguita penalmente · 17 pagine
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GastroSuisse, SBC, UPSC, USI, ASIPG, swissstaffing e VTSS fanno notare che i membri
delle organizzazioni dei datori di lavoro si oppongono sempre più spesso al partenariato sociale e disdicono i CCL.
AM Suisse, GastroSuisse, SBC, UPSC, USI, ASIPG, swissstaffing e Ziegelindustrie
Schweiz sostengono che rendere penalmente perseguibile il mancato rispetto delle condizioni di lavoro metterà a dura prova il rapporto tra datori di lavoro e dipendenti a livello aziendale e renderà i datori di lavoro più vulnerabili alle pressioni.
Per SBC il perseguimento penale agirebbe sui CCL dichiarati di obbligatorietà generale e per i quali esistono già meccanismi di controllo efficaci, ma non sui restanti CCL, che non varrebbero per tutti i concorrenti. Questa differenza è dannosa per lo strumento della dichiarazione di obbligatorietà generale.
GastroSuisse, SBC, ASIPG, HotellerieSuisse, UPSC e swissstaffing si uniscono nel dire
che l’articolo 7a PP-LCSl renderebbe più difficile l’applicazione dei CCL di obbligatorietà generale, perché il coordinamento tra i sistemi sanzionatori esistenti e le procedure penali sarebbe estremamente lungo e difficile e, nel medio-lungo termine, le parti sociali rischierebbero di smantellare i meccanismi di controllo e sanzione. L’osservanza delle disposizioni obbligatorie, in particolare dei CCL di obbligatorietà generale, è di competenza delle commissioni paritetiche e viene monitorata da queste ultime, che potrebbero imporre sanzioni specifiche, come pagamenti aggiuntivi o penali convenzionali. L’esecuzione dei CCL si basa su un elevato livello di competenza settoriale che manca nel caso del perseguimento penale. Nei procedimenti penali, le questioni dettagliate di diritto del lavoro comporterebbero un onere eccessivo per i tribunali. L’attuazione del perseguimento penale presuppone un onere di rilievo dato che le violazioni ai CCL sono specifiche, tecniche e complesse. Il perseguimento penale prevede inoltre ostacoli da non sottovalutare (dolo, prove, costi procedurali), che lo rendono difficilmente applicabile nella pratica per una lunga serie di infrazioni minori, per esempio in caso di lievi differenze in busta paga. L’applicazione delle disposizioni obbligatorie dei CCL da parte delle commissioni paritetiche risulta quindi più pertinente ed efficiente.
UPSC, swissstaffing e VTSS sottolineano che introdurre anche il perseguimento penale porterebbe a una doppia condanna non giustificata in contraddizione con il principio «ne bis in idem», causando incertezze di rilievo nell’attuazione.
VTSS fa notare che i CCL sono accordi di diritto privato stipulati tra organizzazioni private, in particolare associazioni di categoria e sindacati. Un CCL non è una legge, bensì un accordo che stabilisce regole per singole aree del diritto del lavoro in un ambito geografico, aziendale e personale chiaramente definito e che va oltre i requisiti minimi di legge. Con l’iniziativa parlamentare Roduit le violazioni di un CCL dovrebbero essere perseguite penalmente, portando i CCL al rango di legge passando, per così dire, dalla «porta di servizio». Ciò sarebbe contrario sia alle regole fondamentali della democrazia sia ai principi collaudati del partenariato sociale.
UPSC ricorda che nell’ambito dell’attuale revisione della legge federale concernente il conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro (LOCCL) a seguito dell’approvazione della mozione Ettlin (20.4738) da parte di entrambe le Camere, facendo riferimento alla loro natura di diritto privato il Consiglio federale respinge espressamente qualsiasi preferenza giuridica per i CCL rispetto alle normative cantonali. Il Consiglio nazionale aveva già dato seguito alla richiesta lo scorso 17 giugno, quando aveva trattato la questione (24.096) come prima Camera. È quindi incomprensibile che gli stessi