Rapporto esplicativo

Consultazione 2025/76: Legge federale sui prodotti della canapa (LPCan) – attuazione dell’iniziativa parlamentare 20.473 · 186 pagine

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prio, che può essere dedotta dall’utile. L’utile conseguito nell’ambito della concessione (ovvero con la vendita di prodotti della canapa) si può suddividere in una componente di rimunerazione del capitale proprio imputabile all’ambito della concessione (prima componente dell’utile) e, se ciò non bastasse a esaurire completamente l’utile, in una componente che supera i costi di opportunità del capitale proprio (seconda componente dell’utile). La seconda componente dell’utile (v. cpv. 1 lett. c) è destinata interamente alla prevenzione, alla riduzione dei danni e all’aiuto in caso di dipendenze. Un titolare di una concessione che persegue uno scopo economico (p. es. SA, Sagl) può disporre liberamente della prima componente, mentre un titolare di una concessione con uno scopo non lucrativo (p. es. associazione, fondazione) può utilizzarla nei limiti previsti dallo statuto per scopi di utilità pubblica diversi dalla prevenzione, dalla riduzione dei danni e dall’aiuto in caso di dipendenze. In virtù delle disposizioni di cui al capoverso 1 lettera c si rende necessario, per i titolari di una concessione che oltre alla vendita di prodotti della canapa operano in un ulteriore settore di attività, attribuire il capitale proprio, secondo una chiave appropriata, in parte all’ambito della concessione e in parte alle attività che esulano da tale ambito. In tal caso occorre fissare l’ammontare del tasso d’interesse applicato alla quota di partecipazione al capitale proprio dell’ambito della concessione per il calcolo della prima componente dell’utile. A tale scopo è necessario che nel conto economico e nel bilancio il titolare della concessione separi dal risultato restante gli eventuali utili conseguiti dalla vendita di prodotti della canapa. La rimunerazione della quota di partecipazione al capitale proprio investito deve essere adeguata. Occorre tenere presente che un utile conseguito nell’ambito della concessione è interamente assoggettato all’imposta sull’utile, sebbene una parte di esso non sia disponibile ai fini di un reinvestimento o della distribuzione degli utili. Ciò depone a favore di un tasso d’interesse relativamente elevato, che comprende anche un premio adeguato al rischio aziendale e può essere sostanzialmente applicato anche a titolari di una concessione senza scopo di lucro. Per questi ultimi, la problematica degli incentivi a investire nell’ambito della concessione è tuttavia debole. Tale circostanza potrebbe giustificare, in certi casi, l’applicazione di un tasso d’interesse più basso per i titolari di una concessione senza scopo di lucro al di fuori dell’ambito della concessione rispetto a quelli che perseguono, sempre al di fuori di tale ambito, uno scopo lucrativo. Se per tali titolari della concessione la totalità degli utili derivanti dall’ambito della concessione deve essere destinata, nei limiti del possibile, alla prevenzione, alla riduzione dei danni e all’aiuto in caso di dipendenze, si potrebbe perfino considerare di rinunciare alla suddivisione dell’utile nelle due componenti e, di conseguenza, alla rimunerazione del capitale proprio.

Ulteriori dettagli relativi alle condizioni per il rilascio della concessione che possono essere definiti dal Consiglio federale sarebbero per esempio concretizzazioni riguardanti l’attività commerciale ineccepibile.

Minoranza: Art. 40 cpv. 1 lett. c e art. 49 cpv. 1 lett. c

Una minoranza (de Courten, Aeschi, Glarner, Graber, Gutjahr, Pahud, Roduit, Thalmann-Bieri, Wyssmann) chiede di sostituire il termine «aiuto in caso di dipendenze» con «lotta alle dipendenze».