Rapporto sui risultati
Consultazione 2025/76: Legge federale sui prodotti della canapa (LPCan) – attuazione dell’iniziativa parlamentare 20.473 · 104 pagine
Fedlex · Rapporto sui risultati · Pagina 49Fedlex · Rapporto sui risultati
- BL, le organizzazioni specializzate AT, ASAC, GREA, Infodrog, LLS, NAS, PHCH e SSAM nonché l’associazione FSFP spiegano che la destinazione vincolata potrebbe essere garantita attraverso la distribuzione cantonale degli utili come avviene nel quadro della decima dell’alcol o della tassa di prevenzione delle lotterie. Il fatto che gli utili siano gestiti dagli stessi punti vendita concessionari può portare a conflitti di interesse e ledere il principio di non lucratività. BL ritiene inoltre che i Cantoni debbano redigere un rapporto annuale sull’utilizzo a livello cantonale degli eventuali utili;
- LU, AMCS, le organizzazioni specializzate ASAC, NAS, PHCH nonché FSAG fanno presente che gli utili, oltre che alla prevenzione, alla riduzione dei danni e all’aiuto in caso di dipendenze, devono essere destinati attraverso i Cantoni anche alla terapia. UDC chiede che i fondi siano concretamente impiegati anche per terapie finalizzate all’astinenza. LU aggiunge che dovrebbero essere impiegati anche per l’assistenza sanitaria;
- VD, KKPKS e FSFP chiedono che gli utili siano destinati, oltre che alla prevenzione, alla riduzione dei danni e all’aiuto in caso di dipendenze, anche alla repressione del commercio illegale;
- secondo IG Hanf, la destinazione vincolata crea minori incentivi all’investimento e impedisce una gestione aziendale sostenibile, motivo per cui è contraria alla disposizione;
- in un’ottica di impiego coordinato e di snellimento del processo, SPHD propone di gestire gli eventuali utili attraverso il Fondo per la prevenzione del tabagismo;
- DDS vede una contraddizione nel fatto che la vendita non sia orientata al profitto, ma che al contempo siano elencati i possibili impieghi di un eventuale utile.
In ordine all’obbligo di dimostrare l’assenza di iscrizioni rilevanti nel casellario giudiziale (cpv. 1 lett. f), UCS e gli organi intercantonali e intercomunali CDCD, KKPKS e SCPCS chiedono che venga verificata non solo la reputazione della persona responsabile, ma anche quella di tutti gli organi delle persone giuridiche nonché degli aventi diritto economico e dei finanziatori.
Per FSFP, i richiedenti devono far prova di una reputazione inappuntabile e non avere iscrizioni nel casellario giudiziale. SPHD auspica che la condizione di cui alla lettera f sia estesa anche al personale di vendita. BKS chiede che vengano prese in considerazione anche le violazioni della legge sui prodotti del tabacco e sull’alcool.
VLI ritiene che un’iscrizione nel casellario giudiziale legata alla LStup non debba impedire di presentare una domanda. ChanGE raccomanda invece di sostituire il termine «violazioni» con «crimini e delitti gravi». Considera infatti che si dovrebbe permettere alle persone condannate per attività di vendita illegale d’importanza minore di partecipare alla produzione legale. SHA chiede lo stralcio di questa condizione, in modo da non impedire ai soggetti che attualmente operano sul mercato illegale di passare al mercato legale.
AG, BE, BS, GE, JU, LU, NW, SG, SO, TI, UR, VD, VS nonché CDCT e DiS ritengono che i punti vendita non dovrebbero disporre di locali di consumo (cpv. 1 lett. h), poiché questi favoriscono la normalizzazione della consumazione. Data la loro vicinanza fisica all’offerta di vendita, potrebbero avere un effetto incentivante o servire da mezzo di pubblicità indiretta. NW aggiunge che ora che molti Cantoni stanno vietando le sale fumatori (con servizio), l’introduzione di locali di consumo creerebbe delle incongruenze. BL, GE, SG e SO nonché CDOS fanno notare che locali di consumo esterni ai punti vendita potrebbero contribuire a ridurre il consumo negli spazi pubblici e a tenerlo fuori dalla vista dei minorenni.
UCS e CDCD fanno presente che per le città è difficile valutare con chiarezza se vi sia o meno necessità di locali di consumo. Chiedono pertanto che in materia di gestione di un locale di consumo l’ultima parola spetti ai Comuni in cui si trovano tali locali, poiché sono loro a poter valutare al meglio le condizioni del posto nella loro complessità.
LU, UDF come pure le organizzazioni specializzate DiS e SPHD chiedono che la distanza minima dai punti vendita (cpv. 2) sia stabilita per legge. PEV, UDC e BKS chiedono che la distanza da centri formativi e ricreativi sia almeno di 500 metri. La città di Berna propone che le distanze minime possano essere stabilite non solo dai Cantoni, ma anche dai Comuni in cui si trovano i punti vendita.