Rapporto Legge
Consultazione 2005/35: Articolo costituzionale e legge relativa alla ricerca sull'essere umano · 130 pagine
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1.3.1.2 Dalla ricerca fondamentale alla ricerca clinica
La ricerca al servizio dell’essere umano comincia con la ricerca fondamentale, ossia la ricerca condotta su sistemi e processi biologici. I dati raccolti sono in seguito elaborati e trasformati in metodi di prevenzione, diagnosi e terapia dalla ricerca orientata alla malattia, che studia le malattie con l’ausilio di modelli. Solo dopo tali studi le conoscenze acquisite sono testate direttamente sulle persone. Questo tipo di ricerca è noto come ricerca applicata o clinica. Secondo il principio della medicina fondata sull’evidenza («evidence-based medicine»), oggi generalmente riconosciuto, tutti i provvedimenti medici devono orientarsi alla migliore informazione scientifica disponibile sulla loro efficacia e sicurezza.
1.3.1.3 Ricerca clinica
La ricerca clinica, che comprende l’eziologia, l’insorgenza, il decorso, la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie, è oggi praticata in forma standard, ossia in base a un protocollo di ricerca scritto, nel quale sono definiti preventivamente lo scopo e lo svolgimento dello studio. In linea di massima, si distingue tra ricerca osservazionale e ricerca sperimentale. Nell’ambito degli studi osservazionali si rilevano dati personali, la cui analisi fornisce informazioni sui fattori che causano o influenzano la malattia. La ricerca sperimentale va oltre la semplice osservazione: le persone sono suddivise in gruppi e sottoposte sistematicamente a trattamenti diversi. Nell’ambito dei cosiddetti studi controllati (sperimentazioni cliniche) si cura un gruppo di persone con il metodo terapeutico o diagnostico da testare e si confrontano i risultati con quelli del gruppo che non è stato sottoposto al trattamento9. Nella situazione ideale i soggetti sono suddivisi in gruppi a caso. Questi cosiddetti studi randomizzati consentono di raccogliere dati statistici sull’efficacia di un metodo in rapporto a un altro. Uno studio controllato permette, per esempio, di confrontare una nuova terapia con una già affermata oppure con un placebo. Per placebo si intende un trattamento o una sostanza priva di efficacia (ad es. una pasticca composta di zucchero)10. L’esperienza insegna che la partecipazione a una sperimentazione clinica, le speranze che alimenta e le assidue cure prestate ai pazienti inducono un miglioramento dello stato di salute, anche se viene somministrato unicamente un placebo (cosiddetto «effetto placebo»).
Per ottenere risultati affidabili e oggettivi, si conducono sovente degli studi «in cieco» o «in doppio cieco». Nel primo caso solo il medico è informato sul trattamento somministrato, nel secondo sono tenuti all’oscuro sia il paziente sia il medico. In tal modo, si evita che le aspettative del paziente o del medico influenzino i risultati. Se la nuova cura non presenta risultati migliori rispetto al placebo, non vi è ragione di assumersi i rischi e i carichi psico-fisici che comporta11.
9 Le sperimentazioni cliniche con agenti terapeutici si suddividono in quattro fasi: nella fase I la tolleranza di un medicamento viene di solito testata su un piccolo gruppo di persone sane. Nella fase II l’efficacia e il dosaggio del medicamento sono testate su 50-200 persone ammalate. Nella fase III si verificano la sicurezza e l’efficacia del medicamento su un gruppo di pazienti più numeroso (circa 200- 10'000 persone). Conclusa positivamente la fase III, il medicamento è omologata. La fase IV comprende gli studi successivi all’introduzione sul mercato del medicamento e volti ad analizzare, per esempio, eventuali effetti collaterali rari o interazioni con altre sostanze.
10 Johnson AG, Surgery as a placebo, in: Lancet, 1994, 344, pag. 1140 segg. Klein S, Der Placebo-Effekt – wie der Geist den Körper heilt, in: GEO, 10 ottobre 2003, pag. 49.
11 È assodato che gli effetti psicologici non possono essere interamente esclusi. Da studi di paragone condotti con antidolorifici, antidepressivi o antiipertensivi e placebi sono emerse differenze tra sostanza attiva e placebo inferiori alle aspettative. Cfr. Bienenfeld L, The placebo effect in cardiovascular disease, in: Am Heart J, 1996, 132, pag. 1207-1221.