Rapporto esplicativo
Consultazione 2006/125: Semplificazione della legge federale concernente l'imposta sul valore aggiunto · 314 pagine
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Alcuni Paesi dell’UE hanno constatato nel corso degli ultimi anni che dal profilo dei costi è più vantaggioso imporre i redditi elevati tramite adeguamenti dell’imposta individuale sul reddito (imposizione diretta) che non, indirettamente, tramite l’imposta sul valore aggiunto45. È in tal senso che essi hanno abolito le aliquote elevate applicate ai beni di lusso. Nella misura in cui l’aliquota di imposta concerne bevande alcoliche, tabacchi o veicoli a motore, il consumo di questi beni può senz’altro essere imposto in modo speciale, visti le relative esternalità negative. Nel caso di prodotti di piccole dimensioni ma di grande valore l’aliquota più elevata è difficilmente applicabile perché i prodotti come gioielli, cosmetici e gli apparecchi fotografici possono essere facilmente contrabbandati. La Svizzera ha peraltro rinunciato già in partenza a un’aliquota più elevata.
Nei Paesi industrializzati cresce il consenso sul fatto che le aliquote ridotte non costituiscono un mezzo sicuro per allentare l’onere fiscale delle fasce più povere di popolazione. Sulla base di studi consacrati ai diversi Paesi, l’OCSE constata che la ridistribuzione può essere influenzata in modo paragonabile soltanto se nel quadro dell’imposta sul valore aggiunto i beni di prima necessità sono alternativamente imposti all’aliquota zero come in Gran Bretagna, a un’aliquota ridotta come nei Paesi Bassi (o in Svizzera) e all’aliquota normale come in Danimarca e in Norvegia46. Il motivo sembra risiedere nel fatto che i modelli di consumo dei diversi gruppi di reddito si sono ravvicinati. Se ciò corrisponde al vero, diminuisce l’importanza della differenziazione delle aliquote per accrescere la progressività o per ridurre la regressività.
Un altro esempio per chiarire la discutibilità delle aliquote ridotte ai fini della politica ridistributiva proviene dall’Irlanda47. In Irlanda si è infatti constatato che le fasce più povere della popolazione consacrano all’acquisto di generi alimentari una quota di reddito più importante di quella dei ricchi, ma che questi ultimi spendono in assoluto il doppio perché acquistano articoli più cari, prendono sovente i loro pasti fuori casa e gettano maggiori quantità di resti di cibo. L’aliquota zero dell’Irlanda sui generi alimentari procura alle fasce superiori di reddito un’agevolazione fiscale pari al doppio di quella di cui beneficiano le fasce inferiori di reddito.
In complesso l’imposta sul valore aggiunto è comparativamente uno strumento inadeguato per allentare le differenze nella ridistribuzione primaria dei redditi e per eliminare l’onere fiscale che grava i più poveri. Altri strumenti – come l’imposta sul reddito o i sistemi di sostegno ai redditi – sono indubbiamente più efficaci per sostenere finanziariamente le persone bisognose48.
to finale l’aliquota ridotta può nondimeno essere interpretata come combinazione di un’imposizione con l’aliquota normale e un sussidio per beni speciali. A seconda della flessibilità sono poi avvantaggiati gli offerenti o gli acquirenti dei beni imposti in modo ridotto. Nell’ipotesi di una flessibilità dell’offerta, l’incidenza del sussidio è risentita prevalentemente o integralmente a livello di acquisto. In alcuni Paesi europei taluni beni soggiacciono a un’aliquota maggiorata che può essere comparativamente interpretata come combinazione di un’aliquota normale e un’aliquota sui beni speciali.
45 Cfr. Cnossen Sijbren; Global Trends and Issues in Value Added Taxation; OcƒEB Research Memorandum 9802, 1998.
46 Cfr. OCSE; Value-Added Taxes in Central and Eastern European Countries. A Comparative Survey and Evaluation; Parigi, 1998.
47 Cfr. Irlanda, Commission on Taxation, Third Report: Indirect Taxation (Dublin: Stationery Office, 1984), Appendix 9.
48 Cfr. Cnossen Sijbren; Global Trends and Issues in Value Added Taxation; OcƒEB Research Memorandum 9802, 1998. OCSE; Value-Added Taxes in Central and Eastern European Countries. A Comparative Survey and Evaluation; Parigi, 1998.