Rapporto esplicativo

Consultazione 2006/125: Semplificazione della legge federale concernente l'imposta sul valore aggiunto · 314 pagine

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, nel cui caso si tratterebbe quasi esclusivamente di piccole imprese. Ne risulterebbe un notevole incremento dei costi di riscossione per l’AFC. L’aumento della mole di lavoro richiederebbe circa 40 nuovi posti di lavoro rispetto agli effettivi attuali. Inoltre, anche i nuovi contribuenti sarebbero gravati di ulteriori spese di pagamento. Un’imposizione dell’agricoltura non si giustifica se si prende in considerazione il fatto che la situazione di mercato nel settore agrario è distorta dall’elevata entità dei sussidi e che il valore aggiunto creato dall’agricoltura è esiguo rispetto ad altri settori. La problematica della tassa occulta non è peraltro decisiva in questo settore, perché essa viene eliminata tramite la deduzione forfettaria dell’imposta precedente.42

Non rientrano invece nelle «eccezioni inerenti al sistema» le cifre d’affari attualmente escluse dall’imposta per motivi politici, in particolare per motivi socio-politici, soprattutto nei settori sanità, sport, cultura e formazione.

1.2.4 Perché un’aliquota unica?

La legislazione attuale in materia di imposta sul valore aggiunto prevede un’aliquota normale del 7,6 percento, nonché un’aliquota ridotta del 2,4 percento e un’aliquota speciale del 3,6 percento per le prestazioni di alloggio. L’aliquota ridotta si applica in particolare ai beni di prima necessità ed è motivata da ragioni di politica sociale e ridistributiva, ed è soprattutto destinata a sgravare le classi inferiori di reddito, nel senso che l’imposta sul valore aggiunto comprende un elemento con ripercussioni progressive.

Dal profilo della ridistribuzione, dell’efficienza, dei costi di riscossione e di pagamento dell’imposta, nonché della politica economica ci si può chiedere se debba essere applicata un’aliquota unica o se debbano invece essere applicate più aliquote graduate in funzione delle categorie di prodotti.

1.2.4.1 Ridistribuzione

Le aliquote differenziate di imposta esistenti nella realtà sono giustificate da motivi di politica ridistributiva. Introducendo aliquote ridotte applicate ai beni di prima necessità – e se del caso aliquote elevate applicate ai beni di lusso – si possono integrare nell’IVA elementi con ripercussioni progressive.

A una simile concezione si può obiettare che non opera differenziazioni tra equità orizzontale ed equità verticale43. Può darsi che determinati beni di lusso siano richiesti prevalentemente da cittadini abbienti e si può senz’altro prospettare un maggior onere fiscale a carico di questa categoria di persone, ma ciò non toglie che anche le persone meno abbienti acquistino beni di lusso e che non tutti i ricchi li acquistino. Le imposte e i sussidi sui beni speciali – e come tali possono essere interpretate le aliquote differenziate nell’IVA44– escludono l’equità orizzontale, violando così il principio della capacità produttiva.

42 Art. 24 cpv. 4 D-LIVA.

43 Cfr. p.es. Homburg, Stefan; Allgemeine Steuerlehre, 2a edizione; Monaco di Baviera: Vahlen, 2000, pag. 221.

44 A livello di prodotti intermedi una differenziazione di aliquota di imposta – a esempio sotto forma di aliquota ridotta per determinati prodotti – è senza effetti perché il gettito di imposta sul valore aggiunto realizzato a livello intermedio può essere fatto valere come deduzione dell’imposta precedente dalle imprese a livello successivo. A livello di prodot-