Rapporto esplicativo
Consultazione 2007/106: Revisione della legge sulla pianificazione del territorio · 99 pagine
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Strutture istituzionali inappropriate?
Per alcuni i problemi riscontrati nella pianificazione del territorio nel nostro Paese sono da ricondurre alla «frammentazione» delle strutture istituzionali, ovvero al fatto che i Cantoni e i Comuni dispongono di competenze troppo ampie in quest’ambito.
Considerato che circa 2800 Comuni dispongono di competenze nella pianificazione del territorio, l’adempimento dei compiti, secondo il Consiglio federale, non è cosa facile. Lo stesso vale anche per i 26 Cantoni, soprattutto se si tiene conto della realtà dei nuovi spazi funzionali. Ma ci sono anche dei vantaggi: i diversi approcci permettono, ad esempio, di rispettare le singole culture del Paese (la pianificazione del territorio viene affrontata in modo diverso nella Svizzera tedesca, nella Svizzera romanda e in Ticino). Se da un lato, quindi, la decentralizzazione delle competenze decisionali in Svizzera rappresenta uno svantaggio per la dimensione ecologica dello sviluppo territoriale sostenibile, è, dall’altro, pressoché ininfluente per la dimensione economica, e positiva per la dimensione sociale.
Anche l’incidenza delle strutture istituzionali va considerata in modo differenziato. I Paesi che hanno attuato riforme istituzionali (per es. la Germania, con la riduzione del numero di Comuni), non hanno necessariamente ottenuto risultati migliori (l’utilizzazione del suolo in Germania è maggiore che in Svizzera in rapporto alla superficie totale).
Il Consiglio federale ritiene che l’attuale ripartizione delle competenze possa essere mantenuta, a condizione che i Cantoni e i Comuni intensifichino la loro collaborazione e che si risponda in modo più efficace alle sfide di rilevanza nazionale.
Ruolo insufficiente della Confederazione?
La Confederazione viene criticata da alcuni per non aver fatto il suo lavoro. È innegabile che – soprattutto negli anni ‘80 – si sarebbe potuto pretendere di più dai piani direttori cantonali. È anche vero, però, che le autorità allora incaricate della pianificazione si trovavano in un processo di apprendimento: nei primi anni ‘80 nessuno sapeva esattamente come redigere un piano direttore cantonale. Da allora, tuttavia,
qualcosa si è mosso. La qualità dei piani direttori di seconda generazione è nettamente superiore a quella dei piani di prima generazione. Com’è già stato detto, nel corso degli anni si sono acquisite anche maggiori conoscenze sui processi territoriali.
Per l’approvazione dei piani direttori cantonali la Confederazione doveva inoltre attenersi ai contenuti della LPT, che non è molto precisa quanto ai requisiti posti a tali piani. Questo ha portato all’adozione di approcci molto diversi nei singoli Cantoni. La Confederazione, del resto, ha spesso approvato i piani direttori cantonali e i relativi adeguamenti solo con riserva e alla fine di trattative con i Cantoni, ma non disponeva poi di alcun mezzo per controllare l’attuazione dei compiti assegnati ai Cantoni o per applicare delle sanzioni.
Alla Confederazione si può certamente rimproverare il fatto di aver elaborato tardi i suoi piani settoriali o di averli limitati a un settore tematico specifico.