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Consultazione 2007/50: Strategia per uno sviluppo sostenibile: Linee guida e piano d'azione 2008-2011 · 43 pagine

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Strategia per uno sviluppo sostenibile: Linee guida e piano d’azione 2008-2011

Versione per la consultazione (giugno 2007)

e debole, definita «sensibile sustainability» dagli ambienti scientifici anglofoni e chiamata «sostenibilità debole plus» in Svizzera. Quest’approccio presuppone che i singoli elementi degli stock di capitale siano sostituibili e che tra gli stock sussista una relazione di complementarietà. Si ammette quindi una certa sostituibilità tra gli stock di capitale, a patto che i processi di ponderazione siano trasparenti, non gravino sempre la stessa dimensione di sostenibilità e che, globalmente, siano rispettati i limiti di sollecitabilità della biosfera. Il Consiglio federale ritiene che molti aspetti ambientali presentino caratteristiche specifiche che – tenendo conto anche del potenziale di progresso tecnologico – fanno apparire irrealistica una sostituzione del capitale ambientale con il capitale sociale o economico. Molti beni ambientali, ad esempio un clima stabile, la biodiversità, terreni fertili o lo strato d’ozono, sono indispensabili alla sopravvivenza dell’umanità e non possono, di norma, essere sostituiti dal capitale. Gli interventi umani sulla natura non devono causare perdite irreversibili che compromettono in modo illecito le possibilità d’azione delle generazioni future.

Il concetto di «sostenibilità debole plus» presuppone che nell’analisi delle tre dimensioni della sostenibilità in sede di sviluppo o di valutazione di progetti si tenga conto di determinati limiti o condizioni marginali alla sostituibilità degli stock di capitale:

• Le esigenze minime sociali, economiche ed ecologiche13 vanno rispettate.

• Le evoluzioni o le ripercussioni irreversibili o difficilmente reversibili vanno evitate.

• Alle generazioni future non bisogna lasciare oneri senza i corrispettivi benefici.

• L’inquinamento ambientale e i problemi sociali non devono essere esportati.

• Nel caso di incertezze o di rischi, riconducibili a conoscenze insufficienti o ad eventi con bassa probabilità e elevato potenziale di danno, occorre adottare la massima precauzione.

• Nei settori in cui vi sono già gravi problemi di sostenibilità o in quelli in cui i problemi potrebbero acuirsi alla luce della tendenza osservata, occorre evitare un ulteriore deterioramento della situazione.

Il Consiglio federale mette a disposizione gli strumenti necessari per garantire che la valutazione della sostenibilità dei progetti sia effettuata secondo criteri uniformi (cfr. capitolo 4.2).

2.3 Integrare lo sviluppo sostenibile in tutte le politiche settoriali

Il Consiglio federale considera che lo sviluppo sostenibile non è un’ulteriore politica settoriale, bensì un «principio regolativo» da integrare in tutte le politiche settoriali. In altre parole, tutte le politiche settoriali devono orientarsi alla sostenibilità. Questo è sottolineato dall’articolo 2 Cost. che dichiara lo sviluppo sostenibile uno dei compiti vincolanti della Confederazione e dei Cantoni, conferendogli un carattere programmatico. Questa disposizione va intesa quale direttiva giuridicamente vincolante e come mandato d’azione per tutte le autorità legislative ed esecutive. L’intento principale dell’articolo è quello di dare un orientamento alle autorità governative federali e cantonali. Nel definire ad esempio gli obiettivi e i mezzi della sua politica di governo, il Consiglio federale deve tendere a questo compito statale. L’articolo funge da orientamento anche per il Tribunale federale, nella sua funzione di autorità giudiziaria suprema. Questo principio direttivo implica che il Consiglio federale, i Dipartimenti e gli Uffici devono integrare lo sviluppo sostenibile nei processi di pianificazione e di gestione in atto. Per promuovere la politica di sostenibilità non vanno create strutture parallele.

2.4 Migliorare il coordinamento tra le politiche settoriali e aumentare la coerenza

Lo sviluppo sostenibile richiede una presa in considerazione tempestiva delle tre dimensioni e il coinvolgimento di tutti gli uffici interessati dalla problematica, in vista di soluzioni sostenibili a lungo termine. Nell’adempimento dei compiti occorre tenere conto delle tre dimensioni della sostenibilità (ecologica, economica e sociale). L’integrazione delle tre dimensioni nelle pianificazioni, nelle decisioni politiche e nei progetti concreti è un criterio prioritario. Occorre garantire che le decisioni politiche importanti si basino su proposte le cui ripercussioni sociali, economiche ed ecologiche siano state valutate per

13 Si può trattare di valori limite fissati per legge (ad es. valori limite di emissione, norme ambientali rilevanti per la salute pubblica conformemente alla legge sulla protezione dell’ambiente e alle pertinenti ordinanze), valori limite scientifici che non sono (ancora) stati tradotti in valori limiti legali (ad es. livello delle emissioni di gas serra volto a contenere l’ulteriore riscaldamento climatico) o ancora norme di politica sociale quali pari opportunità, uguaglianza di trattamento, reddito minimo, condizioni di vita dignitose, garanzia del minimo vitale o garanzia dei diritti umani.