Rapporto esplicativo
Consultazione 2008/75: Assicurazione-invalidità - 6a revisione dell'AI, primo pacchetto di misure · 107 pagine
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per ragioni aziendali non possono prestare molta attenzione alle esigenze individuali degli invalidi. Questi vivono separati dai propri cari e dall’ambiente familiare e nella vita quotidiana hanno raramente contatti con persone senza handicap, il che ostacola l’integrazione sociale e il mantenimento di un’attività professionale.
Il 57 per cento dei beneficiari adulti (17 000 persone) vive a casa propria. In molti casi, l’assicurazione malattie fornisce un contributo alle spese delle cure di base e
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delle cure (art. 7 OPre ). Gli invalidi che vivono a casa propria hanno un grado di autonomia più elevato, poiché hanno maggiori possibilità di organizzare da soli la propria vita e possono beneficiare di un'assistenza più conforme alle loro esigenze. Le attuali prestazioni, tuttavia, non sono sempre sufficienti a coprire i loro bisogni effettivi, poiché sono limitate all’aiuto nel compimento degli atti ordinari della vita (p. es. alzarsi, lavarsi e mangiare). Non bastano invece a garantire l’assistenza necessaria per condurre una propria economia domestica, intrattenere contatti sociali oppure svolgere attività del tempo libero, un’attività professionale o una formazione. I disabili necessitano inoltre più volte al giorno di aiuto in momenti non pianificabili (p. es. per andare al gabinetto, cambiare posizione o bere), una situazione poco compatibile con il programma di lavoro del personale Spitex. Spesso non possono stabilire da chi ricevere l’assistenza necessaria e in che momento della giornata, poiché questa decisione spetta alle organizzazioni competenti.
La permanenza a casa propria è quindi possibile soltanto grazie alla dedizione dei familiari. Ne consegue che i disabili sono fortemente dipendenti dalle loro famiglie, che spendono molto tempo per curarli. Se questo aiuto manca o è limitato a causa dell’attività professionale, dell’età o dello stato di salute dei familiari, in molti casi non resta altro che il ricovero in un istituto. Visti gli sviluppi sociali attualmente in atto (crescita del tasso di occupazione delle donne e del numero di economie domestiche unipersonali) in futuro è prevedibile un calo delle prestazioni di cura e di assistenza fornite dai familiari e quindi un aumento del fabbisogno di posti negli istituti e di altre forme di assistenza specializzata.
Modelli di assistenza: una soluzione diffusa a livello internazionale
Per aumentare l'autonomia e la responsabilità individuale degli invalidi è frequente il ricorso a cosiddetti «modelli di assistenza». L’idea di fondo è di dare ai disabili la possibilità di stabilire il più possibile da soli da chi, dove, come e quando farsi prestare l’aiuto necessario per lo svolgimento degli atti ordinari della vita che non possono compiere da soli a causa del proprio handicap. Un elemento fondamentale di questi modelli è il versamento diretto di denaro agli interessati, che possono così assumere e pagare le persone da cui desiderano farsi assistere (assistenti). Consistendo in semplici prestazioni d’aiuto quotidiane e non in cure mediche, questa assistenza può essere fornita anche da persone senza una formazione medica o infermieristica. I modelli di assistenza concernono la sfera abitativa privata e quella professionale, ma non la sfera istituzionale (istituti, laboratori e centri diurni).
Nei modelli citati, ai disabili è affidato il compito di decidere gli aspetti principali della propria assistenza:
9 RS 832.112.31