Rapporto sui risultati

Consultazione 2008/98: Rapporto e avamprogetto di revisione della legge federale del 6 ottobre 2000 sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle comunicazioni (LSCPT) · 63 pagine

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Verdi, GDS, gr.ch, SKS e SIUG osservano innanzitutto che l’installazione di programmi informatici all’insaputa della persona sorvegliata non significa altro che installare un software dannoso nei computer di privati. Ne consegue una grave ingerenza nella sfera privata dell’interessato, poiché con questa misura di sorveglianza si può accedere all’intero sistema di elaborazione dei dati (fotografie, lettere, parole chiave, microfono, ecc.). Reputano incomprensibile o forse addirittura significativo che non vi sia alcun rinvio alla sentenza di fondo della Corte costituzionale federale tedesca di febbraio 2008157, secondo cui tale metodo viola il diritto fondamentale, risultante dai diritti della personalità, alla garanzia della confidenzialità e dell’integrità dei sistemi informatici. La Corte costituzionale federale tedesca ammette questa perquisizione «online» soltanto per proteggere «beni giuridici della massima importanza». Ne fanno parte l’integrità fisica, la vita e la libertà delle persone oppure beni della comunità la cui minaccia mette in pericolo le basi o l’esistenza dello Stato o le basi esistenziali dei cittadini. Secondo i partecipanti menzionati un siffatto diritto fondamentale risulta dall’articolo 10 Cost.

SIUG rinvia alla Corte federale di giustizia tedesca che ritiene illecita una misura di questo tipo ai fini del perseguimento penale. La Corte motiva la sua decisione158 anche col fatto che la misura è eseguita all’insaputa dell’interessato, mentre per la perquisizione domiciliare la legge prevede la presenza di testimoni o del titolare dell’oggetto perquisito. Secondo SIUG l’articolo 245 CPP (esecuzione della perquisizione domiciliare) costituisce una disposizione in tal senso.

Verdi, GDS, gr.ch e SKS criticano inoltre che la perquisizione del computer non è limitata a determinati programmi – come ad esempio programmi di posta elettronica. Una siffatta limitazione presuppone infatti la perquisizione dell’intero disco duro allo scopo di trovare i dati rilevanti. Anche l’argomento della «doppia sussidiarietà» non riesce a convincere, poiché già la sorveglianza ordinaria del traffico delle telecomunicazioni è legata alla condizione che altri metodi non abbiano avuto esiti positivi o siano vani. In pratica ciò significa che, in caso di insuccesso della sorveglianza ordinaria del traffico delle telecomunicazioni, le autorità inquirenti e il tribunale cui compete l’approvazione dispongono automaticamente delle basi per installare sistemi informatici nel computer dell’interessato. Non è inoltre previsto un catalogo specifico di reati, perché secondo il rapporto esplicativo tutti i reati per i quali è ammessa la sorveglianza telefonica «normale» «possono, in un caso concreto, presentare una gravità che giustifica il ricorso a tale metodo di sorveglianza». Il rapporto esplicativo tuttavia non chiarisce in cosa consista la particolare gravità del reato. Secondo i suddetti partecipanti, alla luce di questa situazione è evidente che si tratta di creare una base legale possibilmente facile da gestire per un metodo di sorveglianza tecnicamente possibile. Oltre alla questione della protezione giuridica, occorre valutare anche l’efficienza di questo metodo di sorveglianza. È probabile che chi viene sorvegliato con un siffatto metodo, lo eluda adottando misure precauzionali o utilizzando canali di comunicazione diversi dal computer sorvegliato.

Verdi, SKS, KFG e PPS esprimono il timore che l’installazione di sistemi informatici all’insaputa delle persone sorvegliate crei una lacuna nel sistema di sicurezza che prima o poi potrebbe essere sfruttata anche da criminali. È ad esempio possibile che il software alla base del «cavallo di troia federale» appaia in rete e possa essere usato abusivamente dai criminali.

Secondo KFG qualsiasi software installato in un sistema informatico modifica il sistema stes-

157 BVerfG, 1 BvR 370/07 del 27.2.2008, capoverso n. (1-333).

158 BGH, decisione del 31.1.2007 – StB 18/06.