Rapporto esplicativo
Consultazione 2012/7: 09.503 Iv.Pa. Abolire progressivamente le tasse di bollo e creare nuovi posti di lavoro · 14 pagine
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A causa dell’esistenza del rischio operativo rimane loro preclusa la ripartizione dei rischi tramite la diversificazione del portafoglio consigliata usualmente.
Problema di liquidità: l’imposizione anticipata nell’ambito della tassa d’emissione è legata ad un problema di liquidità, poiché la rendita dell’investimento non è ancora stata realizzata al momento della tassazione. Per superare questo problema di liquidità, l’ammontare dell’emissione deve essere aumentato dell’importo dell’imposta dovuta, ingenerando costi supplementari, poiché il mercato dei capitali esige un premio sul rischio pure sull’importo accresciuto per il pagamento dell’imposta. Il problema non si pone invece, se i proventi del progetto d’investimento vengono imposti solo nel momento in cui vengono realizzati.
Violazione della neutralità dell’investimento: la tassa d’emissione rappresenta una forma di tassazione anticipata. Questo genere d’imposizione è neutrale soltanto se esistono altri progetti di investimento con lo stesso profilo di ripartizione dei versamenti netti. Nella realtà questa condizione non si realizza praticamente mai, per cui può prodursi una cosiddetta inversione dell’ordine gerarchico in violazione della neutralità dell’investimento. Se questo è il caso, un progetto d’investimento, che prima dell’imposta evidenzia un valore in contanti alto e dopo l’imposta basso per rispetto ad un progetto d’investimento alternativo, non viene realizzato a favore di quest’ultimo. Se al contrario, l’imposta venisse applicata in modo temporalmente corretto ai proventi dell’investimento progressivamente realizzati, la neutralità dell’imposta potrebbe essere garantita tramite l’adozione di regole d’ammortamento adeguate.
Violazione della neutralità dell’utilizzo del beneficio: la tassa d’emissione sul capitale proprio riguarda la rendita degli investimenti, che sono finanziati con nuovo capitale proprio. Essa lede così la neutralità dell’utilizzo del beneficio, poiché rincara il finanziamento tramite l’emissione di partecipazioni, mentre non colpisce l’autofinanziamento. Ciò incita a tesorizzare i benefici invece di distribuirli e ad autofinanziare gli investimenti piuttosto che finanziarli con l’apporto dall’esterno di nuovo capitale proprio. Questa agevolazione unilaterale dell’autofinanziamento ha effetti negativi dal punto di vista dell’efficacia. Essa annulla parzialmente la funzione del mercato dei capitali di favorire la crescita destinando i mezzi d’investimento disponibili alle imprese che presentano migliori prospettive di guadagno e di conseguenza ai progetti d’investimento più redditizi. Talvolta si obietta che la tassa d’emissione sul capitale proprio sia un sostituto per la mancanza dell’imposta sugli utili da capitale sulle partecipazioni della sostanza privata. Questo argomento non è tuttavia convincente. Visto che gli utili da capitale provengono tra l’altro dai benefici tesorizzati che sono capitalizzati nel valore delle azioni dell’impresa, l’imposizione degli utili da capitale dovrebbe colpire i benefici tesorizzati attraverso uno strumento indiretto e rincarare l’autofinanziamento per rispetto al finanziamento tramite l’emissione di partecipazioni. La tassa d’emissione sul capitale proprio percorre proprio la via opposta. Essa rincara il finanziamento tramite emissione di partecipazioni (secondo il principio distribuire e riprendere) per rispetto all’autofinanziamento. Essa aumenta l’attrattiva della tesorizzazione dei benefici e incoraggia di conseguenza la realizzazione (esente da imposta) di utili sul capitale.
Semplicità amministrativa: per quello che concerne il dispendio legato all’imposizione e alla riscossione, il bilancio della tassa d’emissione è favorevole