Rapporto esplicativo

Consultazione 2013/27: Riforma della previdenza per la vecchiaia 2020 · 214 pagine

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previdenza professionale, dato che le rendite devono essere versate per un periodo più lungo, il che pregiudica progressivamente l'equilibrio finanziario delle due assicurazioni sociali.

1.6.1.2 Diminuzione dei tassi di natalità

Negli anni Sessanta, il numero medio di figli per donna era 2,6. Questa cifra è scesa a 1,5 fino alla fine degli anni Settanta, per poi attestarsi all'incirca su quel livello. Il tasso di natalità è dunque inferiore al tasso di sostituzione della popolazione. Attualmente, questo non incide ancora direttamente sul sistema della previdenza per la vecchiaia, dato che la diminuzione del numero di giovani che entra nella vita attiva è stata finora bilanciata dall'arrivo quasi costante di immigrati in età attiva. Essendosi integrati rapidamente sul mercato del lavoro, questi ultimi hanno contribuito immediatamente al finanziamento del sistema di ripartizione.

1.6.1.3 Modifica della struttura per età della popolazione

Negli ultimi cinquant'anni, la crescita della popolazione in Svizzera ha segnato il livello più elevato, grazie non solo alle numerose nascite dovute al baby boom (generazioni nate tra il 1942 e il 1972), ma anche all'afflusso di lavoratori stranieri. In questo lasso di tempo, la popolazione residente è cresciuta del 30 per cento, superando gli 8 milioni nel 2012. Questo notevole e quasi costante aumento è ascrivibile per due terzi all'immigrazione e solo per un terzo all'eccedenza naturale.

Il saldo migratorio e l'effettivo degli stranieri non incidono solo sulla crescita demografica, ma anche sulla struttura per età della popolazione, che ha registrato variazioni importanti nel corso degli ultimi decenni. Se nel 1970 la quota delle persone di 65 anni o più si situava all'11,5 per cento, nel 2012 è passata al 17,4 per cento. Al contrario, la quota delle persone di meno di 20 anni è diminuita, tra il 1970 e il 2012, dal 31,0 al 20,4 per cento. Dato che la riduzione del gruppo dei giovani è più consistente rispetto all'aumento di quello degli ultrasessantacinquenni, nello stesso arco temporale la quota di persone in età da lavoro (20-64 anni) sulla popolazione totale è passata dal 57,5 al 62,2 per cento.

In seguito al progressivo raggiungimento dell'età di pensionamento da parte delle generazioni del baby boom, nel medio periodo due gruppi assumeranno una crescente importanza relativa: quello delle persone di oltre 50 anni e quello delle persone di oltre 65 anni. In futuro l'età mediana della popolazione continuerà ad aumentare.

Questa evoluzione avrà conseguenze rilevanti sulle spese dell'AVS e della previdenza professionale: il numero di beneficiari di prestazioni di vecchiaia aumenterà, così come la durata del versamento delle prestazioni, che seguirà l'aumento della speranza di vita. Il gruppo delle persone di età compresa tra i 20 e i 40 anni si ridurrà progressivamente e il numero di figli aumenterà solo lievemente grazie all'immigrazione o a un aumento della natalità. Infine, l'effettivo dei giovani, «riserva» di manodopera per il futuro, tenderà a diminuire.