Rapporto sui risultati

Consultazione 2013/27: Riforma della previdenza per la vecchiaia 2020 · 105 pagine

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Alcuni privilegiano però un'altra procedura. ASIP, VVP, cassa pensioni ALVOSO LLB, SIBA, IZS e Groupe Mutuel chiedono ad esempio la depoliticizzazione dell'aliquota minima di conversione LPP. Per l'ASIP il disciplinamento proposto è troppo rigido e non tiene praticamente conto di eventuali cambiamenti sui mercati finanziari (sia verso il basso che verso l'alto). A suo avviso, va vagliata l'opportunità che il legislatore determini unicamente il meccanismo per fissare questo parametro meramente tecnico, una procedura che consentirebbe soluzioni più flessibili. Per la CSEP il passaggio dell'aliquota minima di conversione dal 6,8 al 6,0 per cento come proposto dal Consiglio federale è insufficiente in un'ottica attuariale. La speranza di vita prevista per il 2020 giustificherebbe, con un tasso d'interesse tecnico del 3 per cento e l'applicazione di tavole generazionali, un'aliquota del 5,6 per cento al massimo. La Camera apprezzerebbe inoltre che il Consiglio federale disciplinasse anche le aliquote di conversione a partire dai 58 anni. L'ASA/SVV non ritiene adeguata l'attuazione della misura in quattro tappe, poiché diverse casse (anche statali) con prestazioni integrate applicano già oggi aliquote inferiori al 6,0 per cento. Publica considera la soluzione proposta come troppo rigida. Già attualmente, tenendo conto della speranza di vita in aumento e delle aspettative di un livello di tassi d'interesse persistentemente basso, numerosi istituti di previdenza con prestazioni integrate hanno ridotto l'aliquota a meno del 6 per cento o sarebbero pronti a farlo. L'ASA/SAV chiede una riduzione al 5,6 per cento massimo, in un'unica tappa. La BVK esige un adeguamento rapido dell'aliquota minima di conversione e auspica che essa sia determinata dal mercato.

PK-Netz e ARPIP criticano la proposta di riduzione dell'aliquota. PK-Netz chiede di analizzare più approfonditamente le ripercussioni di un passaggio al 6 per cento e sostiene che l'aliquota minima di conversione non debba essere disciplinata nella legge. L'ARPIP auspica che essa venga bloccata al 6,8 per cento.

Altri partecipanti

Nel complesso, 17 organizzazioni e 3 privati si dichiarano favorevoli alla riduzione proposta dell'aliquota minima di conversione. Tra questi figurano nove organizzazioni facenti parte dell'USAM – con pareri in gran parte dello stesso tenore – (SSV, PCS, UPSC,

interieursuisse, Fromarte, ASET, coiffuresuisse, FSL e ASSC) nonché cp, GastroSuisse, Forum PMI, PMS, SDRCA, hotelleriesuisse, CSP e COSAS. Tra i

partecipanti, la tendenza è chiara: essi ritengono che l'aliquota minima di conversione vada assolutamente adeguata alla situazione economica, in quanto si tratta di un parametro meramente tecnico. FER, Suissetec, AUF, Justitia et Pax, Caritas, transfair ed Ebenrain-Konferenz esprimono alcune riserve. La FER auspica che il Consiglio federale analizzi ulteriormente le ripercussioni delle misure proposte e fa notare che si dovrebbe perseguire piuttosto un prolungamento del periodo di risparmio, in modo da attenuare la riduzione dell'aliquota minima. Suissetec è invece piuttosto contraria alle misure compensative e alla riduzione dell'aliquota. Justitia et Pax raccomanda di non fissare definitivamente la riduzione, poiché altrimenti non si potrebbe reagire a eventuali cambiamenti, positivi o negativi che siano. Per transfair ed Ebenrain-Konferenz dovrebbero essere adottate misure compensative significative per mantenere il livello delle rendite.

Unia e suisseculture si oppongono all'adeguamento dell'aliquota minima di conversione.

4.4.2 Regolamentazione transitoria relativa all'adeguamento dell'aliquota minima di conversione

L’avamprogetto prevede che l'aliquota minima di conversione LPP venga ridotta di 0,2 punti percentuali all'anno nei quattro anni successivi all'entrata in vigore della riforma.