Rapporto sui risultati

Consultazione 2013/27: Riforma della previdenza per la vecchiaia 2020 · 105 pagine

Fedlex · Rapporto sui risultati · Pagina 49Fedlex · Rapporto sui risultati

organizzazioni di lavoratori. I favorevoli considerano insufficiente l’attuale partecipazione dei lavoratori; i contrari sostengono invece che un aumento della quota minima metta a

repentaglio l’importante modello dell’assicurazione completa per le piccole e medie imprese (PMI).

Cantoni

I Cantoni di LU, ZG, FR, BS, GR, TG, VD, SO, NE e JU sono di principio favorevoli a un adeguamento della quota minima, rispettivamente alle misure istituzionali proposte. AI si dichiara contrario. BL, pur riconoscendo la necessità di intervento, deplora però che il rapporto rimanga piuttosto vago per quanto riguarda le misure previste.

Partiti politici e sezioni di partito

Tra i partiti politici, il PSS e il PES appoggiano un adeguamento della quota minima. Il PSS, tuttavia, considera insufficienti le misure proposte e nel caso della variante 1 chiede almeno un aumento al 95 per cento. A suo giudizio, una diversificazione delle quote minime come previsto dalla variante 2 può essere accettata, ma in tal caso le quote dovrebbero essere fissate al 95/97 per cento. Esprime inoltre scetticismo riguardo alla possibilità accordata al Consiglio federale di ridurre temporaneamente la quota minima in determinate circostanze. Per i premi di rischio, il PSS rivendica misure più incisive rispetto a quanto proposto. In particolare, occorrerebbe fissare una soglia decisamente meno elevata per la nozione di tariffa «abusiva». PLR e UDC sono contrari a un adeguamento della quota minima, poiché la ritengono ampiamente ingiustificata. Per il PLR manca la prova della necessità, rispettivamente la relativa perizia. Inoltre, l’Amministrazione dovrebbe proporre un meccanismo che eviti di limitare ulteriormente la concorrenza e di più facile comprensione. Per il PEV il problema principale non consiste invece nella percentuale, bensì nella chiarezza del metodo proposto (calcolo in base agli importi lordi o netti). Il metodo è l’aspetto principale anche per il PSdL, che rivendica il passaggio al metodo basato sul risultato. Il PS 60+ si oppone di principio alla partecipazione delle compagnie private di assicurazione sulla vita alla previdenza professionale.

Associazioni mantello dell’economia

Tra le associazioni mantello dell’economia, USI/economiesuisse e USAM sono contrarie a un adeguamento. Rammentano che oggi la quota effettiva di distribuzione supera già il 92 per cento e che il modello dell’assicurazione completa è importante per le PMI. Per USI/economiesuisse è essenziale che gli assicuratori sulla vita possano continuare a esercitare l’attività secondo criteri di economia aziendale. Oggi i profitti degli assicuratori non sarebbero assolutamente elevati. La necessità di un aumento sarebbe ancora tutta da dimostrare. Nel contesto in questione, ciò che conta è che funzioni il gioco della concorrenza tra gli operatori. USI/economiesuisse chiedono inoltre che la facoltà di decidere il provvisorio abbassamento della quota minima venga attribuita alla FINMA. Le due associazioni sono entrambe del parere che quote minime diverse per l’assicurazione contro i rischi e l’assicurazione completa non siano una soluzione praticabile. Dato che la maggior parte degli assicuratori offre modelli di previdenza diversi, nel settore delle assicurazioni di rischio si dovrebbero costituire collettivi diversi a seconda del modello, con conseguente aumento dei costi. USI/economiesuisse approvano le misure tese a migliorare la trasparenza nel settore dei premi di rischio, ma sostiene che occorra contemporaneamente ridurre l’aliquota minima di conversione a un livello accettabile. L’USAM respinge di principio tutte le misure proposte nel settore degli assicuratori sulla vita, che causerebbero ingenti costi senza portare alcun vantaggio. USS, SIC Svizzera e Travail.Suisse sono favorevoli a un adeguamento. Le tre associazioni sindacali chiedono una quota minima più elevata rispetto a quella proposta nel rapporto, pari almeno al 95 per cento. Esse sono del parere che occorra limitare sia i premi di rischio esorbitanti sia i profitti degli assicuratori in questo