Rapporto sui risultati

Consultazione 2013/27: Riforma della previdenza per la vecchiaia 2020 · 105 pagine

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ramo di attività, poiché esso sarebbe una componente del sistema di sicurezza sociale. Ancora oggi i profitti sarebbero troppo elevati, in particolare a causa della notevole sproporzione esistente tra ricavi e costi nel processo di rischio. Di conseguenza, anche le associazioni sindacali rivendicano una soglia meno elevata per la nozione di tariffa abusiva. L’USS chiede inoltre che in futuro si rinunci all’artificio del fondo eccedenze, estraneo al sistema delle assicurazioni sociali. In avvenire le eccedenze dovrebbero essere distribuite direttamente agli assicurati. In concreto, l’USS chiede quote minime di distribuzione comprese tra il 92 e il 95 per cento per il processo di risparmio, del 97 per cento per il processo di rischio e un processo dei costi equilibrato. SIC Svizzera preferirebbe il metodo di calcolo basato sul risultato, ma accetterebbe anche il metodo basato sul reddito, purché con una quota notevolmente più elevata. Per Travail.Suisse una differenziazione delle quote minime è senz’altro concepibile. Se la distinzione fosse operata tra copertura completa e parziale, il tasso della quota minima per la prima dovrebbe essere fissato almeno al 95 per cento, quello della quota applicabile alla seconda almeno al 97 per cento.

Istituti di previdenza e d’assicurazione, associazioni professionali e organi esecutivi

Tra le istituzioni del settore, le misure riguardanti la quota minima sono perlopiù oggetto di critiche. Tanto la SAA e la CSEP quanto Publica sono contrarie a un adeguamento, che a loro giudizio potrebbe mettere in pericolo il modello dell’assicurazione completa tanto importante per la previdenza professionale. Le attività in questo ramo devono poter essere esercitate secondo principi di economia aziendale. L’ASIP e il GIP, pur essendo favorevoli alla verifica, vorrebbero però conoscerne i risultati prima di dare la loro approvazione all’adeguamento. inter-pension formula analoghe riserve, ma non ha obiezioni di principio contro un adeguamento. SIBA, VVP e Vorsorgeforum sono invece contrari, mentre PK-Netz esprime approvazione. L’ASA/SVV è anch’essa contraria a un adeguamento della quota minima, come del resto la SAA. In caso di aumento della quota minima, le attività nel ramo della previdenza professionale, e soprattutto il modello dell’assicurazione completa, non potrebbero praticamente più essere esercitate secondo principi di economia aziendale. I redditi realizzati in passato non sarebbero stati esorbitanti, in particolare se si considerano i rischi elevati legati a questo ramo di attività. L’ASA/SVV si dichiara chiaramente contraria anche a una quota minima differenziata, soprattutto per ragioni pratiche. La necessità di ripartire l’effettivo degli assicurati limiterebbe le possibilità di diversificazione e provocherebbe un conseguente aumento dei costi. Come USI/economiesuisse, anche l’ASA/SVV chiede che la facoltà di decidere il provvisorio abbassamento della quota minima venga attribuita alla FINMA.

Altri partecipanti

9 organizzazioni affiliate all’USAM (PCS, UPSC, FSL, scarpasvizzera, ASSC, ASET, Fromarte, coiffuresuisse, interieursuisse) si oppongono a un adeguamento della quota minima per gli stessi motivi addotti dall’USAM. Anche il cp disapprova l’adeguamento.

La Fondazione svizzera per la protezione dei consumatori (SKS) auspica, come l’USS, quote minime più elevate e condivide lo scetticismo del PSS circa la possibilità di un adeguamento temporaneo della quota minima per decreto del Consiglio federale. Rivendicano un aumento della quota anche SSP/VPOD e transfair.

La DOK è favorevole a un aumento della partecipazione alle eccedenze e riguardo alla quota minima propende per la variante 1 con tasso unico del 94 per cento. Anche CSA e ASA/SVS sono favorevoli alla variante 1 per quanto riguarda la partecipazione alle eccedenze.