Rapporto sui risultati

Consultazione 2013/69: Modifica delle basi legali per l'ulteriore sviluppo dell'esercito · 82 pagine

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JU è favorevole alla limitazione della componente «difesa» alla competenza di difesa («savoir faire»), ma ritiene che quest’ultima non debba scendere al di sotto del livello indicato nel rapporto. Sottolinea inoltre la necessità di analizzare costantemente, in futuro, la situazione per quanto riguarda le possibili minacce per la Svizzera. In tale ambito, accoglie con favore l’attenzione prestata ai cyberattacchi.

Il PPD lamenta la mancata separazione tra strategia e tattica.

Il PLR chiede che l’esercito non disponga soltanto della competenza di difesa («savoir faire»), ma anche della relativa capacità («pouvoir faire»). Ritiene inoltre che occorra effettuare una stima delle potenziali minacce a lungo termine e allestire un catalogo preciso delle minacce, dei rischi e dei pericoli concreti a breve termine.

IL PVL chiede, ai fini dell’attuazione della Strategia nazionale per la protezione della Svizzera contro i cyber-rischi, un organo di direzione e di coordinamento centrale che funga da interlocutore per gli attori provenienti dall’Amministrazione e dall’economia e, al contempo, si assuma anche la responsabilità nei confronti del Consiglio federale e del Parlamento. Il PVL ritiene che la strategia debba essere attuata nel quadro di un’organizzazione di progetto coinvolgendo i principali dipartimenti e rappresentanti delle infrastrutture critiche. È inoltre dell’avviso che le basi legali a livello federale debbano essere presentate al Parlamento sotto forma di atto modificatore unico contenente tutti gli adeguamenti legislativi proposti. Secondo il PVL occorre anche creare, a livello federale, un nuovo ufficio responsabile dei compiti operativi della Confederazione, dell’ulteriore sviluppo della cyber defense e della stretta collaborazione con il servizio informazioni.

Il PVL chiede che vengano ampliate le capacità per gli impieghi di promovimento della pace all’estero al fine di contribuire alla stabilizzazione e al promovimento della pace a livello internazionale. In tale ambito, propone di fare in modo che, per il promovimento della pace, possano essere impiegati contemporaneamente fino a 1000 militari. Il PVL è inoltre dell’avviso che gli impieghi di promovimento della pace debbano continuare a svolgersi su base volontaria e soltanto nel quadro di mandati dell’ONU e dell’OSCE.

Il PS deplora il fatto che finora il DDPS si sia rifiutato di rendere pubblici i documenti di base relativi alla dottrina. Per questo ritiene che le riflessioni concettuali su cui si fondano i capitoli «Dottrina» e «Profilo prestazionale» siano difficilmente comprensibili. Secondo il PS occorre rinunciare alla reintroduzione dell’ormai obsoleto sistema di mobilitazione. Il PS considera inoltre incomprensibile il profilo prestazionale nell’ambito della difesa e, a tale proposito, si dichiara favorevole al profilo prestazionale contemplato nel Rapporto sull’esercito 2010. Il PS ritiene che l’esercito non possa compensare le opportune riduzioni nell’ambito della difesa incrementando le risorse per l’appoggio a favore delle autorità civili. Per il PS, l’aiuto in caso di catastrofe non rappresenta un compito primariamente militare. Per questo il PS respinge il considerevole aumento dell’effettivo dell’esercito a favore di un’«azienda di servizi per qualsiasi evenienza» di cui i Cantoni possono usufruire liberamente. Ritiene infatti che, per gli impieghi d’appoggio a favore delle autorità civili, compresi gli impieghi di sicurezza e quelli volti a tutelare gli interessi svizzeri nelle regioni estere (limitrofe), siano sufficienti, in caso di gravi minacce alla sicurezza effettivamente rilevanti dal punto di vista militare, dai 5000 ai 10 000 militari appositamente istruiti. Qualora un simile effettivo non sia sufficiente per far fronte a una determinata emergenza, comunque difficile da immaginare, il PS propone di impiegare a tale scopo anche una parte dei 22 000 militari istruiti per il caso di difesa. Il PS accoglie favorevolmente l’obiettivo di impiegare contemporaneamente fino a 500 militari per il promovimento della pace, ma ritiene che il grado di prontezza previsto sia assolutamente insufficiente. In caso di bisogno, infatti, dovrebbero poter essere inviati specialisti entro pochi giorni e contingenti entro poche settimane. Il PS è dell’avviso che sia necessario correggere la sproporzione tra le prestazioni di base e le prestazioni rilevanti per la sicurezza. Ritiene inoltre che la condotta e la logistica debbano essere incentrate sugli aspetti necessari dal punto di vista della politica di sicurezza e che le prestazioni di base a favore di terzi non debbano essere fornite cumulativamente.

L’USAM ritiene che l’esercito debba disporre soprattutto una gamma di capacità militari corrispondente a quella di un parametro di riferimento (benchmark) internazionale rappresentato