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Consultazione 2015/79: Rapporto del Consiglio federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 94 pagine

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Rapporto sulla politica di sicurezza 2016 (progetto) Pagina 17 _____________________________________________________________________________________

verifica all’interno del Paese. Non si tratta quindi più soltanto dell’attacco sferrato alle frontiere da parte di forze armate statali.

Con l’ulteriore sviluppo dell’esercito sono state tratte conclusioni concrete in merito al mutamento del carattere dei conflitti, in particolare per quanto riguarda la prontezza, l’istruzione e l’equipaggiamento. Gli attacchi armati possono essere sferrati velocemente ed è per questo che l’esercito – soprattutto al fine di proteggere le infrastrutture critiche – deve poter essere chiamato in servizio e impiegato in tempi rapidi. In seguito all’ampliamento delle possibilità di attacco e all’aumento della probabilità che vengano colpiti obiettivi civili, rispetto a ora l’esercito deve essere maggiormente orientato alla protezione e allo svolgimento di compiti di sicurezza, sia nell’ambito di impieghi sussidiari per appoggiare le autorità civili sia nell’attuazione del compito di difesa originario, e ciò si ripercuote anche sull’istruzione e sull’equipaggiamento.

Per poter reagire efficacemente alle suddette forme di conflitto è importante conoscere le infrastrutture critiche e saper definire rapidamente le relative priorità. A tal fine è utile gestire un inventario aggiornato delle infrastrutture critiche e integrarlo in un sistema nazionale di analisi integrata della situazione, come pure elaborare e verificare appositi dispositivi di protezione per opere particolarmente importanti.

Nell’ambito dello sviluppo dell’informazione e della comunicazione da parte delle autorità occorre considerare il notevole potenziale della propaganda e della disinformazione, in modo che, in caso di evento, con un’informazione e una comunicazione veritiere sia possibile annullare o almeno attenuare le ripercussioni della propaganda e della disinformazione.

La dimensione «cyber» dei conflitti moderni è uno dei motivi per cui le aziende pubbliche e private, le imprese e le amministrazioni – come pure l’esercito – si impegnano a proteggersi meglio da questo punto di vista e costituisce inoltre una ragione per mantenere e sviluppare ulteriormente le capacità di intelligence e forensi necessarie al fine di riconoscere, perseguire e documentare i cyberattacchi, anche per contrastare la disinformazione.

L’utilizzo, nell’ambito di conflitti, di truppe senza insegne di riconoscimento e l’impiego di forze non statali dirette e alimentate da Stati sollevano questioni di carattere operativo e giuridico.

2.2 Minacce e pericoli

Se si osserva l’evoluzione delle minacce e dei pericoli8 dall’ultimo rapporto sulla politica di sicurezza a oggi, è possibile riscontrare avvenimenti significativi soprattutto per quanto concerne i conflitti armati (Ucraina, Yemen, Siria, Iraq), il terrorismo (ascesa del cosiddetto «Stato islamico» e di Boko Haram), lo spionaggio (caso NSA) e le catastrofi tecnologiche (Fukushima). Si registrano invece meno cambiamenti nel campo della criminalità, dell’estremismo violento, del rischio di perturbazioni dell’approvvigionamento e dei pericoli naturali.

Sono inoltre aumentati i cyberattacchi (da parte di attori statali e non statali) e la cybercriminalità (sempre da parte di attori statali e non statali). Mentre nell’ultimo rapporto la minaccia concernente il cyberspazio era stata riassunta nella parte dedicata agli attacchi all’infrastruttura informatica e all’infrastruttura di comunicazione, in questa sede viene adottato un approccio diverso. L’informatica permea praticamente tutti gli ambiti della vita e, ovunque vengano utilizzate reti informatiche su larga scala, esiste il rischio che lo spazio virtuale in cui operano tali reti, ovvero il cyberspazio, sia usato a fini illeciti: la minaccia

8 Una minaccia presuppone la volontà di danneggiare la Svizzera o i suoi interessi o per lo meno di accettare il rischio di un simile danneggiamento. Un pericolo non presuppone alcuna volontà di danneggiare (per es. pericoli naturali e tecnici).