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Consultazione 2015/79: Rapporto del Consiglio federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 94 pagine

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Rapporto sulla politica di sicurezza 2016 (progetto) Pagina 24 _____________________________________________________________________________________

I maggiori progressi riguardano il rinnovamento dell’aviazione militare. Dopo alcune difficoltà, dall’inizio del decennio in corso le forze aeree russe si stanno rapidamente dotando di mezzi moderni e, attualmente, la Russia è di gran lunga il Paese europeo con il più alto numero di velivoli da combattimento acquistati ogni anno. Già oggi dispone della più grande flotta di moderni velivoli da combattimento d’Europa e, qualora il ritmo degli acquisti dovesse mantenersi su questi livelli, molto probabilmente la flotta sarà quasi raddoppiata entro il 2020, raggiungendo una dimensione pari a quella delle forze aeree di Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia messe insieme. Dal punto di vista tecnologico, i velivoli da combattimento russi sono senz’altro paragonabili agli aerei occidentali come l’F/A-18C/D. Sono stati compiuti progressi anche per quanto concerne l’istruzione, tanto che, per esempio, le ore di volo annuali dei piloti russi non si discostano più molto dai livelli occidentali. Il rinnovamento delle altre forze armate si trova invece in una fase meno avanzata. A livello di forze terrestri è stata promossa in primo luogo la creazione di forze speciali adatte a gestire conflitti di carattere locale. L’industria d’armamento russa sta inoltre lavorando al rinnovamento totale del parco di veicoli da combattimento, puntando tra l’altro su un nuovo carro armato da combattimento che rappresenta la prima vera innovazione in questo campo dagli anni 1970 del secolo scorso a oggi. Lo sviluppo di una nuova generazione di veicoli da combattimento comporta però anche sfide tecniche e rischi e occorreranno ancora alcuni anni prima che la Russia proceda ad acquisti su larga scala in quest’ambito. Sono invece meno concrete le informazioni disponibili in merito alla creazione, in seno alle forze armate, di apposite capacità nel settore «cyber». Probabilmente si tratta di un settore altamente prioritario ed è lecito supporre che le forze armate russe dispongano già di competenze sostanziali in questo campo e che le utilizzino non solo a supporto di azioni militari ma anche come mezzo autonomo nonché per scopi non militari.

Nonostante la riuscita dell’opera di rinnovamento su larga scala, le forze armate russe presentano tuttavia ancora notevoli carenze in particolare negli ambiti della ricognizione e della condotta, dove i progressi saranno probabilmente difficili e non si prevedono risultati sostanziali in breve tempo. Inoltre, nel quadro del rinnovamento delle proprie forze armate, la Russia incontrerà problemi anche in altri settori. Sarà infatti difficile attuare la riforma nella sua totalità come pure modernizzare e rinnovare in modo capillare tutto il materiale, in particolare per quanto concerne le forze terrestri, e i risultati in questo settore arriveranno soltanto sul lungo periodo. Dal 2014, inoltre, il calo del prezzo del petrolio e le sanzioni economiche contro la Russia decise a causa della situazione in Ucraina creano incertezza nell’ambito del finanziamento delle riforme militari.

Nei prossimi anni si prevede comunque un sostanziale aumento delle capacità delle forze armate della Russia e ciò influirà soprattutto sulla capacità di gestire i conflitti locali, che rappresenta una priorità per le forze armate russe. Al fine di garantire la sicurezza delle sue frontiere meridionali, la Russia vuole essere in grado di intervenire militarmente in qualsiasi momento con piccole formazioni. Per il momento, tuttavia, probabilmente le forze armate russe non dispongono delle capacità richieste per condurre con successo operazioni su larga scala contro la NATO e, in particolare, almeno allo stato attuale, per raggiungere la superiorità aerea necessaria a tal fine.

Mancanza di chiarezza sullo sviluppo delle capacità militari convenzionali negli Stati della NATO

Dopo la fine della Guerra fredda, praticamente tutti gli Stati della NATO hanno ridotto e riorientato le proprie forze armate. In base alla minaccia percepita all’epoca, si prevedeva che, in futuro, le forze armate dovessero essere impostate soprattutto per la gestione di crisi e il mantenimento della pace all’estero. La maggior parte degli Stati della NATO, in particolare i più grandi, si è adoperata per potenziare la capacità delle proprie forze armate di compiere spedizioni all’estero.