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Consultazione 2015/79: Rapporto del Consiglio federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 94 pagine

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Rapporto sulla politica di sicurezza 2016 (progetto) Pagina 32 _____________________________________________________________________________________

matrice jihadista nonché impedire che, a partire dal suo territorio, vengano pregiudicati gli interessi di altri Stati in materia di sicurezza.

Anche le possibilità di utilizzare il cyberspazio per scopi illegali e gli abusi effettivi commessi sono aumentati. Finora non si sono verificati cyberattacchi su larga scala che abbiano anche provocato notevoli danni fisici o addirittura morti e, probabilmente, gli eventi più significativi in tale ambito sono stati l’impiego di un software dannoso per sabotare gli impianti di arricchimento dell’uranio in Iran e un cyberattacco contro un’acciaieria in Germania, che ha arrecato ingenti danni all’impianto. Negli ultimi anni sono però emerse chiaramente non solo le molteplici capacità tecniche esistenti per utilizzare illegalmente il cyberspazio, ma anche la spregiudicatezza con cui gli Stati sono pronti a ricorrervi. Rispetto al passato, questa minaccia ha assunto una maggiore rilevanza anche per la sicurezza della Svizzera e la protezione di sistemi e infrastrutture di informazione e comunicazione è diventata più importante.

Esistono tuttavia anche minacce e pericoli che non hanno subito grandi variazioni negli ultimi anni. È in particolare il caso delle catastrofi naturali, delle situazioni d’emergenza, della criminalità e delle perturbazioni dell’approvvigionamento. Anche se queste situazioni continuano a rappresentare le minacce e i pericoli più concreti per la sicurezza della Svizzera, in tale ambito le sfide in materia di politica di sicurezza rimangono essenzialmente invariate.

L’aumento dei flussi di profughi e migranti può causare problemi sociali e politici, ma la migrazione in sé non rientra primariamente nella sfera di competenza della politica di sicurezza e non può essere definita una minaccia o un pericolo. Le circostanze ad essa legate possono però rivelarsi importanti dal punto di vista della politica di sicurezza.

Considerando la totalità delle minacce, è possibile constatare un aumento del numero degli attori rilevanti per la politica di sicurezza e una maggiore diversificazione dei mezzi impiegati. Sono sempre di più numerosi gli Stati, le organizzazioni, i gruppi e gli individui che dispongono delle possibilità e dei mezzi necessari per commettere azioni con effetti nel campo della politica di sicurezza, che spesso si ripercuotono anche sulla Svizzera (per es. cyberattacchi, attività di propaganda, armi moderne). Le minacce e i pericoli che ne derivano sono pertanto diventati ancora più complessi, interconnessi e confusi e tale tendenza proseguirà probabilmente anche in futuro.

Uno sviluppo essenziale – anche per la Svizzera – è rappresentato dalla minore importanza della geografia e della distanza. Se finora le caratteristiche naturali quali la posizione geografica e le distanze svolgevano anche un’importante funzione di protezione, per molte minacce oggi la situazione è quasi completamente cambiata. Certe minacce, infatti, non si fermano nemmeno davanti a fiumi o oceani. La loro imprevedibilità e, pertanto, anche la loro pericolosità sono date dal fatto che esse non hanno più vincoli geografici e spaziali e, di conseguenza, un Paese può essere interessato con notevole rapidità da eventi e sviluppi che hanno avuto origine da tutt’altra parte. Per questo, rispetto al passato, nell’ambito della politica di sicurezza bisogna pensare e agire concentrandosi maggiormente sull’eventualità che un Paese possa essere attaccato in modo massiccio anche se le sue frontiere fisiche sono perfettamente sorvegliate e protette. Ciò riguarda soprattutto le attività nel cyberspazio.

Alla luce dell’interconnessione tra gli eventi e della loro imprevedibilità, è inoltre sempre più necessario impostare la gestione delle minacce e dei pericoli «partendo dalla fine» e non dall’inizio. Questo significa che non bisogna più considerare in primo luogo le singole minacce e poi le loro possibili conseguenze, ma partire dai possibili effetti di un determinato episodio e dalla loro gestione. Questa è l’idea alla base della resilienza, che consiste nel migliorare la protezione, la resistenza e la capacità di rigenerazione di un sistema globale, in questo caso del «sistema globale Svizzera» (per es. mediante la creazione di ridondanze in settori come quelli della comunicazione o dell’approvvigionamento energetico). L’approccio non è nuovo, ma deve essere ulteriormente consolidato nell’ambito della politica di sicurezza sia a livello di riflessioni teoriche sia sul piano pratico. Questo anche perché molte delle minacce concrete attualmente