Rapporto esplicativo

Consultazione 2018/48: Stabilizzazione dell'AVS (AVS21) · 116 pagine

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delle persone nella fascia di età di 80 anni e oltre è meno favorevole e si avvicina a quella del gruppo tra i 25 e i 34 anni.

3 Raffronto internazionale

Benché i sistemi pensionistici nazionali siano difficilmente comparabili, si possono mettere in evidenza gli elementi indicati di seguito.

Negli ultimi anni, gli Stati europei hanno avviato riforme più o meno importanti per far fronte all’evoluzione demografica, in modo da garantire la sostenibilità dei loro sistemi pensionistici. Queste riforme tendono perlopiù a incentivare la popolazione a lavorare di più e più a lungo, un obiettivo che può essere raggiunto con diverse misure.

In primo luogo, si possono menzionare quelle relative all’età di pensionamento. Nei Paesi in cui essa è diversa per gli uomini e per le donne, quella delle donne è aumentata in modo da parificarla a quella degli uomini (Austria, Italia, Regno Unito).

Quasi tutti i Paesi europei hanno innalzato o stanno innalzando l’età legale od ordinaria di pensionamento, prevedendo talvolta lunghi periodi di transizione (Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Spagna). Occorre tuttavia tenere conto dei due elementi seguenti: da un lato, l’età di pensionamento legale non può essere considerata isolatamente, ma va messa in relazione con l’età di pensionamento effettiva. L’aumento dell’età di pensionamento legale non ha alcun effetto se i lavoratori lasciano il mercato del lavoro ben prima dell’età stabilita dalla legge. Di conseguenza, la sfida maggiore per molti Paesi europei è far corrispondere l’età di uscita dal mercato del lavoro all’età ordinaria di pensionamento: la prima è infatti inferiore alla seconda in più della metà dei Paesi dell’OCSE, con una differenza che varia tra sei mesi (Repubblica ceca) e quattro anni e mezzo (Italia) nel caso degli uomini e tra un anno (Polonia) e oltre cinque anni (Belgio) nel caso delle donne (2016)30. D’altro canto, per poter valutare pienamente la situazione di questi Paesi occorre considerare il contesto generale nel quale si inserisce il loro sistema pensionistico nazionale, come ad esempio le garanzie offerte dal diritto del lavoro o le condizioni della vita professionale. Innanzitutto, in linea di massima i Paesi europei dispongono di solidi meccanismi per la tutela delle persone anziane nel mondo del lavoro, talvolta vincolanti per le imprese, come ad esempio una legislazione specifica che impedisce le discriminazioni sul lavoro dovute all’età (in particolare l’Equal Treatment in Employment [Age Discrimination] Act dei Paesi Bassi), misure volte a promuovere l’attività professionale degli anziani (al riguardo si possono menzionare alcune misure introdotte in Italia con lo Jobs Act del 2015), un diritto all’impiego fino a una determinata età (p. es. in Svezia la legge sulla sicurezza dell’impiego sancisce tale diritto fino a 67 anni) o una protezione contro i licenziamenti dovuti all’età (in Danimarca, Italia, Norvegia e Paesi Bassi fino a 72 anni). Questi Paesi prevedono inoltre per legge generosi congedi familiari: gli Stati membri dell’UE sono tenuti a contemplare un diritto individuale a un congedo parentale di almeno quattro mesi. Infine, in questi Paesi il numero di ore

30 OCSE, Pensions at a Glance 2017, OECD and G20 Indicators, 2017.