Rapporto esplicativo
Consultazione 2018/48: Stabilizzazione dell'AVS (AVS21) · 116 pagine
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fatto che i lavoratori anziani incontrano spesso difficoltà a rimanere nel mercato del lavoro o a reinserirvisi in caso di disoccupazione. Un aumento dell’età di riferimento oltre i 65 anni, che non coincide con la realtà del mercato del lavoro, causerebbe solo un travaso di costi verso altre assicurazioni. Per questi motivi, il progetto prevede un’età di riferimento unica per gli uomini e per le donne. Le persone che hanno la possibilità di continuare a lavorare oltre il 65° anno d’età potranno farlo volontariamente d’intesa con il proprio datore di lavoro. Le misure previste dal presente progetto permetteranno di migliorare le condizioni per il proseguimento dell’attività lucrativa.
Affinché la nuova regolamentazione possa esplicare i suoi effetti, è indispensabile un coordinamento tra il 1° pilastro e la previdenza professionale obbligatoria: se nel 1° pilastro saranno ridefiniti l’anticipazione e il rinvio della prestazione di vecchiaia e verrà introdotta la riscossione parziale, gli assicurati potranno però sfruttare queste nuove possibilità solo se la previdenza professionale obbligatoria applicherà in linea di massima gli stessi principi. Per la maggioranza degli assicurati, infatti, la decisione di ritirarsi dalla vita professionale (completamente o in parte) non è determinata in primo luogo dalla rendita AVS, bensì dall’ammontare delle prestazioni del 2° pilastro obbligatorio. Il fatto che, ad esempio, una persona si avvalga della facoltà di rinviare la riscossione della propria rendita AVS e continui quindi a lavorare dipenderà notevolmente dalla possibilità di fare altrettanto con la prestazione di vecchiaia della previdenza professionale obbligatoria. Per questo motivo è necessario trattare la flessibilizzazione della riscossione delle prestazioni di vecchiaia e l’armonizzazione dell’età di riferimento in entrambi i pilastri nel quadro del medesimo progetto di revisione.
4.1.2 Dall’età di pensionamento all’età di riferimento
– L’età di riferimento sarà il momento in cui si potrà riscuotere una rendita di vecchiaia ordinaria senza riduzioni né supplementi.
L’età di pensionamento è il parametro fondamentale nella previdenza per la vecchiaia. Essa determina il momento a partire dal quale una persona ha diritto a una rendita di vecchiaia senza riduzioni (in caso di anticipazione) né supplementi (in caso di rinvio). L’età di pensionamento segna di principio anche la fine dell’obbligo contributivo generale per l’AVS e rappresenta l’età limite fino alla quale può essere percepita una rendita dell’AI. Inoltre, l’età di pensionamento fissa il momento in cui è necessario un coordinamento con gli altri ambiti e con le altre assicurazioni sociali.
L’importanza di questo parametro va però oltre la previdenza per la vecchiaia e ha conseguenze in particolare per il mondo del lavoro. Spesso, infatti, il raggiungimento dell’età di pensionamento comporta la fine del rapporto di lavoro, sebbene non vi sia obbligatoriamente un nesso diretto tra la riscossione delle prestazioni di vecchiaia e la cessazione dell’attività lavorativa. Per le persone disoccupate, rappresenta la fine del diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione (AD). Spesso è determinante anche per i piani sociali. La modifica dell’età di pensionamento nell’AVS comporta dunque non poche ripercussioni anche in altri ambiti.