Progetto
Consultazione 2021/36: Rapporto sulla politica di sicurezza 2021 · 43 pagine
Fedlex · Progetto · Pagina 34Fedlex · Progetto
Rapporto sulla politica di sicurezza (bozza) Pagina 33 _____________________________________________________________________________________
Attacco armato e difesa in caso di evoluzione delle forme di conflitto
Considerando il mutato quadro dei conflitti, un attacco armato contro la Svizzera non consisterebbe più per forza in un’avanzata di forze armate militarmente organizzate. Un avversario potrebbe perseguire i suoi obiettivi strategici anche senza impiegare apertamente mezzi militari, ma pregiudicando infrastrutture critiche, la gestione dello Stato, l’economia o la vita sociale. Per questo potrebbe per esempio ricorrere a ciberattacchi, attività d’influenza intensive, misure economiche, atti di sabotaggio, impiego di forze speciali o altri attori come anche ai missili a lunga gittata. Lo scopo sarebbe compromettere il funzionamento del Paese e delle istituzioni, come anche indebolire la sovranità dello Stato nonché la coesione sociale e non minare l’integrità fisica del territorio statale. Anche un ciberattacco può pertanto essere considerato come un attacco armato se causa danni notevoli a persone e oggetti.
Non è tanto l’origine di un attacco e i mezzi con il quale è perpetrato a determinare se l’esercito debba essere impiegato in via ordinaria per la difesa oppure in modo sussidiario per fornire appoggio alle autorità civili, quanto piuttosto l’entità della minaccia. Infatti se l’intensità e l’estensione di una minaccia sono tali da mettere in pericolo l’integrità territoriale, l’intera popolazione o l’esercizio del potere statale, l’esercito potrebbe essere impiegato in via ordinaria per la difesa. In ogni caso spetta al Consiglio federale e al Parlamento decidere se in un caso concreto l’esercito debba essere impiegato per la difesa o in modo sussidiario.
4.2.4 Libera formazione di opinioni e autenticità delle informazioni
Il rischio che la Svizzera diventi obiettivo di tentativi di esercitare influenza e disinformazione aumenta. Potrebbero verificarsi tentativi volti a ostacolare o manipolare i processi di decisione politica, soprattutto in occasione di elezioni e votazioni. Tuttavia è anche vero che la Svizzera e la sua popolazione sono relativamente ben preparate per fronteggiare questi tentativi d’influenza e di disinformazione. Alla buona formazione scolastica, che costituisce un fattore fondamentale e promuove le competenze in ambito mediatico e politico, si aggiunge il fatto che gli svizzeri sono abituati ad affrontare questioni politiche più volte all’anno in occasione di votazioni. Anche l’organizzazione decentralizzata e lo svolgimento di scrutini nonché il vasto panorama mediatico contribuiscono alla capacità di resistere a tentativi esterni di esercitare influenza.
Il Consiglio federale informa in modo attivo, obiettivo e costante in merito alle attività politiche della Svizzera e può rettificare informazioni false e fuorvianti, cosa che in linea di principio fa con una certa riluttanza. Da un lato nei dibattiti politici gli attori privati godono di grande libertà; non sono tenuti a essere completi, obiettivi, trasparenti e proporzionati. Dall’altro le campagne di disinformazione ottengono maggiore attenzione se il Consiglio federale ne fa menzione. Pertanto il Consiglio federale considera questa possibilità soltanto se la campagna si è diffusa al punto da minacciare il libero processo di formazione dell’opinione.
In particolare le seguenti misure mirano alla libera formazione di opinioni e a informazioni autentiche:
gli organi della condotta in materia di politica di sicurezza a livello di Confederazione (Delegazione Sicurezza del Consiglio federale, Comitato ristretto Sicurezza) si