Rapporto sui risultati
Consultazione 2022/97: Revisione completa della legge federale sulla cartella informatizzata del paziente · 196 pagine
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Rapporto sui risultati della procedura di consultazione concernente la revisione della LCIP (revisione completa)
Kunz è contrario all’obbligo di affiliazione per i professionisti della salute e propone di stralciare l’articolo 19e. Per le comunità di riferimento organizzate sotto forma di associazione varrebbe del resto l’articolo 23 della Costituzione federale, in virtù del quale nessuno può essere costretto ad aderire a un’associazione o a farne parte.
santésuisse auspica che l’obbligo di affiliazione di altri professionisti della salute valga in modo uniforme in tutta la Svizzera per evitare incertezze e fare in modo che la CIP esplichi la sua utilità. L’attuazione dell’obbligo è ostacolata dal fatto che le competenze della Confederazione sono solo parziali, dato che la LCIP poggia sull’articolo 117 capoverso 1 Cost. Tuttavia, bisognerebbe garantire che a medio termine tale competenza sia stabilita a livello federale. santésuisse chiede pertanto che la formulazione «I Cantoni possono [...]» venga sostituita dalla formulazione «Il Consiglio federale può [...]».
Secondo SDV, la possibilità per i Cantoni di obbligare altri professionisti della salute a livello cantonale a partecipare al sistema CIP è estranea al sistema. L’associazione propone di stralciare l’articolo 19e per le seguenti ragioni:
• L’obbligo imposto ai fornitori di prestazioni ambulatoriali secondo la LAMal potrebbe prima o poi sfociare in una soluzione tariffaria. Per ragioni insite al sistema, questa soluzione resterebbe tuttavia preclusa ai professionisti della salute del settore ambulatoriale.
• L’imposizione di un eventuale obbligo di affiliazione ai professionisti della salute che operano nel settore ambulatoriale non è opportuna nemmeno dal punto di vista strategico. La sanità digitale (intesa come digitalizzazione completa del sistema sanitario), di cui la CIP è «solo» uno strumento finalizzato a uno scopo ben preciso, viene dopo l’organizzazione del sistema sanitario e non viceversa (strategicamente parlando, l’organizzazione precede la tecnologia). Pertanto, anche i professionisti della salute attivi nel settore ambulatoriale dovrebbero essere coinvolti dai Cantoni nel quadro di una presa in carico coordinata e obbligatoria (p. es. nell’ambito di un processo di (auto)medicazione coordinato e completo). Tale presa in carico (cure integrate) non è, almeno per ora, effettivamente tangibile a livello cantonale, in cui risiede la responsabilità del sistema, anche se la CIP quale strumento digitale dovrebbe favorirlo. Il rapporto esplicativo (n. 1.1, pag. 7 segg.) afferma: «In vista del coordinamento delle cure, la CIP consente che i professionisti della salute coinvolti nelle cure e nell’assistenza possano informarsi reciprocamente e scambiarsi informazioni rilevanti ai fini della cura. Ne conseguono un miglioramento della qualità delle decisioni terapeutiche e un aumento della sicurezza dei pazienti». Questo obiettivo non è cambiato dalla pubblicazione, nel 2007, della «Strategia eHealth Svizzera» e funge da tempo da impulso strategico per i Cantoni in veste di enti responsabili del sistema.
Secondo SDV, finché i Cantoni non renderanno vincolante il coordinamento delle cure, un loro eventuale intervento nell’autonomia dei professionisti della salute attivi nel settore ambulatoriale per quanto riguarda un’eventuale compensazione tariffaria e un’eventuale partecipazione obbligatoria alla CIP sarebbe estraneo al sistema. Spetta agli stessi professionisti della salute attivi nel settore ambulatoriale e alle loro associazioni di categoria sfruttare strategicamente le opportunità offerte dalla sanità digitale (e dallo «strumento» di sanità digitale che è la CIP). Pertanto, devono avere piena libertà di scelta per quanto attiene alla comunità (di riferimento) a cui affiliarsi. In generale, i fornitori di prestazioni ambulatoriali con obbligo di affiliazione a una comunità in virtù della LAMal o i professionisti della salute attivi nel settore ambulatoriale che partecipano volontariamente alla CIP non devono subire pregiudizi se cambiano comunità (di riferimento).