Rapporto esplicativo

Consultazione 2022/97: Revisione completa della legge federale sulla cartella informatizzata del paziente · 76 pagine

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Questo consente alla Confederazione di poter avere un maggior controllo sulle nuove funzionalità da implementare. Così facendo, garantisce anche un ulteriore sviluppo coordinato e uniforme a livello di contenuti (p. es. certificato di vaccinazione elettronico, cartella farmacologica informatizzata). La responsabilità operativa della gestione spetta ancora alle comunità e alle comunità di riferimento, motivo per cui non avviene alcuna ingerenza nei loro modelli di esercizio. I Cantoni pertanto dovranno assicurare l’esistenza di almeno una comunità di riferimento nel territorio soggetto alla loro sovranità e assumere la responsabilità di finanziare l’esercizio di tali comunità di riferimento (cfr. n. 4.1.1 paragrafo «Finanziamento e ripartizione dei compiti»). Questa procedura corrisponde anche alla richiesta della mozione 22.3015 «Concepire una cartella informatizzata del paziente consone alla prassi e garantirne il finanziamento», presentata il 4 febbraio 2022 dalla CSSS-N, secondo cui la Confederazione disciplina i compiti reciproci e le responsabilità da convenire con i Cantoni per garantire il finanziamento a lungo termine della CIP.

1.2.2 Modello opt-out per gli abitanti

Conformemente al messaggio del 29 maggio 2013 concernente la LCIP, l’apertura e la gestione di una CIP sono volontarie sia per i pazienti sia per i fornitori di prestazioni ambulatoriali (secondo la cosiddetta «doppia volontarietà»).

L’utilità della CIP aumenta in linea di massima con la sua diffusione. In Austria dove è stato già introdotto con successo un fascicolo sanitario elettronico, si applica contrariamente alla Svizzera un cosiddetto modello opt-out (cfr. n. 4.1.1 paragrafo «Modello opt-out per gli abitanti»). Tutti i cittadini ricevono per principio un fascicolo sanitario elettronico, ma possono anche decidere di opporsi. Attualmente anche in Germania si sta esaminando il modello opt-out per i fascicoli sanitari elettronici locali.

Questa variante di attuazione deve essere distinta da un obbligo generale di possedere una CIP e tiene maggiormente conto del diritto all’autodeterminazione informativa degli abitanti. Rispetto all’apertura volontaria, come conosciuta in Svizzera, l’introduzione di un modello opt-out è inoltre lo strumento meno restrittivo per assicurare il più rapidamente possibile la diffusione della CIP.

In base alla crescita del numero di CIP aperte dall’inizio dell’attività delle diverse comunità di riferimento, si suppone che la diffusione e l’utilizzazione della CIP stiano procedendo ancora lentamente, e il principio della volontarietà dovrebbe essere quindi mantenuto. Questo avviene anche se diverse misure per la diffusione e l’utilizzazione della CIP elencate nel rapporto in adempimento del postulato Wehrli sono state già attuate o sono ancora in fase di attuazione (cfr. anche n. 1.2). Quanto più alto è il numero di CIP aperte, tanto maggiori sono l’utilità per l’intero sistema sanitario e il contributo alla garanzia di un’assistenza sanitaria efficiente e di alto livello qualitativo. Nei punti chiave decisi dal Consiglio federale il 27 aprile 2022 era ancora previsto che, in riferimento all’accesso degli abitanti a una CIP, dovessero essere inviate in consultazione due varianti: il modello opt-out e la prosecuzione dello status quo (volontarietà). Alla luce delle esperienze positive in altri Paesi (p. es. Austria con una percentuale di opt-out del 3 %), il DFI auspica che venga posta in consultazione soltanto la variante opt-out. Pertanto il Consiglio federale si esprime più chiaramente sull’importanza della digitalizzazione nel sistema sanitario. L’introduzione del modello opt-out è alla fine accettabile per gli abitanti della Svizzera, in quanto essi hanno