Rapporto esplicativo
Consultazione 2024/28: Attuazione e finanziamento dell’iniziativa per una 13esima mensilità AVS; modifica della Legge federale sull’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS) e della Legge federale sulle prestazioni complementari (LPC) · 41 pagine
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5.4.2 Finanziamento del supplemento tramite i contributi
Ripercussioni sui consumatori
Come il finanziamento tramite l’IVA, anche un finanziamento tramite i contributi comporterebbe probabilmente un lieve aumento del livello generale dei prezzi. Questo è riconducibile agli oneri salariali più elevati che le imprese dovrebbero sostenere in seguito all’aumento dei contributi dei datori di lavoro e che ripercuoterebbero in parte sui prezzi dei prodotti. Da studi empirici29 è emerso che le imprese ripercuotono i contributi dei datori di lavoro (o i loro aumenti) prevalentemente sui dipendenti riducendo o mantenendo costante il loro salario netto. Molto probabilmente, dunque, l’aumento dei contributi inciderebbe sul livello generale dei prezzi in misura minore rispetto all’aumento dell’IVA. A parte per il lieve incremento del livello dei prezzi, che interesserebbe tutti i consumatori nella stessa misura, per le ripercussioni sui consumi occorre di- stinguere in particolare tra i beneficiari di rendite e le persone che versano contributi.
Le persone che percepiscono una rendita di vecchiaia senza versare contributi beneficerebbero appieno del versamento della 13arendita di vecchiaia. Nel 2024 il reddito mensile supplementare disponibile ammonterebbe a 102 franchi per le persone sole con una rendita di vecchiaia minima e a 204 franchi per quelle con una rendita massima. Alle coppie sposate verrebbe versato un importo mensile supplementare compreso tra 153 franchi (rendita minima) e 306 franchi (rendita mas- sima). Le rendite supplementari rafforzeranno il potere d’acquisto dei beneficiari di rendite. Considerata la propensione al consumo relativamente elevata30, la maggior parte di esse sarà presumibilmente destinata al consumo, in particolare nelle economie domestiche con mezzi finanziari modesti.
Tra le persone esercitanti un’attività lucrativa ovvero quelle che versano contributi è invece prevedibile l’effetto contrario: l’aumento dei contributi dei lavoratori, associato alla ripercussione di quelli dei datori di lavoro sul salario netto, determine- rebbe una riduzione del reddito disponibile, il che frenerebbe il consumo di chi versa contributi.
Ripercussioni sui salariati
Un finanziamento tramite i contributi accrescerebbe la deduzione salariale, sia direttamente che indirettamente, per tutte le persone che non esercitano un’attività lucrativa indipendente e versano contributi. A seconda della variante scelta, il contributo dei salariati verrebbe aumentato dall’attuale 4,35 per cento al 4,75 (1A), 4,6 (2A), 4,85 (1B) o 4,65 (2B) per cento all’anno. I salari netti diminuirebbero della percentuale corrispondente. Se si considera il salario mediano del 2022, si tratterebbe di una riduzione del salario netto compresa tra 17 (2A) e 34 (1B) franchi al mese31. Poiché di regola le imprese ripercuotono sui salari una parte dei contributi del datore di lavoro, i salari netti diminuirebbero in misura lieve- mente maggiore. Anche se i contributi paritetici sono pagati per metà dai salariati e per metà dai datori di lavoro, l’onere graverebbe prevalentemente sui salariati. L’entità della ripercussione dipenderebbe da diversi fattori, tra cui ad esempio la situazione congiunturale del momento e il grado di organizzazione sindacale dei salariati nei singoli settori32. Poiché i contributi paritetici aumenterebbero per tutti i salariati, ma la rendita di vecchiaia massima non può superare un determinato importo, il finanziamento tramite i contributi implicherebbe una certa ridistribuzione tra le persone occupate in settori con salari elevati e quelle che lavorano in settori con salari più bassi.
Nel caso sia della diminuzione dei salari netti che della ridistribuzione dalle persone con guadagni elevati ai lavoratori con salari bassi si rileva l’effetto opposto nell’ambito dell’imposizione dei redditi. Poiché i contributi paritetici vengono dedotti dal reddito imponibile, i salariati pagherebbero meno imposte sul reddito rispetto a prima dell’introduzione della 13arendita di vecchiaia. A causa della progressione fiscale, con l’aumentare del reddito i salariati beneficerebbero in misura sempre maggiore di questo effetto, dato che il loro onere fiscale si ridurrebbe in misura crescente33.
Inoltre, l’aumento del costo del lavoro provocherebbe un lieve calo della domanda di lavoratori da parte delle imprese, inducendole a risparmiare sui costi del personale e ad aumentare la quota del capitale investita nella produzione. Le possibilità dei datori di lavoro per ripercuotere questi costi sui salari o ridurre l’organico variano a seconda dei settori e delle imprese.
Ripercussioni sulle imprese
Le imprese sarebbero interessate direttamente, nella loro veste di soggetti tenuti a pagare contributi sociali e imposte, come pure indirettamente, a causa delle variazioni della domanda e degli effetti sul mercato del lavoro (v. le spiegazioni successive relative alle ripercussioni sulla crescita economica). Nel 2022 erano iscritti a una cassa di compensazione quali soggetti tenuti a pagare contributi AVS 553 897 datori di lavoro e 404 365 lavoratori indipendenti. A causa dell'obbligo di contribuzione paritetico, gli eventuali aumenti dei contributi, che variano tra 0,25 e 0,5 punti percentuali, sarebbero uguali a quelli dei dipendenti. L’adeguamento della quota del datore di lavoro causerebbe spese amministrative una tantum, ad esempio per l’adeguamento dei sistemi informatici o contabili. L’aumento degli oneri salariali accessori sarebbe invece duraturo. Poiché i costi di produzione non sono costituiti soltanto dagli oneri salariali, ma quasi sempre anche da altri costi, nella stragrande maggioranza dei casi i costi complessivi per le imprese crescerebbero di una quota molto inferiore all’1 per cento. In occasione delle successive trattative salariali, la maggioranza delle imprese cercherebbe di ripercuotere le spese supplementari sui salari dei lavoratori (v. le spiegazioni precedenti relative alle ripercussioni sui salariati). Se non doves- sero riuscirci o dovessero farlo soltanto in parte, le imprese potrebbero cercare di compensare le spese supplementari residue o diminuendo la domanda di lavoratori (p. es. blocco delle assunzioni, riduzione dei posti di lavoro o automatizza- zione di determinati processi lavorativi) o ripercuotendole sui prezzi dei prodotti.
29 Melguizo e González-Páramo, «Who bears labour taxes and social contributions? A meta-analysis approach», in SERIEs, 2012, come pure Künzi e Schärrer, Wer zahlt für die Soziale Sicherheit und wer profitiert davon? Eine Analyse der Sozialtransfers in der Schweiz, 2004; in proposito v. anche le spiegazioni al n. 5.2 (Minori entrate derivanti dalle imposte sul reddito in seguito all’aumento dei contributi AVS).
30 Le quote di consumo (rapporto tra le uscite per il consumo e il reddito disponibile) dei beneficiari di rendite sono superiori alla media. Negli anni 2015–2017 la quota di consumo è stata del 93 % tra le economie domestiche composte da persone sole di oltre 65 anni e dell’88 % tra le coppie della stessa fascia d’età. Sia le persone sole più giovani (80 %) che le coppie più giovani senza figli (69 %) e con figli (73 %) hanno impiegato una quota di reddito nettamente inferiore per il consumo (fonte: Indagine sul budget delle economie domestiche dell’UST).
31 Salario mediano lordo mensile 2022 secondo l’UST: fr. 6788.
32 In periodi di occupazione elevata, il potere negoziale dei salariati è maggiore che nelle fasi di elevata disoccupazione.
33 Michael Graff, «Die Altersvorsorge in der Schweiz. Entstehung, Funktionsweise und Verteilungseffekte», in KOF Analysen, 2023, vol. 1, pagg. 73–86, https://www.research-collection.ethz.ch/handle/20.500.11850/604345 (consultato il 20.3.2024).