Rapporto esplicativo
Consultazione 2024/28: Attuazione e finanziamento dell’iniziativa per una 13esima mensilità AVS; modifica della Legge federale sull’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS) e della Legge federale sulle prestazioni complementari (LPC) · 41 pagine
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Benché tutte le imprese siano soggette all’obbligo contributivo, non tutte sono interessate nella stessa misura dall’aumento dei contributi: un finanziamento tramite i contributi dei datori di lavoro dovrebbe toccare maggiormente le imprese caratte- rizzate da una produzione con un elevato bisogno di manodopera rispetto a quelle con un elevato bisogno di capitale. Rispetto alle imprese estere, tuttavia, si verrebbe a creare un certo svantaggio competitivo rispetto a oggi.
Ripercussioni sulla crescita economica
Come illustrato in precedenza, un finanziamento della 13arendita di vecchiaia tramite l’aumento dei contributi avrebbe ripercussioni differenziate sulla performance economica. A causa dell’effetto opposto sui beneficiari di una rendita di vec- chiaia residenti in Svizzera e sulle persone che versano contributi, l’effetto sul consumo nel suo complesso non è chiaro. Se è vero che per i beneficiari di rendite l’incremento dei redditi sarebbe più elevato delle riduzioni dei redditi per le persone che versano contributi (v. le spiegazioni sulle ripercussioni sui salariati), va però tenuto presente che le persone esercitanti un’attività lucrativa in Svizzera (circa 5,3 mio.) sono nettamente più numerose dei beneficiari di rendite residenti in Svizzera (1,7 mio.).
Altri effetti risulterebbero dall’aumento del costo del lavoro. I maggiori costi unitari del lavoro verrebbero ripercossi dalle imprese sui prezzi dei prodotti o sui salari netti oppure determinerebbero una riduzione della domanda di lavoro. A pre- scindere dalla strategia di trasferimento dei costi perseguita dalle imprese, si registrerebbero effetti che frenerebbero la crescita del PIL. In seguito all’aumento dei prezzi, i prodotti più costosi verrebbero richiesti in misura inferiore, il che inci- derebbe negativamente sulla crescita del PIL. Lo stesso vale per le riduzioni dei salari netti: queste comporterebbero una diminuzione del reddito disponibile per le persone tenute a pagare contributi, le quali limiterebbero il proprio consumo, andando così a frenare la crescita del PIL. Anche una minore domanda di lavoratori farebbe diminuire il consumo privato.
Considerati gli effetti molto eterogenei e contrapposti, non è possibile effettuare una previsione attendibile sull’andamento della crescita economica. Secondo il modello di simulazione elaborato nel menzionato studio dell’istituto BAK Basel si stima che un aumento graduale dei contributi paritetici all’11,42 per cento comporterebbe a lungo termine una diminuzione del PIL reale dello 0,4 per cento. L’istituto menziona il calo del consumo privato e del volume delle esportazioni quale fattore principale alla base di questo andamento. Per interpretare le stime nel contesto degli aumenti dei contributi proposti con il presente progetto occorre considerare alcune divergenze sostanziali rispetto alla modellizzazione adottata da BAK Basel. In primo luogo, nel modello l’importo delle rendite versate è stato mantenuto costante, cosicché manca la spinta alla crescita attesa con l’introduzione della 13arendita di vecchiaia. Inoltre, l’aumento dei contributi paritetici nel modello era almeno tre volte superiore a quello delle varianti di finanziamento proposte nel presente progetto, che prevedono al massimo un punto percentuale in più. Rispetto al modello dello studio, dunque, gli effetti di freno alla crescita risultanti dalle varianti di finanziamento proposte con il presente progetto sarebbero meno significativi.
5.5 Ripercussioni sulla società
5.5.1 Aumento delle aliquote IVA
Il calo del potere d’acquisto in seguito a un aumento delle aliquote IVA non tocca tutti i gruppi della popolazione in modo uniforme. Le economie domestiche con un reddito basso consumano generalmente una parte del reddito disponibile mag- giore rispetto a quelle con un reddito più elevato. Ciò significa che un aumento delle aliquote IVA colpisce più fortemente le economie domestiche a basso reddito in termini relativi (percentuale del loro reddito), anche se in termini assoluti (in franchi) l’impatto è meno forte. Secondo le stime dell’AFC, la diminuzione del potere d’acquisto legata all’aumento di 0,4 (2A) / 0,6 (2B) punti percentuali delle aliquote IVA varierebbe, a seconda del reddito disponibile e del tipo di economia domestica, tra 96 e 405 (2A) / 137 e 590 (2B) franchi all’anno, il che corrisponderebbe a una riduzione compresa tra lo 0,16 (2A) / 0,23 (2B) per cento circa per le economie domestiche del quintile con i redditi più elevati e lo 0,23 (2A) / 0,33 (2B) per cento per quelle del quintile con i redditi più bassi (v. tabelle 5-9–5-1234). L’aliquota ridotta applicata ai beni di prima necessità non riuscirebbe a compensare interamente l’effetto regressivo dell’IVA, ma contribuirebbe a mitigarlo.
A proposito di queste stime va però tenuto presente quanto segue. In primo luogo, esse partono dal presupposto che l’incremento delle aliquote IVA vada a ripercuotersi interamente sui consumatori, anche se non deve necessariamente essere così (v. n. 5.4.1). Inoltre, le indagini sul budget delle economie domestiche dell’UST, su cui si basano le stime dell’AFC, non comprendono tutte le uscite delle economie domestiche (p. es. vi mancano le uscite per la costruzione, l’acquisto e la ristrutturazione di case e appartamenti) e non tengono conto delle economie domestiche con redditi molto elevati. Va poi rilevato che le stime dell’AFC escludono le ripercussioni dell’aumento dell’imposta sulle pigioni, dato che queste si manifestano soltanto dopo la ristrutturazione di un’abitazione.
Per questi motivi, le stime in questione non si prestano a illustrare esattamente l’entità dei maggiori oneri. Tuttavia, mo- strano bene la diversità delle ripercussioni di un aumento dell’IVA sui vari tipi di economie domestiche e fasce di reddito.
Per quanto concerne le economie domestiche dei beneficiari di rendite va rilevato che non è possibile illustrare con preci- sione gli effetti prodotti dalla 13arendita di vecchiaia. Non è infatti nota la parte di reddito supplementare che verrebbe risparmiata e quella impiegata per il consumo e non è chiaro come si evolverebbe la domanda di determinati beni e servizi. Di conseguenza, le ripercussioni dell’aumento dell’IVA sulle economie domestiche dei beneficiari di rendite divergerebbero da quelle indicate nelle seguenti tabelle: l’onere in franchi sarebbe maggiore e la quota del reddito lordo inferiore a quanto illustrato (l’effetto netto dell’aumento delle rendite dovrebbe essere positivo praticamente per tutte le economie domestiche di beneficiari di rendite. Per invertire questo effetto, le uscite per il consumo di un’economia domestica dovrebbero essere di gran lunga superiori a 500 000 franchi all’anno anche in caso di un aumento dell’IVA di 0,6 punti percentuali).
34 Stime dell’AFC in base ai dati delle indagini sul budget delle economie domestiche svolte dall’UST per gli anni 2013–2015.