Rapporto esplicativo
Consultazione 2026/45: Revisione della legge federale sull’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (AVS 2030) · 163 pagine
Fedlex · Rapporto esplicativo · Pagina 131Fedlex · Rapporto esplicativo
Nel considerare queste stime va tuttavia tenuto presente che, da un lato, esse si riferi scono al caso di una ripercussione integrale dell’aumento delle aliquote IVA sui consu matori e, dall’altro, che l’IBED, su cui si basano le stime dell’AFC, non include tutte le uscite delle economie domestiche. Vi mancano, ad esempio, le uscite per la costru zione, l’acquisto e la ristrutturazione di case e appartamenti. Inoltre, non sono conside rate nemmeno le economie domestiche con redditi molto elevati, che nell’indagine sono sottorappresentate. Le stime dell’AFC escludono anche le ripercussioni dell’aumento dell’IVA sulle pigioni, dato che queste si manifestano soltanto al momento di una ri strutturazione. Di conseguenza, le stime in questione non sono idonee a illustrare l’en tità esatta dell’onere esaminato. Tuttavia, mostrano approssimativamente l’eteroge neità dell’impatto di un aumento dell’IVA sui vari tipi di economia domestica e sulle diverse categorie di reddito.
Le stime si basano su un’analisi trasversale, vale a dire sull’esame di diverse economie domestiche a un determinato momento. Sull’intero ciclo di vita le differenze tra le quote di consumo risultano meno accentuate. L’ammontare del reddito cambia nel corso della vita: la quota di consumo è tendenzialmente più alta negli anni con redditi bassi e più bassa in quelli con redditi elevati. Il risparmio attuale serve dunque a finanziare almeno in parte i consumi futuri: se in un determinato anno un’economia domestica dispone di un reddito elevato e presenta quindi un tasso di risparmio elevato, nell’anno in que stione viene riscossa meno IVA rispetto al reddito. Dato che il risparmio va a finanziare in parte i consumi futuri, l’economia domestica si farà carico dell’IVA in un secondo momento. Per questo motivo, l’effetto di distribuzione regressivo dell’IVA rispetto al reddito risulta più basso se si considera l’intero ciclo di vita104. Tuttavia, con i dati a disposizione non è possibile adottare una tale prospettiva.
5.5.1.2 Aumento del tasso di contribuzione
La deduzione dei contributi alle assicurazioni sociali dal salario comporta una perdita di potere d’acquisto per i contribuenti, analogamente a quanto avviene per i consuma tori con l’aumento dell’IVA. Tuttavia, la riscossione dei contributi si differenzia notevol mente dall’IVA per quanto concerne l’ampiezza della base imponibile: mentre l’IVA grava su tutte le persone che consumano, il finanziamento tramite i contributi interessa principalmente le persone che esercitano un’attività lucrativa, ma anche quelle che ri cevono una prestazione dell’AD, escludendo invece i beneficiari di prestazioni in capi tale e di rendite, se non conseguono redditi eccedenti la franchigia. Va tenuto presente che questa limitazione non vale se si considera tutto l’arco della vita, poiché la maggio ranza delle persone appartiene al gruppo dei contribuenti prima di percepire prestazioni delle assicurazioni sociali. A ciò va aggiunto il fatto che i contributi AVS vengono sì riscossi in misura formalmente proporzionale al reddito, ma hanno un effetto legger mente regressivo, poiché spesso il reddito delle economie domestiche con redditi più elevati proviene da più fonti (p. es. utili azionari privati non soggetti all’imposizione). Un altro possibile motivo della ripartizione iniqua dell’onere emerso dall’analisi della lette ratura scientifica sono le differenze tra i settori o le professioni per quanto concerne il grado di ripercussione dei contributi del datore di lavoro (v. n. 5.4.1.2). Quest’ultimo potrebbe infatti essere maggiore nel caso dei dipendenti con un livello di qualificazione
104 Alastair Thomas (2020): «Reassessing the regressivity of the VAT». OECD Taxation Working Papers No. 49. Paris: Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD),