Rapporto esplicativo

Consultazione 2004/79: Decreto federale che approva la Convenzione dell'Aja relativa alla legge applicabile ai trust ed al loro riconoscimento · 44 pagine

Fedlex · Rapporto esplicativo · Pagina 12Fedlex · Rapporto esplicativo

noscimento di decisioni di un’autorità, la Convenzione intende invece una serie di disposizioni speciali concernenti la legge applicabile, disposizioni volte a garantire che lo statuto del trust si applichi agli effetti giuridici fondamentali del trust stesso. Tra questi, lo statuto di patrimonio a sé stante dei beni posti in trust, il che comporta in primo luogo che detti beni non rientrano né nelle masse di beni del regime matrimoniale del trustee né nella sua successione e possono essere scorporati in caso di esecuzione forzata contro quest’ultimo (art. 11 cpv. 2 e 3 lett. a – c), e in secondo luogo che i beni fiduciari illecitamente confusi con il patrimonio del trustee o ceduti a terzi possono essere rivendicati (art. 11 cpv. 3 lett. d).

La questione della misura in cui il riconoscimento comprenda i diritti di rivalsa del trust (o delle persone che lo rappresentano) nei confronti di terzi è controversa. Le divergenze riguardano soprattutto la seconda frase dell’articolo 11 capoverso 2 lettera d: „I diritti e gli obblighi di un terzo possessore dei beni del trust rimangono soggetti alla legge applicabile in base alle norme di conflitto del foro“. Taluni ritengono, privilegiando un’interpretazione basata sulla genesi storica della clausola, che la riserva non riguardi l’acquisizione da parte di una terza persona di beni fiduciari indebitamente ceduti e si limiti ai soli casi in cui il trustee delega

l’amministrazione di detti beni a terzi, ad esempio a una banca. Altri auspicano invece un’applicazione estensiva della clausola e sostengono che la riserva in favore delle regole di conflitto del foro si applichi anche alla posizione giuridica

dell’acquirente (soprattutto quello in buona fede) di beni fiduciari indebitamente alienati. Toccherà alle autorità giudicanti risolvere tale questione.

Gli Stati contraenti hanno la facoltà di non riconoscere un trust i cui elementi importanti, ad eccezione della scelta della legge applicabile, del luogo di amministrazione e della residenza abituale del trustee, sono più strettamente connessi a Stati che non prevedono l'istituto del trust o la categoria del trust in questione (art. 13). L’articolo 13 non si pronuncia sulle conseguenze giuridiche del mancato riconoscimento di un trust; tuttavia, se ne può ragionevolmente inferire che lo Stato contraente è autorizzato ad applicare il diritto che non riconosce il trust in luogo e vece di quello stabilito sulla base del secondo capitolo della Convenzione. Ciò non significa necessariamente che il trust sarà totalmente inefficace, bensì che dovrà essere convertito in una delle categorie previste dalla legislazione determinante, mantenendo a seconda delle circostanze parte dei suoi effetti.

L’articolo 15 della Convenzione prevede una riserva in favore delle norme cogenti previste dalle regole di conflitto del foro dei singoli Stati contraenti. La portata di questa disposizione deve ancora essere chiarita. Voci autorevoli sostengono che la riserva non si riferisca allo statuto del trust dello Stato interessato, ma unicamente alle norme di conflitto vigenti negli altri ambiti. La riserva sarebbe quindi in larga parte semplicemente declamatoria, prevalendo nettamente l’opinione secondo cui lo statuto convenzionale del trust non tocca comunque questioni preliminari come quelle riguardanti l’esercizio dei diritti civili, il diritto matrimoniale, il diritto successorio e in particolare le norme applicabili alla legittima degli eredi o il trasferimento della proprietà, che l’articolo 15 enumera a titolo esemplificativo.

Una ulteriore riserva è prevista all’articolo 16, in favore delle disposizioni legislative del foro che devono essere applicate anche a situazioni internazionali indipendentemente dalla legge designata dalle regole di conflitto di leggi. L’articolo è valevole anche per disposizioni di Stati terzi. In pratica, si tratta della riserva in favore delle cosiddette «norme d’applicazione necessaria», prevista anche dalla nostra legge