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Consultazione 2005/43: Ulteriore sviluppo della politica agricola (Politica agricola 2011) · 370 pagine

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Pagamenti diretti (titolo terzo LAgr)

che numerosi agricoltori attivi a titolo accessorio nel settore primario continuano a gestire direttamente le loro superfici agricole soltanto perché beneficiano dei contributi di superficie.

La fondatezza di questa affermazione è tutta da dimostrare. Essa è contraddetta piuttosto dal fatto che dall'introduzione dei pagamenti diretti nel 1992, i prezzi dei terreni agricoli e degli affitti sono diminuiti sull'insieme del territorio nazionale, a dimostrazione che, nel complesso, la forte domanda di terreni agricoli non si spiega tanto con i criteri di ripartizione dei pagamenti diretti ma piuttosto con l'ampiezza del sostegno concesso dallo Stato. Per quanto riguarda i terreni agricoli, esso è l'unico fattore fisso a lungo termine, mentre l'impiego della manodopera e del capitale si adeguano al cambiamento delle condizioni quadro. Per questa ragione il sostegno concesso all'agricoltura, sotto qualsiasi forma, incide sul mercato dei terreni agricoli.

L'introduzione di un contributo USM lascia piuttosto supporre che il sostegno all'agricoltura sarebbe maggiore di quello attuale per le buone superfici agricole e minore per le terre con un rendimento marginale o per le superfici di compensazione ecologica, la cui gestione richiede minore manodopera. La domanda di buoni terreni agricoli aumenterebbe di conseguenza.

Un altro argomento evidenzia che, nonostante il principio della retribuzione delle prestazioni mediante i pagamenti diretti, attualmente non sono retribuite tanto le prestazioni (lavorative) fornite dall'agricoltura ma piuttosto sono eccessivamente incoraggiate i metodi di gestione che necessitano di poco lavoro come le superfici di compensazione ecologica.

A ciò si deve controbattere che i pagamenti diretti retribuiscono non tanto la prestazione lavorativa fornita dagli agricoltori ma piuttosto le prestazioni di interesse generale sancite dalla Costituzione. Queste prestazioni risultano innanzitutto dalla gestione delle superfici e non direttamente dal volume di lavoro.

L’unità standard di manodopera è calcolata moltiplicando le superfici e il numero di animali per i coefficienti USM. Essa non si distingue quindi fondamentalmente dal sistema attuale che comprende i contributi vincolati alle superfici e quelli vincolati agli animali; il calcolo basato sull'onere lavorativo modificherebbe unicamente la ponderazione fra le differenti categorie di animali e di superfici. Questo sistema sarebbe tuttavia molto più complicato e meno trasparente. Nel calcolo dei contributi USM, la presa in considerazione degli animali da reddito che non consumano foraggio grezzo, come i suini e il pollame, sarebbe inoltre problematica poiché i settori aziendali che attualmente esistono senza beneficiare di contributi complementari da parte dello Stato, otterrebbero così un sostegno.

L'introduzione di un contributo USM comporterebbe una ridistribuzione dei fondi in seno all'agricoltura. I rami aziendali che necessitano di molta manodopera e che devono attualmente farcela con relativamente pochi pagamenti diretti, sarebbero notevolmente avvantaggiati (come la produzione di ortaggi, la viticoltura o l'allevamento di suini). D'altro canto, i rami aziendali che necessitano di poca manodopera perderebbero una parte notevole dei pagamenti diretti (come le superfici di compensazione ecologica o l'agricoltura di montagna caratterizzata da erbai). Una tale ridistribuzione indesiderata dei fondi sarebbe fortemente contestata dagli ambienti agricoli e sarebbe in contrapposizione con gli obiettivi ecologici stabiliti. Per quanto riguarda il fabbisogno di manodopera, le aziende di medie dimensioni dedite alla