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Consultazione 2005/43: Ulteriore sviluppo della politica agricola (Politica agricola 2011) · 370 pagine
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Condizioni quadro future
guarda l’eccezione costituita dai prodotti sensibili si dimezzerebbe. Un aumento del 33 per cento corrisponde a una perdita di valore di 775 milioni. In questo caso, l’eccezione dei prodotti sensibili non comporterebbe più alcun vantaggio. Prospettiva meno probabile, ma comunque non esclusa, è la fissazione di un limite massimo dei dazi (“capping”), che si tradurrebbe in un aumento della perdita collegata all’applicazione della formula Harbinson da 200 a 600 milioni (capping a 150% e 100%).
Riassumendo, l’impatto totale in materia di accesso al mercato può rappresentare, a dipendenza delle ipotesi considerate, una perdita di valore della produzione agricola svizzera tra uno e due miliardi di franchi. L’applicazione di una nuova formula di riduzione dei dazi tipo Harbinson concernerebbe tutti i settori principali dell’agricoltura svizzera, ma i settori più colpiti sarebbero le carni rossa e bianca, la campicoltura e frutta e verdura. L’aumento dei contingenti doganali influenzerebbe soprattutto i settori delle carni suina e bovina.
Sostegno interno
Quella proposta è una formula scaglionata che implica una riduzione globale più massiccia dei sostegni più elevati. Non disponendo, allo stato attuale dei negoziati, dei coefficienti di riduzione, le stime concernenti l’impatto economico si basano su una riduzione del 50 o 60 per cento del sostegno globale vincolato ai prodotti e su una limitazione rigorosa delle spese per singolo prodotto (“product specific capping”). Questa limitazione del sostegno vincolata ai prodotti e la riduzione del tetto massimo per un certo numero di prodotti diminuirebbe considerevolmente il margine di manovra della politica agricola e potrebbe pregiudicare la sopravvivenza di settori quali lo zucchero, i semi oleosi e le piante proteiche.
A questo punto, una riduzione di una tale portata e un tetto massimo vincolante per prodotto potrebbero provocare una diminuzione supplementare del valore della produzione da 200 a 300 milioni di franchi a causa della sparizione di certe colture e di un effetto di estensivizzazione. La stima concerne la produzione agricola; la riduzione tuttavia potrebbe ripercuotersi anche sul settore della valorizzazione (segnatamente zuccherifici, oleifici e centrali del latte).
Sovvenzioni all'esportazione
La soppressione delle sovvenzioni all'esportazione e di altri strumenti che intervengono negli scambi internazionali rappresenta un obiettivo chiave dei negoziati in corso. Gli impegni assunti nel quadro dell’Uruguay Round, la riforma della politica agricola e l’apertura del mercato del formaggio sulla scorta dell’accordo agricolo con l’UE hanno già ridotto considerevolmente l'importo delle sovvenzioni all'esportazione (livello attuale: ca. 200 milioni di franchi rispetto a 430 milioni nel 1999 e a 700 milioni come cifra di riferimento dell’Uruguay Round). La loro soppressione completa riguarderebbe i settori del latte (attualmente le esportazioni sovvenzionate rappresentano l’8 per cento circa della produzione totale), del bestiame da allevamento (l’esportazione esplica un ruolo di regolazione stagionale), di frutta e patate (esportazione di concentrati di succo e di prodotti di patate) e, in particolare, il settore dei prodotti agricoli trasformati. Per questi ultimi il calo del prezzo delle materie prime (in virtù della “legge sul cioccolato”) consente all’industria d’esportazione di valorizzare certi prodotti agricoli svizzeri. Senza questo strumento, vi si sostituirebbero provvedimenti finanziati dalla categoria e/o il traffico di perfezionamento, con con-