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Consultazione 2005/43: Ulteriore sviluppo della politica agricola (Politica agricola 2011) · 370 pagine

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Condizioni quadro future

1.3.1.4 Accordi di libero scambio con Stati terzi

La Svizzera negozia accordi di libero scambio con Stati terzi (esterni all’UE) assieme ai suoi partner dell’AELS Islanda, Norvegia e Liechtenstein. Gli accordi sono molto importanti soprattutto per l’industria svizzera (chimica, meccanica e orologiera) e per il settore svizzero dei servizi (banche, assicurazioni). Senza di essi le esportazioni svizzere sarebbero discriminate in quei Paesi con i quali, per esempio l’UE o altri Stati, hanno concluso accordi di libero scambio ottenendo un accesso preferenziale al mercato.

Questi accordi di libero scambio vengono siglati, secondo la prassi giuridica dell’OMC, sulla base dell’articolo XXIV del GATT e devono perciò coprire essenzialmente tutti i settori di merci compresa l’agricoltura. L’obiettivo di tali negoziati è di ottenere negli Stati partner un accesso al mercato buono almeno quanto quello concesso ai Paesi i cui produttori sono in un rapporto di concorrenza diretta con l’industria svizzera. Nel corso dei negoziati, condotti oggi in gran parte con Paesi emergenti o in sviluppo, la Svizzera deve offrire concessioni tariffali (riduzioni parziali o totali sui dazi). Essendo i dazi svizzeri sui prodotti industriali già molto bassi e concentrandosi gli interessi dei partner contrattuali spesso sulle esportazioni agricole, la possibilità di fare concessioni sussiste ancora quasi soltanto nel settore agricolo. Finora si è riusciti a limitare le concessioni in modo tale da renderle sopportabili per l’agricoltura svizzera; ciò significa che è stato possibile escludere dalle concessioni gran parte dei settori sensibili (latte, carne, cereali, vino ecc.). La situazione, però, potrebbe aggravarsi se si dovessero concludere accordi di libero scambio con i maggiori esportatori agricoli del mondo.

Attualmente, la Svizzera ha concluso un accordo di libero scambio con 14 Paesi39. Con Canada, Egitto, SACU (Unione doganale dell’Africa australe Botswana, Namibia, Lesotho, Sudafrica e Swaziland), con la Corea del Sud e la Thailandia attualmente sono in corso trattative. Ulteriori negoziati sono previsti con Algeria, Giappone, Cooperazione del Golfo e MERCOSUR (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Inoltre, sono effettuati dei sondaggi preliminari in vista di un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti quale secondo mercato svizzero d’esportazione per importanza. Un accordo di questo genere comporterebbe per l’agricoltura svizzera considerevoli perdite supplementari di introiti.

1.3.1.5 Libero accesso per i Paesi meno avanzati (PMA)

Nel 2001, il Consiglio federale ha deciso di abbassare progressivamente i dazi applicabili ai prodotti agricoli provenienti dai PMA40. Il provvedimento rientra nel quadro della politica di sviluppo della Svizzera e risponde a un’iniziativa lanciata dalla Comunità europea con lo stesso obiettivo di promuovere le esportazioni dei Paesi in sviluppo più poveri (“tutto, fuorché le armi”). A partire dal 1° gennaio 2002 i PMA hanno dunque potuto beneficiare di una prima riduzione media del 30 per cento rispetto alla tariffa normale su tutti i prodotti agricoli che non erano ancora oggetto di un trattamento preferenziale. Il 1° aprile 2004, i PMA hanno beneficiato di una seconda riduzione tariffale compresa tra il 55 e il 75 per cento della tariffa normale. L’obiettivo a medio termine del Consiglio federale è di accordare la franchigia doga-

39 Bulgaria, Cile, Croazia, Israele, Giordania, Libano, Macedonia, Messico, Marocco, Gaza e Cisgiordania (OLP), Romania, Singapore, Tunisia e Turchia. 40 La lista dei PMA è stata aggiornata all’1.04.2004. È stato inserito il Senegal, mentre la Bosnia e Erzegovina, l’Albania e Malta sono state tolte dalla lista, che conta ora 49 Paesi.