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Consultazione 2005/43: Ulteriore sviluppo della politica agricola (Politica agricola 2011) · 370 pagine

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Condizioni quadro future

scimento internazionale. Obiettivo del Trattato è di garantire la futura disponibilità della diversità delle risorse fitogenetiche. Esso disciplina l’utilizzazione delle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura e contiene disposizioni e provvedimenti finalizzati a mantenerle e a utilizzarle in modo sostenibile. Un elemento importante per la cooperazione internazionale nei settori della ricerca e della coltivazione è costituito dal sistema multilaterale per l’accesso facilitato alle risorse fitogenetiche e per la ripartizione dei vantaggi che derivano dall’utilizzazione di un simile materiale.

Il Trattato sollecita gli Stati firmatari a sviluppare e promuovere la diversità dei sistemi di gestione mediante politiche agricole sostenibili. Occorre mettere a punto programmi di ricerca che abbiano come obiettivo di conservare e promuovere la diversità biologica nell’agricoltura e la produzione vegetale. Occorre inoltre dare il via anche ai lavori necessari a inventariare e a conservare a lungo termine la diversità delle risorse fitogenetiche. In Svizzera, il Trattato è realizzato nell’ambito della legislazione sull’agricoltura (cfr. n. 1.2.2.2.1) e della cooperazione allo sviluppo.

Convenzione sulla diversità biologica

La Convenzione multilaterale sulla diversità biologica (Convenzione sulla diversità biologica) persegue tre obiettivi: conservare la diversità biologica, utilizzare in modo sostenibile i suoi elementi, ripartire in modo giusto ed equo i vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle risorse fitogenetiche. Mentre il Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura si concentra sugli aspetti importanti dal profilo agronomico, la Convenzione si occupa della diversità biologica e della ripartizione dei vantaggi in generale.

Nella Convenzione, la diversità biologica nell’agricoltura è caratterizzata dalle quattro dimensioni seguenti:

¾risorse genetiche di piante coltivate, animali da reddito, piante “selvatiche” coltivate e animali “selvatici” allevati nonché loro simili che vivono in libertà;

¾prestazioni ecologiche della diversità biologica, per esempio ciclo dei nutrienti, regolazione di organismi nocivi e malattie, conservazione e promozione delle specie locali che vivono allo stato selvatico e del loro habitat;

¾fattori abiotici che influiscono su questi aspetti;

¾dimensioni socioeconomiche e culturali tra cui conoscenze tradizionali e locali sulla diversità biologica nell’agricoltura.

Ogni parte contraente è tenuta a mettere a punto strategie nazionali, piani o programmi volti a conservare e a gestire in modo sostenibile la diversità biologica e a integrarla nelle politiche settoriali. I provvedimenti nazionali già esistenti non sono sufficienti a soddisfare appieno gli obiettivi della Convenzione. Per questa ragione gli esperti propongono di elaborare una strategia nazionale in materia di diversità biologica. Informare e sensibilizzare i consumatori e le famiglie contadine sul valore della diversità biologica e sull’importanza di sfruttarla in modo sostenibile assumono un’importanza centrale.