Rapporto esplicativo
Consultazione 2006/125: Semplificazione della legge federale concernente l'imposta sul valore aggiunto · 314 pagine
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ripercuote sul valore aggiunto successivo, producendo un effetto a cascata: l’impresa colpita da un’esenzione impropria ripercuote la tassa occulta sul prezzo dei suoi prodotti, che fungono da fattore di input per le ulteriori fasi di produzione nella catena di creazione di valore aggiunto. La produzione rincara in maniera corrispondente nei settori a valle. La creazione di valore aggiunto nelle fasi a valle risulterà quindi imposta ripetutamente.
1.2.3.2 Inconvenienti economici dell’esenzione impropria
Un’esenzione impropria è all’origine dei seguenti svantaggi economici:
1. Distorsione delle decisioni di produzione: l’esenzione impropria di beni utilizzati come beni preliminari o come beni di investimento nel processo di produzione crea distorsioni nelle decisioni di produzione dell’impresa. L’esenzione impropria impedisce all’azienda il recupero dell’imposta precedente pagata su questi input di produzione, cosicché l’azienda è incentivata a sostituire i beni esclusi dall’imposta con altri beni.
La distorsione causata dall’esenzione impropria nella catena di valore aggiunto può ripercuotersi oltre il settore direttamente interessato. Un’esenzione impropria della produzione di acciaio si ripercuote non soltanto sulle decisioni di produzione del fabbricante di macchinari che utilizza i prodotti di acciaio come beni preliminari nella produzione, ma causa anche un aumento dei prezzi dei macchinari con conseguente aumento dei prezzi dei prodotti fabbricati con questi macchinari. Questa situazione pregiudica i beni e i metodi di produzione basati in larga misura sull’utilizzazione di input esclusi dall’imposta.
2. Stimolo alla produzione in proprio (integrazione verticale): a causa del cosiddetto effetto cascata l’esenzione impropria incita a evitare la tassa occulta tramite l’integrazione verticale. Ciò significa che il venditore di un bene escluso dall’imposta viene stimolato a produrre egli stesso i beni invece che ad acquistarli da terzi sul mercato versando imposte non deducibili. Per numerosi beni esclusi dall’imposta i ricavi scalari o i vantaggi di specializzazione nella produzione sono talmente considerevoli, che l’integrazione verticale difficilmente costituirà un’opzione. Sono quindi in particolare i beni prodotti tramite un’attività comparativamente non qualificata e con ricavi scalari ridotti che si prestano alla produzione in proprio. Per le banche – che offrono prestazioni finanziarie escluse dall’imposta – può quindi essere interessante, economicamente parlando, effettuare per esempio le prestazioni di servizi di sicurezza in proprio, piuttosto che acquistarle da contribuenti esterni e non aver diritto alla deduzione dell’imposta precedente.
Anche i consumatori finali sono incoraggiati ad evitare l’imposta sul consumo finale producendo in proprio, ossia sostituendosi alla produzione di mercato, come per esempio dipingendo i propri locali per evitare l’IVA sui valori di pittura o cucinando in proprio per evitare l’IVA sulle prestazioni di ristorazione.
Un trattamento fiscale uniforme della produzione in proprio non è evidente. Lo stimolo all’integrazione verticale implica che l’organizzazione della catena di valore aggiunto sia fondata su considerazioni fiscali piuttosto che su considerazioni economico imprenditoriali. Questa situazione è inefficiente e indesiderata. D’altra parte la produzione in proprio può costituire una reazione efficace alla distorsione originata dalla mancata restituzione dell’imposta precedente. La