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Consultazione 2010/14: Rapporto del Consiglio federale all'Assemblea federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 89 pagine

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RAPOLSIC: Progetto, 14 aprile 2010 Pagina 41

ze raccolte in occasione del disastroso terremoto che ha colpito Haiti mostrano che anche in futuro possono manifestarsi situazioni in cui è necessario prestare aiuto umanitario in zone in cui l’autorità dello Stato è fragile o addirittura assente. Su richiesta del DFAE o di un'organizzazione umanitaria internazionale, l'esercito deve essere in grado di proteggere i soccorritori, le installazioni o la distribuzione di beni di soccorso. Questi impieghi vengono affidati in primo luogo a elementi delle formazioni costituite da militari di professione. In questi casi deve essere in particolare chiarita la questione relativa allo statuto giuridico dell'elemento di protezione militare. Secondo un modello collaudato, la responsabilità globale dell'impiego e anche la responsabilità dell'impiego sul posto sono affidate ai rappresentanti dell'Aiuto umanitario della Confederazione o dell'organizzazione umanitaria internazionale designata.

5213 Promovimento della pace

Contesto

Gli impieghi militari per la risoluzione dei conflitti e la gestione delle crisi sono diventati più complessi. Mentre durante la Guerra fredda erano prioritari gli impieghi per la sorveglianza di trattati d’armistizio, oggi si tratta di stabilizzare a lungo termine le regioni di crisi. La situazione in materia di sicurezza sul posto è caratterizzata da belligeranti armati non statali. Il pericolo o il rischio di dover ricorrere all’uso delle armi per l’autoprotezione e l’adempimento del compito è pertanto più elevato rispetto al passato. Il controllo spesso molto blando esercitato dagli attori locali sui loro combattenti armati nonché la mescolanza di interessi politici, economici e criminali hanno come conseguenza che per la popolazione civile la situazione in materia di sicurezza rimane spesso precaria per lungo tempo. A ciò si aggiunge il fatto che frequentemente questi gruppi abusano degli emblemi di protezione internazionali (per es. Croce Rossa, Mezza Luna Rossa) e che i membri delle organizzazioni umanitarie e delle opere assistenziali sono sempre più spesso oggetto di aggressioni.

In considerazione di questa realtà, nell’ultimo decennio i metodi del promovimento della pace internazionale sono stati ulteriormente sviluppati. L’ONU e le organizzazioni da esso incaricate si sforzano di affrontare non soltanto i sintomi, ma anche le cause dei conflitti armati: le missioni di pace perseguono un approccio integrato che mira alla realizzazione o al ripristino di un ordinamento pacifico e delle istituzioni statali e nell’ambito del quale le misure militari costituiscono soltanto uno degli aspetti.27 In numerose situazioni di conflitto le forze militari sono tuttavia indispensabili per creare un contesto stabile e sicuro, il solo che rende possibile lo svolgimento di operazioni umanitarie. Tuttavia una vera soluzione ai conflitti armati non può mai essere ottenuta con soli mezzi militari. Le operazioni di pace militari sono coronate dal successo soltanto se gli organi di sicurezza locali hanno capacità tali per cui la ricostruzione o la realizzazione ex novo delle strutture statali, politiche, sociali ed economiche in un ex regione di crisi può avvenire senza la presenza permanente di truppe internazionali. In tal caso i militari delle forze internazionali sono spesso sempre ancora necessari come

27 Questo approccio integrato comprende il ripristino dello Stato di diritto, le riforme del settore della sicurezza (esercito, polizia, tribunali, disarmo e reintegrazione dei combattenti), il rafforzamento del rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale pubblico, i negoziati per trattati d’armistizio e di pace, l’eliminazione di mine, proiettili inesplosi, esplosivi, munizioni ed armi, l’organizzazione di elezioni nonché l’assistenza economica e umanitaria.