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Consultazione 2010/14: Rapporto del Consiglio federale all'Assemblea federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 89 pagine
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RAPOLSIC: Progetto, 14 aprile 2010 Pagina 44
Ulteriore sviluppo del promovimento militare della pace
La Svizzera, in quanto Stato integrato nelle reti internazionali e con una situazione economica favorevole, ha un forte interesse alla stabilità, in modo particolare per quanto riguarda l'Europa e la periferia del continente. Gli impieghi di promovimento militare della pace organizzati dalla comunità internazionale in quest’area, per esempio in Kosovo o Bosnia e Erzegovina, possono offrire un contributo diretto alla sicurezza del nostro Paese. Simili impieghi implicano un onere considerevole e vi è un’aspettativa generale che gli Stati partecipino in funzione delle loro capacità. Sulla base di considerazioni morali e di pragmatismo politico, la Svizzera non può permettersi di rimanere in disparte. Essa può però definire il genere, il luogo e il tempo del proprio impegno in modo tale che corrispondano in maniera ottimale alle proprie capacità nonché alle condizioni quadro in materia di politica estera e interna. Anche la tradizione umanitaria induce ad aiutare le vittime non soltanto durante e dopo un conflitto, ma a impegnarsi anche per arginare la violenza. Del resto, l’esercito trae benefici dall’impegno nell’ambito del promovimento militare della pace: oltre alla possibilità di operare un confronto con altre forze armate per quanto riguarda la qualità delle nostre prestazioni, le esperienze operative, soprattutto quelle dei quadri, rifluiscono nell’istruzione in Svizzera. Inoltre le nostre procedure e il nostro equipaggiamento possono essere verificati, adeguati e migliorati nell’impiego.
L’Esercito svizzero è particolarmente idoneo a svolgere determinati compiti nell’ambito del promovimento militare della pace: la neutralità della Svizzera, l’assenza di ambizioni politico-militari e la tradizione dei buoni uffici favoriscono l’accettazione dei militari svizzeri nelle regioni in conflitto e rafforzano l’interesse delle organizzazioni internazionali e degli Stati per una partecipazione dell’Esercito svizzero a operazioni di pace internazionali. Il sistema di milizia, caratterizzato dalla stretta connessione tra esercito e società civile, in Svizzera è una realtà sociale della quale i militari del nostro esercito beneficiano nei contatti con la popolazione civile nel Paese d’impiego. Soprattutto per quanto riguarda gli impieghi in Africa, da parte dell’ONU vi è inoltre una forte richiesta di ufficiali francofoni che possano lavorare anche in un contesto anglofono.
Le discussioni recenti mostrano che l’armamento di militari in impieghi di promovimento della pace nei dibattiti pubblici è spesso equiparato a un incremento della probabilità che i soldati svizzeri possano essere coinvolti in azioni di combattimento potenzialmente pregiudizievoli per la neutralità. Gli impieghi non armati sono più semplici da realizzare e più facili da sostenere di fronte al pubblico e al Parlamento. Nel contempo occorre tuttavia considerare che, per la protezione e la sicurezza, i contingenti non armati devono dipendere integralmente dallo Stato ospite o da contingenti di altri Stati. Di conseguenza, gli impieghi di contingenti svizzeri non armati possono avvenire per lo più soltanto in aree nelle quali le autorità locali controllano ampiamente la situazione sotto il profilo della sicurezza e sono pronte anche ad assumere la protezione di contingenti non armati. Laddove si presenta questa situazione, di regola tuttavia non vi è praticamente più alcun bisogno di truppe per il promovimento della pace. Oggi, per gli impieghi non armati entrano quindi di regola in considerazione soltanto impieghi di singole persone (per es. osservatori militari, operatori addetti allo sminamento) oppure impieghi dopo la fine dei conflitti (per es. riforma del settore della sicurezza); in questi casi, l’impiego non armato costituisce uno standard internazionale. Se vi è un aggravamento della minaccia, in simili casi l’impiego viene adeguato o sospeso fino al miglioramento della situazione.