Rapporto OESA
Consultazione 2010/38: Modifica dell'ordinanza sulle epizoozie (OFE) e dell'ordinanza concernente l'eliminazione dei sottoprodotti di origine animale (OESA) · 8 pagine
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chiarezza e facilità di comprensione (ASR, SwissHerdbook, Proviande, PSL, nonché UR). Taluni attribuiscono al progetto addirittura «migliore leggibilità e certezza giuridica», esprimendosi in alcuni casi energicamente per il mantenimento di «ordinanze svizzere così semplici» (Centravo, TMF).
Numerosi commenti e domande riguardano i sottoprodotti la cui eliminazione, e/o valorizzazione, pur essendo disciplinate dal quadro di condizioni definito dall’OESA rientrano anche nel campo d’applicazione di altri atti normativi. Ad esempio, i sottoprodotti di origine animale destinati all’alimentazione di animali devono soddisfare anche tutti requisiti posti dalla legislazione in materia di alimenti per animali. Materiale flottato, sedimenti, acque reflue, digestato e composto sono soggetti alle disposizioni del diritto in materia di agricoltura (e di fertilizzanti), del diritto ambientale (incl. la normativa in materia di protezione delle acque) o dell’ordinanza sulla riduzione dei rischi inerenti ai prodotti chimici, se l’OESA dopo una separazione o un trattamento corretto non prevede alcuna limitazione in merito alla loro ulteriore valorizzazione o eliminazione.
B1. Si deplora il divieto relativo all’alimentazione di animali con resti alimentari poiché
l’alimentazione degli animali viene considerata una modalità di valorizzazione dei materiali greggi intelligente e a basso rischio. Tuttavia a larga maggioranza si ritiene opportuno che la Svizzera eviti un approccio individuale a questa tematica. Singoli Cantoni come AR e SH ritengono che la prassi vigente sia razionale e affidabile, e che possa continuare ad essere giustificata anche nei confronti dell’UE. Bio-Suisse vorrebbe un’abrogazione «soggetta a controllo» di tutti i divieti relativi alla somministrazione di sottoprodotti di origine animale a non ruminanti. Migros e Coop chiedono una verifica del divieto; USC, CH-Beef e AgorA propongono che la Svizzera rinegozi questo aspetto con l’UE. Riguardo all’orientamento da seguire e alle scelte da compiere per allentare (nuovamente) il divieto di alimentazione con sottoprodotti di origine animale le opinioni sono varie. VSF si aspetta dall’UFAG e dall’UFV «un intervento proattivo a Bruxelles». Entrambe le unità amministrative dovrebbero valutare la questione relativa alle conseguenze di un allentamento del divieto di alimentare gli animali con proteine animali, in particolare per quanto attiene a logistica, controlli, analisi, normativa in materia di alimenti per animali, ecc. Altri auspicano, con minore concretezza, un impegno Svizzero in favore del ripristino della possibilità di alimentare gli animali con proteine animali (in alcuni casi si fa esplicito riferimento all'uso di resti alimentari) nell’UE e in Svizzera (Suisseporcs, UR, VD, Gastrosuisse, VMKB, ASNB, SKMV, Micarna). VD ritiene, con altri, che il divieto di alimentazione degli animali con farine animali costituisca uno spreco di risorse e sia all’origine di una riduzione della disponibilità proteica nell’alimentazione degli animali. Anche le organizzazioni di tutela dei consumatori (SKS, FRC, ACSI) lamentano il fatto che in futuro i resti alimentari non potranno più essere utilizzati come mangime per gli animali. Esse auspicano tuttavia che il divieto di somministrare farine animali agli animali venga mantenuto anche nel caso di un eventuale allentamento delle disposizioni UE, poiché in caso contrario la fiducia dei consumatori potrebbero essere indebolita. Gallo-CH chiede che dal 2011 gli scarti di pollame possano (nuovamente) essere utilizzati per l’alimentazione dei suini. Rappresentanti dell’«industria del biogas» (Biorender) sono «criticamente contrari» a riammettere l’impiego delle farine animali nell’alimentazione degli animali; inoltre «conformemente alla strategia svizzera in materia di uso della biomassa» l’esportazione di sottoprodotti di origine animale dovrebbe essere consentita soltanto nei casi in cui il bilancio energetico complessivo risulti positivo. VD rileva che sarebbero ancora da creare le infrastrutture necessarie per la futura fermentazione di tutti i resti alimentari (nella Svizzera romanda). USC, AgorA, CH-Porcs chiedono che siano mantenute le deroghe previste dalla legislazione sull’agricoltura per quanto attiene al numero massimo di animali nelle aziende che, finora, valorizzavano i resti alimentari.
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