Rapporto esplicativo
Consultazione 2013/53: Revisione totale della legge federale sugli esami genetici sull'essere umano (LEGU) · 119 pagine
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li secondo l’articolo 11 LEGU, poiché non riguardano caratteristiche dell’embrione o del feto rilevanti per la sua salute. La necessità di revisione risulta qui per i seguenti motivi:
Determinazione del fattore Rhesus
La determinazione del gruppo sanguigno e del fattore Rhesus della gestante fanno parte degli esami di routine durante la gravidanza. Questo serve tra l’altro a valutare il rischio di una possibile incompatibilità dei gruppi sanguigni tra madre e feto, soprattutto riguardo al fattore Rhesus D. Se una donna Rh negativa aspetta un bambino Rh positivo, il suo sistema immunitario produce già durante la gravidanza o al più tardi al momento del parto degli anticorpi contro il fattore RhD del nascituro. Ciò non rappresenta generalmente un problema durante la prima gravidanza, ma può comportare gravi conseguenze al feto nella seconda gravidanza con un bambino Rh positivo, perché gli anticorpi della madre attaccano le cellule fetali. Per questo motivo, alle donne Rh negative vengono somministrate preventivamente delle immunoglobuline contro il fattore Rh già durante la prima gravidanza o al più tardi alla nascita di un bambino Rh positivo. Questa procedura consente di catturare eventuali antigeni Rh fetali nel sangue della madre e impedire o minimizzare la produzione di anticorpi materni. La terapia diventa superflua se durante la gravidanza si sa già che l’embrione o il feto sono Rh negativi. Poiché il fattore Rh fetale può essere oggi determinato nel sangue materno, non è più necessario ricorrere a una diagnosi prenatale invasiva.
Determinazione della compatibilità tessutale
L’uso del sangue del cordone ombelicale rappresenta una particolare forma di trapianto di cellule staminali. Qui le cellule vengono prelevate dal cordone ombelicale subito dopo il parto e trapiantate in una persona malata. Poiché tra fratelli e sorelle vi è compatibilità tessutale in un quarto dei casi, il sangue ottenuto dal cordone ombelicale del neonato viene donato molto spesso a un fratello malato o a una sorella malata che ha bisogno di un trapianto di cellule staminali. L’uso del sangue del cordone ombelicale presenta il vantaggio che le cellule staminali possono essere prelevate senza alcun rischio per il bambino – a differenza del prelievo dal sangue periferico o dal midollo osseo. Prima del trapianto di sangue dal cordone ombelicale occorre verificare, come in ogni altra forma di trapianto, la compatibilità delle cellule (istocompatibilità). Dagli ambienti professionali è giunta la richiesta di abolire il divieto della determinazione prenatale della compatibilità tessutale, poiché per motivi medico-tecnici è opportuno conoscere già in stadio prenatale la compatibilità tessutale tra il nascituro e la persona beneficiaria (per lo più un fratello malato o una sorella malata). In caso di compatibilità è così possibile avviare tutti i preparativi affinché il trapianto del sangue da cordone ombelicale possa avvenire in condizioni ottimali subito dopo il parto. Ciò consente anche di cessare la ricerca di un donatore adeguato nel registro internazionale dei donatori.
1.2.5 Adeguamento delle definizioni
Nell’ambito dell’esecuzione della legge si è dovuto costatare che alcune definizioni della LEGU sono troppo restrittive, hanno provocato situazioni di incertezza giuridica o non corrispondono più all’attuale stato della scienza. La revisione della LEGU offre l’occasione per apportare le modifiche necessarie e colmare le lacune esistenti.