Rapporto sui risultati
Consultazione 2013/69: Modifica delle basi legali per l'ulteriore sviluppo dell'esercito · 82 pagine
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ci, ma che non vada garantito in maniera continua. È tuttavia del parere che l’esercito non debba fornire prestazioni gratuitamente e che sia necessario sviluppare un sistema di ripartizione dei costi per i Cantoni e per particolari tipi di manifestazioni (sportive o di altro genere).
L’ASNI, AWM e PL chiedono di ampliare il sistema di prontezza dell’esercito estendendolo dal compito di salvaguardia delle condizioni d’esistenza al compito di difesa. A loro avviso, mobilitare entro 72 ore soltanto 1500 militari circa è irresponsabile, oltre che ridicolo. Sottolineano infatti come, in questo modo, l’esercito possa chiamare in servizio un numero di persone inferiore a quello che potrebbe essere impiegato da tutti i corpi di pompieri della Svizzera, il che ha poco o nulla a che vedere con una «mobilitazione».
In linea di principio, PM accoglie favorevolmente l’aumento della prontezza. Osserva tuttavia l’assenza di riferimenti al sistema di prontezza per il caso di difesa. PM non esige una prontezza permanente per la difesa da un attacco militare su larga scala e ritiene pertanto che una qualche forma di potenziamento sia sempre necessaria. Si chiede tuttavia fino a che punto sia possibile ridurre le dimensioni di un esercito garantendo al contempo una capacità di difesa ancora credibile e consentendo un eventuale potenziamento. PM ritiene che, a complemento della competenza di difesa, sia indispensabile una prontezza alla difesa chiaramente definita e che il sistema di prontezza vada illustrato anche in relazione alla difesa.
L’ASSgtm constata con soddisfazione l’intenzione di colmare la lacuna di capacità rappresentata dalla «mobilitazione» e di ripristinare un sistema di prontezza. Presume inoltre che nel Concetto relativo agli stazionamenti verranno indicate le ubicazioni dei depositi per il materiale dei 109 battaglioni rimanenti.
Per la SSU, il nuovo concetto relativo alla prontezza è necessario per poter coprire le finestre temporali in cui non sono previsti servizi di perfezionamento della truppa. Consente infatti di mettere a disposizione in un lasso di tempo adeguato, nonché in quantità e qualità sufficienti, i mezzi necessari per un appoggio a favore delle autorità civili in una situazione particolare. La SSU ritiene che il possibile rischio legato all’attuazione del concetto sia quello di un’insufficiente disponibilità del materiale e delle infrastrutture necessarie, in quanto, a causa delle restrizioni finanziarie, potrebbe non essere garantita la disponibilità di ubicazioni, equipaggiamenti e sistemi sufficienti, moderni e funzionanti. A suo avviso, occorre pertanto esaminare la possibilità di differenziare il modello di prontezza in funzione di eventuali situazioni straordinarie (personale, materiale e finanze) e indicare un possibile ulteriore sviluppo che sostituisca la precedente mobilitazione dell’intero esercito. Le prestazioni dell’esercito dovrebbero inoltre essere armonizzate con quelle della protezione civile al fine di evitare doppioni.
La VSWW accoglie favorevolmente il previsto miglioramento del sistema di prontezza, ma ritiene che occorra rinunciare a una prontezza basata su battaglioni che, uno dopo l’altro, prestano corsi di ripetizione in una sequenza «a collana di perle». Per la VSWW, come strumento per esercizi sarebbe auspicabile un sistema di prontezza orientato all’impiego. A suo avviso, inoltre, al fine di garantire che l’aiuto dell’esercito venga richiesto soltanto nei casi in cui l’entità dei danni corrisponde almeno ai costi d’intervento, gli impieghi d’appoggio non devono più essere svolti gratuitamente.
L’ASA chiede un sistema di prontezza orientato anche all’allestimento della prontezza alla difesa.
Il CP ha difficoltà a credere alla teoria del «potenziamento», in quanto gli avvenimenti degli ultimi anni a livello mondiale evidenziano che la situazione geopolitica può cambiare molto più rapidamente di quanto i servizi informazioni possano prevedere.
La GGstOf ritiene che non si debba parlare di reintroduzione di un sistema di mobilitazione e raccomanda di scegliere invece un termine con meno connotazioni storiche che non susciti false aspettative in merito al numero di militari chiamati in servizio.
Il GG chiede un «esercito di milizia» in grado di essere mobilitato entro 48 ore.
Il FFD e 93 singole persone considerano ridicolo «mobilitare» entro 72 ore soltanto 1500 militari, ossia un numero di persone inferiore a quello che potrebbe essere chiamato in servi-