Rapporto sui risultati
Consultazione 2014/77: 10.538 Iv.pa. Legge federale sugli ostacoli tecnici al commercio. Escludere le derrate alimentari dal campo d'applicazione del principio «Cassis de Dijon» · 18 pagine
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piccolo e fortemente dipendente dagli scambi internazionali. Ne soffrirebbe per esempio la competitività dell’economia svizzera di esportazione: l’industria di esportazione vincolata al territorio, obbligata a operare secondo gli elevati costi di produzione svizzeri, non è infatti in grado di competere sui mercati internazionali. Le organizzazioni mantello Wirtschaft Graubünden e hotelleriesuisse rimandano a tal proposito alle affermazioni dell’OMC secondo cui la Svizzera è fortemente isolata a causa di ostacoli tariffali e non tariffali al commercio. Secondo CCiG e VSUD, a causa dell’isolamento del mercato si finirebbe per produrre due diverse serie dello stesso prodotto con l’inevitabile conseguenza dei costi supplementari o della scomparsa dal mercato svizzero di merci prodotte in quantità troppo modeste. In questo contesto Coop conferma che la procedura di autorizzazione secondo il principio «Cassis de Dijon» risulta molto meno complessa e dispendiosa rispetto al fatto di dover adattare per il mercato svizzero l’imballaggio di una determinata derrata alimentare. Secondo Coop, economiesuisse, IHK St. Gallen und Appenzell, Markant Syntrade, Migros, Manor e VSUD l’isolamento ‒ unito in particolare alla persistente forza del franco ‒ incrementa inoltre il fenomeno del «turismo della spesa all’estero». Già oggi gli Svizzeri fanno acquisti all’estero per 10 miliardi di franchi all’anno, di cui 2,3 (stima Coop) nel settore delle derrate alimentari. Per scienceindustries, Spar, Swiss Retail Federation, TopCC, Turm, Valora e Volg questo prova che i consumatori svizzeri ritengono i prodotti esteri sicuri e di qualità e per VSIG è un segnale che sono meno disposti ad accettare i prezzi più elevati praticati in Svizzera. Detto ciò, sarebbe proprio «grottesco» voler escludere in maniera generale le derrate alimentari dal principio «Cassis de Dijon». Secondo Swiss Retail Federation, inoltre, fare acquisti all’estero graverebbe inutilmente sull’ambiente: ogni anno si percorrono infatti circa 450 milioni di chilometri a questo scopo, ciò che equivale a oltre 70 000 tonnellate di emissioni di CO2. Il trasferimento di questo potere d’acquisto all’estero – così IG DHS, Markant Syntrade, Migros, Manor, Spar, TopCC, Turm, Valora e Volg – metterebbe inoltre in pericolo posti di lavoro nel settore del commercio svizzero al dettaglio.
Secondo i contrari, ai consumatori, in quanto persone adulte e responsabili, deve essere lasciata la possibilità di scegliere quali prodotti acquistare. I consumatori sono senz’altro in grado di distinguere i diversi prodotti in base alla loro qualità. In questo contesto fanno notare, per esempio, che le diverse percentuali di grasso non sono una caratteristica qualitativa, ma servono a differenziare i prodotti. COMCO, IHK St. Gallen und Appenzell, SPR, scienceindustries, USAM e Veledes non riescono perciò a capire come il principio «Cassis de Dijon» eluda la strategia di qualità dell’agricoltura quando, secondo loro, funge piuttosto da stimolo per migliorarla. ZHK rammenta che l’apertura del mercato del vino e dei formaggi ha avuto come conseguenza un aumento della qualità dei prodotti svizzeri e quindi un rafforzamento dei produttori locali. Inoltre, secondo economiesuisse, Swiss Retail Federation e ZHK, è nell’interesse dei consumatori disporre di un’ampia offerta. La scomparsa di prodotti a prezzi inferiori dagli scaffali dei dettaglianti, invece, finirebbe per colpire le persone a basso reddito e le famiglie e una scelta ristretta spingerebbe la clientela a fare acquisti oltre conf ine.
Che il principio «Cassis de Dijon» non abbia avuto il successo sperato, per la maggioranza delle organizzazioni e gruppi d’interesse contrari al progetto non rappresenta un motivo per sostenere il progetto. Secondo loro il periodo di osservazione è stato troppo breve per poter valutare correttamente il principio e legiferare di conseguenza. Inoltre, la rilevazione dei prezzi effettuata al fine di valutare le ripercussioni del principio «Cassis de Dijon» si sarebbe svolta in un momento in cui il franco svizzero si era considerevolmente apprezzato rispetto all’euro: un ulteriore motivo per cui risulta difficile determinare l’impatto del principio. Un’altra ragione per cui il principio «Cassis de Dijon» non ha avuto il successo sperato – così COMCO, economiesuisse, SPR, Swiss Retail Federation e VSIG – risiede nel fatto che non si riesce ancora a sfruttare appieno il suo potenziale; il suo campo d’applicazione presenterebbe infatti parecchie lacune a causa delle numerose eccezioni esistenti. Escludere le derrate alimentari dal principio «Cassis de Dijon» lo rimetterebbe completamente in causa, dato che proprio in questo settore ha stimolato la concorrenza. I costi e la complessità della procedura di autorizzazione completerebbero poi l’opera: si finirebbe per non fare quasi più capo al principio. I contrari al progetto difendono la loro posizione affermando che l’impatto positivo del principio «Cassis de Dijon» non va sottovalutato, poiché già soltanto la possibilità di